Tutti gli articoli di Giancarlo

Milanese di origini Tosco-Emiliane, Regista Televisivo ex Radiofonico, Copy e Grafico nonché felice padre di famiglia.

SABATO, DOV’E’ LA DIFFERENZA?

Ci vuole tempo

Non pensavo di arrivare mai a farmi questa domanda… Quando lavoravo c’era sempre una precisa identità in ogni giorno e aldilà di quale fosse della settimana: c’era il giorno del basket, quello delle rubriche del calcio, dell’Nba, delle riunioni più o meno utili (o inutili…), del lavoro in studio o in esterna e, ultimamente, quello in remoto…
Poi è arrivata la pensione, momento atteso da chiunque stia lavorando e l’effetto più evidente è stato questo: una piallata ai contenuti diversificati e diversificanti della propria vita, con una sottolineatura invece di tutto quello che è abitudine .
Certo, vedo molti ex colleghi che si trovano bene a fare una vita completamente differente, anche perchè se la sono organizzata e quindi non la trovano noiosa. In realtà neanche io mi trovo male, però un pò spersonalizzato si. Quando hai vissuto più di quarant’anni in contatto con tantissime persone e facendo altrettante attività, il passare a dovertele scegliere o cercarle è straniante.
Ma non mi preoccupo: fra poco (spero) farò l’umarell in casa mia, quando cominceranno i lavori e avrò il mio da fare (o daffare?)… Intanto mi faccio i miei 6-7 km al giorno a spasso con Mou e Sky il più delle volte nel vicino Parco di Monza, un giorno si e l’altro no a trovare mia suocera in Rsa, un pò strimpello la mia tastiera cercando di imparare Bohemian Rhapsody (discretamente complicata su diversi accordi) e, ultima ora, sto facendo un corso on line di tattoo. Non voglio imitare mio cugino GianMaurizio, che è e resta il primo tatuatore italiano, ma semplicemente imparare una cosa che mi ha sempre incuriosito: applicare la mia capacità di disegnare in un nuovo contesto.
Inoltre, quando arriverà il bel tempo ho una sacca da golf che mi aspetta, insieme a delle lezioni che riportino a galla quello che sapevo fare cinquant’anni fa e che smisi in occasione del dissesto economico di quel periodo.
Dite che in realtà faccio già tante cose? Beh si, diciamo che non mi sono ancora organizzato: ancora adesso, guardando una partita di basket, oltre a tifare mi domando sempre come l’avrei fatta io e cosa avrei fatto vedere.
Insomma, sto cercando di staccarmi dal mio passato ma ancora non ci riesco del tutto: il guaio è che facevo un lavoro che mi divertiva e quindi l’averlo smesso mi fa divertire di meno.
Mi metterò d’impegno!

GRANDE COCOMERO AIUTAMI TU…

Halloween

Nell’originale di Linus (il fumetto non il direttore di DeeJay) è “Great Pumpkin” cioè grande zucca. Solo che suonava male in italiano e l’allora direttore di Linus (periodico in questo caso…) Oreste Del Buono, o chi per lui, cambiò in Grande Cocomero. La storia della notte di Halloween con dolcetti e scherzetti oramai è entrata nella tradizione anche da noi.
Perchè questo titolo e qual’è il motivo? Non è bello anche se vorrei che lo fosse: diciamo che la fine di Ottobre concentra momenti tristi per me e la mia famiglia. Nel 1978 in questi giorni se ne va mio papà a sessantacinque anni e quarantadue anni dopo lo fa mio fratello grazie al maledetto Covid. Mi è difficile cogliere il momento allegro anche se Halloween divide le sue origini dalla Chiesa Primitiva a Riti Celtici, entrambi legati al culto dei morti e dei martiri del periodo romano, quindi di allegro vedo poco…
Facciamocene una ragione e cerchiamo, tramite il ricordo, di tenere vicini i miei cari così come penso tutti faranno con i loro. Vediamo di ricordarli con il sorriso: per mio papà non faccio fatica, la capacità di far ridere era una delle sue peculiarità. Mio fratello aveva preso anche lui questa caratteristica anche se in modo più sereno e dolce. Io faccio il possibile per continuare la tradizione : ho detto stupidate al microfono dal ’76 in poi per proseguirle poi negli intercom delle regie dove, durante trasmissioni a volte poco divertenti, cercavo di tenere alto il morale dei vari operatori e tecnici all’ascolto…

DIRE, FARE, BACIARE, LETTERA…

Ca’Mari

Poteva essere anche un altro titolo e non sarebbe cambiato molto: ultimamente è il passaggio tra il primo verbo e il secondo la vera difficoltà… Non parliamo poi del terzo che non rientra più nell’utilizzo comune. Sulla lettera magari , in momenti come questo, qualcosa si palesa mentre l’ultimo (non citato per scaramanzia) , meglio non pensarlo neanche, grazie…
La vera difficoltà è l’effettuare le cose: finché l’intenzione balena tra un neurone e l’altro, si può mettere in pratica. L’importante è farlo subito, perchè non so se sia la testa che comincia a prendersi i suoi tempi per poi dimenticarsene o se c’è qualche piano che preferisce non mettere in pratica le cose.
Esempio: compri qualcosa che pensi ti possa servire per provare a fare qualcosa, imparare qualcosa, mettere in pratica sempre questo maledetto qualcosa. Questo arriva e finisce in un cassetto insieme al qualcosa che volevi fare. Forse la cosa da fare è lasciare lo o gli oggetti in questione a vista, in modo da far riemergere il desiderio ( o il motivo) della presenza di questa nuova cosa…
Ma questo si innesca anche senza presenza di oggetti di richiamo, basta l’intenzione. Addirittura queste note diventano oggetti difficoltosi da mettere per iscritto, vieni distratto da altre cose, persone e/o animali e immediatamente si nascondono dietro qualche angolo della mente, che in quanto tale… è bugiarda.
Si, lo so, è una battutaccia (mente, bugia ecc…) ma ogni tanto piovono anche queste : nel frattempo sto cercando d’importare una buona fetta delle foto fatte a Formentera, prima che il simpatico Covid, dopo tre anni di slalom riuscito, mi prendesse sul viaggio di ritorno in un aereo super affollato…

CELO, MANCA…

Questo è un caso di quelli che si ripropongono spesso e la sintesi popolare con il “hai fame e non hai i denti oppure hai i denti e non hai fame” ci prende in pieno. Si parla di lavoro e di pensione a sostituire rispettivamente “denti” e “fame”. Molti miei ex colleghi non vedono l’ora di poter andare in pensione, mentre io che in pensione ci sono da un annetto vorrei tornare a fare il mio lavoro. Certo, avevo la grande fortuna di fare un lavoro che neanche si avvicinava al tirare la lima o stare tutto il giorno a fare la stessa cosa. Il regista televisivo, anche se preceduto da anni di gavetta, è forse faticoso e impegnativo mentalmente e per gli orari che variano continuamente. L’unico mal di schiena spesso è provocato dall’aria condizionata tarata per il benessere delle macchine e non per quello di chi ci lavora: di qui la tradizionale sciarpa o foulard che non solo nell’immaginario copre il collo del regista.
Rischi? Ce ne sono, ce ne sono… Dall’inciampare sulle scale degli stadi o dei palasport per verificare telecamere e postazioni alle scalette metalliche dei camion regia che quando piove diventano viscide come il sapone. Rischi estremi si hanno quando ti capitano services scrausi, dove un capotecnico per modo di dire sbaglia le connessioni e mette una fase della corrente al posto della messa terra rischiando di fulminare tutti quelli che stavano sul mezzo regia ( a qualcuno è capitato…). Rischi più sottili ma fastidiosi per l’anima invece ci sono quando viene convocato all’interno della troupe un operatore “dell’ultima ora” che ti fa disperare al punto di tirare fuori il peggio delle mie origini toscane e non solo…
Però rimane un lavoro meraviglioso e per quanto sia riposante la pensione, la varietà delle occupazioni che ti da il fare e disfare è molto meglio:
Attenzione: poi la pensione non è che ti esclude i problemi… Lo fa con quelli del lavoro ma tutti gli altri restano e spesso più complicati dal non avere più il supporto che ti viene dato da qualsiasi azienda. Insomma la vera soluzione sarebbe quella di vivere una pensione diciamo di una dozzina d’anni appena finita la scuola… e poi si lavora finché ce n’è…

Giornata Mondiale del Cane

Dagli ultimi undici anni, la vivo quotidianamente… Ogni singolo giorno mi rendo conto di quanto siano importanti. E ogni giorno per me è la giornata mondiale del cane. So di non scrivere niente di nuovo, ma per fortuna che è cosÌ: vuole dire che è condivisa da milioni ( spero miliardi…) di persone. Ogni singolo giorno, nonostante i nostri sbalzi d’umore, ci stanno vicino, dandoci dosi d’affetto inimmaginabili. Ne hanno scritto poeti, scrittori, musicisti e noi persone comuni… Che per loro comuni non siamo, siamo speciali, siamo i loro amici … Più scrivo e più mi rendo conto di dire cose giá scritte e questa è la conferma di quanto siano universali e da quanto tempo ci stiano vicino. La foto che avrei voluto abbinare a questo post non è quella che vedete, anche se anche lei racconta molto. Avrei voluto pubblicare quella di una tomba che si trova nel Cimitero Monumentale di Milano, sul primo viale centrale dopo aver oltrepassato il Famedio. È molto semplice: raffigura una persona sdraiata ( il defunto) con ai suoi piedi il suo cane. La prossima volta, quando andrò a trovare i miei cari che riposano lì, la fotograferò e la pubblicherò. Dice tutto sull’amore tra uomo e cane, non c’è bisogno d’altro.

E lezioni anti ci patè

Nonsense: potrebbe essere il sottotitolo generico dei miei post e di questo in particolare. Quando sproloquiavo in radio era la matrice delle mie trasmissioni: il GianParlo era già il classico nome omen. Il passare di palo in frasca era la regola, e raramente il nesso tra un argomento e l’altro era da ricercare tra le sinapsi sparse in giro… Adesso che la pensione ha preso il sopravvento, la tentazione di rimettermi, come dicono in Toscana, “a chiacchiera” è veramente forte. Solo che le radio sono cambiate , alcune in meglio, altre molto meno: quelle nazionali sono fatte con lo stampino e quelle a scartamento più ridotto non hanno più le voci buone e scimmiottano quelle “ricche”. Oltre al fatto che un animatore Over 60 potrebbe generare sospetti e dubbi… Eppure un’autonomia di un paio d’orette dovrei essere in grado di reggerle, anche perchè le scalette offline oggi prevedono mediamente : intervento live 50″, musica 3’30”, station break 10″, cluster spot 1’30”, station break 10″,musica 3’30” … Con questa cadenza forse reggo ancora tre ore!
Se pensate che faccio parte di quella generazione che prendeva la mazzetta di quotidiani e da lì tirava fuori gli argomenti… Adesso col web , un braccio legato dietro la schiena è meno difficile. Non voglio fare il fenomeno, mi divertivo tanto allora e mi divertirei ancora adesso a intrattenere gli ascoltatori,

METTI LA CERA, TOGLI LA CERA

No, non è un estratto da “Karate Kid”, ma dal mio porta penne sulla scrivania. Non mi ricordavo più che certe penne, per evitare che si secchino prima di cominciare ad usarle hanno sulla punta una sorta di cera… Io stavo per buttarne via quattro quando all’ultima mi è venuto il dubbio che forse c’era qualcosa da togliere. Ora fanno ancora bella figura nel porta penne e si seccheranno anche grazie alla temperatura che da un paio di mesi sta massacrandoci tutti …
Se vogliamo questa può essere una buona filosofia per affrontare diverse situazioni: non buttiamo via subito la cosa che sembra non funzionare, osserviamola bene, cerchiamo di capire perchè non funziona. Certo ci sono anche le cose che non vanno ma sono molte di meno di quello che si pensa.
Magari se si compra spesso da qualche sito di e-commerce cinese diciamo che può essere più frequente ma neanche questa è una regola. Io ero un assiduo frequentatore di alcuni di questi siti e molti degli oggetti (spesso inutili ma curiosi) comprati, dopo un primo tentativo fallito di funzionamento, dovuto anche dalle istruzioni scritte in formica-font, poco leggibili da un miope-presbite come me, sono riuscito poi a farli funzionare. Il fatto che siano durati poco non è dovuto al mancato funzionamento ma al fatto che non mi servivano… Ma questo è un’altra storia.
Inoltre le biro dal quale è partito il discorso provenivano da un normalissimo supermercato (anche se il made in China era comunque presente), quindi si può andare avanti.
Quello che voglio dire che spesso ci fermiamo ad un primo sguardo e valutiamo da quello: un po come il famoso giudizio a pelle che si dal primo incontro con qualcuno. In questo caso è ancora più difficile scrollarselo di dosso, però bisognerebbe anche lì farlo.
Non è buonismo, è sopravvivenza… Perchè se magari sbagliamo valutando male una brava persona e in questo caso forse ci perdiamo qualcosa, sicuramente arriva la fregatura se valutiamo positivamente qualcuno che poi si rivela una sòla…
Metti la cera e togli la cera…

Voce del verbo zanzare

Inteso in milanese o lombardo, potrebbe significare “rubare”, ma nel mio caso intendo proprio quel piccolo insetto utile solo a creare prurito e certe volte a passare malattie non certo piacevoli. Perchè questo tema? Perchè ne sono vittima. perchè se assisto ad un concerto insieme ad altri 100.000 la prima puntura la prendo io! Mi presento: sono il miglior radiofaro per zanzare del lombardo-veneto. Vi lascio immaginare durante le quotidiane passeggiate con i miei cani al parco quale sia l’esito finale. Tutto il prurito minuto per minuto o l’uomo cottola…
Tema leggero oggi? Chiamatelo leggero… Intanto pensate al bene che faccio al resto del mondo attirandole su di me… Potremmo stabilire delle tariffe: per esempio se avete in programma una serata con amici in giardino e non volete attaccare quegli antipatici friggizanzare che continuano a sfrigolare per ogni vittima, mi invitate e risolvete il problema alla radice.
Ma nel frattempo tra una puntura e l’altra come va questa tarda primavera (con temperature più che estive)? Sudatamente bene, tra una rimpatriata e l’altra. Già con quelle scolastiche ho vanificato una buona parte della dieta di questi mesi. Poi cominceremo con quelle ex lavorative e faremo ulteriori danni. A proposito: di danni in quel senso né abbiamo già fatti con quella settimana all’Isola D’Elba dove abbiamo battezzato i migliori ristoranti segnalatici da mia figlia e genero. Il bello è che nonostante l’hotel in versione B&B dove speravamo di scampare i super buffet degli all inclusive, abbiamo fatto danni altrove. Anzi, abbiamo fatto molti più danni, senza dubbio. Ora , in versione casalinga e sudata, speriamo di ricuperare il malmesso… ma ve lo saprò dire tra un pò.

UN GIORNO SARA’ VERO?

… va bene sostituire il posto, ma il concetto rimane!

Potrebbe bastare la fotografia per raccontare questo post… Ma siccome sono un grafomane logorroico ci piazzo anche qualche centinaio di parole appresso. Trent’anni fa per l’ultima volta facevo vacanza. in quel dell’Isola d’Elba, mia alma mater. Prima ancora, da quando bimbo di pochissimi anni venivo portato dai nonni e poi da mamma e papà in quel di Portoferraio e dintorni. Successivamente terra di prime conquiste sentimentali e non, adolescente campeggiatore e poi da campeggiatore fidanzato. Da giovane padre, dicevo, l’ultima volta ancora in tempi di lira. Lo ricordo per il conto esorbitante dell’Hotel che fece pagare una bimba di un anno e spiccioli come un adulto. In privato sono disponibile a dirvi il nome dell’Hotel in modo da evitarlo… Qui potremmo uscire dal seminato argomentando sul turismo all’italiana dove nella maggioranza dei posti i bambini non hanno trattamenti di favore ma non vuole essere il tema del post… Ne scriveremo magari in un altro momento. Com’era prevedibile in trent’anni di cambiamenti ce ne sono stati, nel bene e nel meno bene. La bellezza dei luoghi fortunatamente è rimasta e in primavera avanzata è ulteriormente messa in risalto da una natura quasi lussureggiante: pini marittimi, lecci, sugheri, ginestre in fiore, fiordalisi, gelsomini, fichi d’india e via ombreggiando e profumando. In compenso l’uomo è riuscito a far danno anche se non in tutti i posti. Per esempio Porto Azzurro è diventata un gioiellino, migliorata molto pur mantenendo la sua immagine simile al passato. Cosa che non son riusciti a fare purtroppo a Capoliveri, che era il posto degli artisti e dove era divertentissimo far notte nelle taverne nei dintorni della piazzetta. Ora la piazza è tappezzata di dehors di baretti, il disordine e la sporcizia sui tetti e su molte strade è quasi la regola ed è diventato il punto di partenza delle tante cale e spiaggette che circondano il paese. Peccato. I panorami rimangono meravigliosi, le strade in continuo rifacimento ma divertentissime per chi ama la guida sia delle auto che delle moto. Poi ci sono i coraggiosissimi cicloturisti che alternano salite massacranti a discese dove i freni devono essere ben regolati! A questi ultimi si sono aggiunti i nordic walkers, i camminatori bacchettedotati che incuranti delle temperature, si fanno chilometri e chilometri in giro per l’isola. Poi il cibo che è in grado di soddisfare tutti i palati… insomma: i motivi per condividere la scritta sulla foto di testa direi che ci sono…

Bye

Piano, pianissimo… anzi immobile

Che sia un miglioramento? Un post a meno di un mese dal precedente? Che sia un’esagerazione? Saranno le condizioni meteo, dopo più di tre mesi di siccità evidentemente non solo meteorologica ma anche verbale ( o verbosa?)…
Di cose da dire, se vogliamo ce ne sono. Unica cosa , bisogna fare attenzione a toccare gli argomenti nel modo giusto, visto che il web è pieno di permalosi e l’offesa è lì dietro l’angolo…
Un argomento che sto vivendo in pieno è quello delle decisioni da prendere, che, non sembra, ma da pensionato si affollano più di quando non lo ero. Prima avevo delle cose da fare, sapevo il quando e il come, il perchè era lo stipendio, il dove cambiava di volta in volta.
Adesso posso scegliere: mettermi a suonare il pianoforte, giocare a golf, distruggere i mobili e portarli in discarica in attesa del nuovo progetto dell’architetto, scrivere questi blog, indossare l’Oculus e farmi un giro nel Metaverso oltre che fare qualche chilometro nel mondo reale a piedi insieme a Mou e Sky i miei due quattrozampe…
Di scelte ce ne sono da prendere: poi c’è dietro l’angolo, maledetta, la pigrizia che ti dice “Dai dopo. Fatti un riposino prima, tempo ce n’è. Che fretta hai… ” Così posticipi le attività e le giornate passano. Appena andato in pensione, credevo ancora alle promesse e pensavo che avrei fatto ancora qualche lavoro nell’ambiente che conosco meglio: la tv e il basket.
Dopo qualche mese, ho accantonato queste ultime, visto che in entrambe ci sono dei discreti paletti, forse anche giustificati dal fatto che come tutti i pensionati sono miliardario e non è giusto che oltre ai soldoni che mamma INPS elargisce me ne arrivino altri… E con questo mi sono giocato gli amici ancora in attività. Scherzo, in realtà aspetto ancora… e ho una sacca con legni e ferri che aspetta, un armadio con un cassettone e un tavolo da fare a pezzi, tanti tasti bianchi e neri che mi guardano e una partita su Oculus che ho interrotto per scrivere queste note.