Tempi diversi

lavoro, lavoro, lavoro…

Una cosa è scrivere, una cosa è vivere. Mi sono reso conto che la contemporaneità delle due cose è spesso difficile da mantenere .
In questi giorni dove non ho postato quasi niente, dove il mio blog è rimasto vuoto, dove non ho inviato filmati né ho postato foto su Instagram, ho vissuto. Non sempre le cose belle, spesso problemi familiari, lavorativi, e tante cose da affrontare… Immagino questa non possa essere considerata una regola, ma a me è capitato così.
Se lavoro, se ho delle cose da affrontare è difficile che riesca anche a scriverne subito: bisogna digerirle le cose e metabolizzarle.
Poi magari più avanti sarò capace di farlo, per ora ne sono molto lontano .
Parentesi: queste prime righe originariamente non le ho scritte ma dettate su una app dello smartphone… Ho dovuto tradurne il significato perchè quello che era scritto rispetto a quello che avevo dettato era leggermente differente… Un giorno o l’altro scriverò su due colonne: da un lato quello che avrò dettato e dall’altro quello che l’app avrà scritto, così vi farete due risate…
Tornando all’argomento principale di questo post, la bravura di chi vuole scrivere è proprio quella di escludere le emozioni che non riguardano lo scritto e concentrarsi sugli argomenti che si vogliono sviluppare. Facile a dirsi. Farlo è un’altra storia. Sopratutto quando un post di questo genere nasce tra le pieghe dei pensieri, e in mezzo s’intrufolano le emozioni, che spostano gli argomenti da un tema all’altro, non facendo concludere né uno, nè l’altro.
Un post di questo genere si sviluppa seguendo un idea che emerge mentre la stai scrivendo e se le emozioni ti hackerano il filo conduttore tutto si sposta altrove e il post s’incasina…
Forse per fare questo lavoro non bisogna essere multitasking, ma con un solo , rigido, unico, monolitico filo conduttore…
E io che sono cresciuto con “Jeux sans Frontières” a overdosi di Fil Rouge…

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