Tutti gli articoli di Giancarlo

Milanese di origini Tosco-Emiliane, Regista Televisivo ex Radiofonico, Copy e Grafico nonché felice padre di famiglia.

ALTRA MUSICA

Sky che si nasconde accuratamente….

Come al solito, quando mi rimetto alla tastiera, lo faccio con un sottofondo musicale di qualche genere, nella maggioranza dei casi con musica da “Boomer” : in questo momento è Annie Lennox ma il sistema di ricerca è quello random, quindi può capitare che subito dopo ci sia un pezzo prog o becero pop… Che poi becero non è sempre, perchè queste playlist sono mie, quindi i miei gusti magari sono un pò datati ma sempre miei sono… Mi sono ripreso un poco ( se ci si può riprendere da una perdita come quella capitata alla mia famiglia), e un pò come terapia e un poco come voglia di riguardarmi in giro ricomincio a scrivere, sperando che qualche amico sia rimasto tra i blogfriends. La giornata è bella, anche se come tutte quelle di questa maledetta pandemia, è uguale a se stessa e tutte quelle che la hanno preceduta. La novità è questa cagnolina che stiamo cercando di affiancare a Mou, vissuta per tre anni in una gabbia di un canile lager del meridione e quindi particolarmente spaventata da tutto e da tutti, cani a parte per fortuna… E’ particolarmente bello vedere i progressi, poco alla volta: la fiducia che pian pianino riemerge, tra uno spavento e l’altro. Gli sguardi che cominciano a cercarti perchè capisce che qui ci sono amici e può trovare aiuto. Lei cerca affetto e noi cerchiamo lei, e da lei abbiamo bisogno anche noi di supporto…
Da sempre il rapporto uomo/cane è sempre stato di mutuo aiuto: dalla preistoria sino ad oggi loro ci hanno dato tutto quello che potevano darci e chiedendo in cambio veramente poco, e molti uomini non hanno dato loro neanche quel poco.

IL GIORNO DELLA MARMOTTA

Ricomincio da capo - Recensione - LaScimmiaPensa.com
Groundhog Day…

Questo era il titolo originale del film , e se c’è anche un solo lettore che non ha mai visto il film, lo racconto in breve : è la storia di un giornalista che inviato in una sperduta località americana si trova a ripetere infinite volte lo stesso giorno con tutte le variabili e gags del caso…
Ecco: io, in questo periodo mi sento così. O meglio: vivo le mie giornate così. Non Ho la radiosveglia che si accende su “I Got You, Babe” di Sonny & Cher ma la sveglia di mia moglie che lei spegne per riaddormentarsi ma che in compenso desta il sottoscritto.
La colazione, sempre uguale, a causa di una dieta e di medicine da assumere durante la stessa: the con due fette due biscottate integrali con marmellata bio, una spremuta composta da due arance e un limone bevuta insieme ad una banana e per finire, una bottiglietta di yogurt liquido insieme ad un pastiglione da assumere a stomaco pieno.
Poi dieci minuti che diventano spesso venti, sdraiato sul divano a cazzeggiare su internet e dintorni prima di lavarmi, vestirmi e vestire Mou, il mio cane e portarlo fuori. Qui, si apre una parentesi d’imprevedibilità: il luogo scelto per il giretto, la durata, l’umore in base agli incontri con gli altri cani ( se amici oppure no…) elettorale eventuali commissioni che vengono quasi sempre rese impossibili dal itinerario scelto. Poi l’auto, la tangenziale, per fortuna il poco traffico dato l’orario, l’ingresso in sede con il controllo della temperatura e la distribuzione della FFP2 obbligatoria all’interno del palazzo. Il lavoro, quando c’è, vista la diminuzione dello stesso causa pandemia e, come da indicazioni, appena finito, si esce e si torna a casa. Altra vestizione, altro giretto con le stesse caratteristiche di quello mattiniero a parte la durata, normalmente inferiore e poi spazio libero per annunci. Se c’è ancora energia si fa qualcosa sennò , modello Andy Capp, il divano è li che aspetta… Poi un eventuale partita in tv (Basket o Calcio che sia) e con risveglio per andare a dormire (?). Nel senso che uno si sveglia dal divano per trasferirsi nel proprio letto. Sonno, sogni e poi … Sveglia di mia moglie che lei spegne per riaddormentarsi me che in compenso….
(-Continua)

RACCOGLIAMO I PEZZI

Ugo e Martina

Lo devo e lo voglio fare… Anche perchè mio fratello scriveva molto bene e non voglio che questa cosa si perda. Il covid me l’ha portato via ma la sua memoria, le cose che ha fatto, le cose che mi ha detto, tutto quello che nonostante la differenza di età abbiamo fatto insieme devono essere portate avanti, con me. Insieme a me. Ho una foto meravigliosa su questa scrivania : lui che tiene in braccio mia figlia ancora piccina e che racconta una delle caratteristiche di mio fratello, la capacità di amare che spesso nascondeva con un’ironia protettiva. Uno schermo che quando ci mettevamo a ricordare il nostro passato e le nostre cose, cadeva e gli anni di differenza si comprimevano fino ad annullarsi.
Proprio adesso che anch’io mi avvicino alla pensione, a quel periodo che ti dovrebbe consentire di rimettere insieme molti pezzi di vita lasciati per strada, sono costretto a vivere di ricordi perchè lui non c’è più. Anche se sono convinto che in qualche modo c’è ancora, insieme a tutti i miei cari. Raccogliere i pezzi, in questo periodo in cui siamo costretti ad evitarci anziché star vicini, diventa una regola, perché questa maledizione visualizzata come un marzianino verde con le ventose può anche farci molto male , ma non può toglierci la capacità di ricordare. Il calore di un pensiero dolce e affettuoso . I medici gli infermieri che hanno curato Gianugo lo ricordano come una delle persone più gentili e disponibili anche nella malattia e questa deve essere la base da dove ripartire.
Ciao fratellone.

SBLOCKDOWN

Forment-air

Ovvero, come riprendere a scrivere sul proprio blog dopo (e durante, purtroppo) una pandemia, una sindrome ansiosa e blocco dello scrittore…
Non è semplice. Perché anche le idee sembrano essere filtrate da una mascherina. Non passano i drop del virus ma neanche le idee da raccontare. Però nel frattempo di cose ne sono capitate: dal uscire poco alla volta da un ipocondria al quadrato generata dall’ansia per poi prendere il coraggio a quattro mani ( le mie e di mia moglie) ed andare in vacanza per una settimana a Formentera, Spagna….
Di questi tempi, dite, la Spagna non è il massimo? Vero, ma l’isola cantata dai King Crimson e dalla cultura Hippy, di fine settembre è già discretamente spopolata in situazioni normali, figuriamoci ora .
Tralascio l’uscita, ancora in corso, dalla sindrome ansiosa perchè chi l’ha vissuta lo sa e chi non l’ha mai fatta non si rende conto di che cosa possa essere. Anche perché ognuno la vive a modo proprio. Parliamo di vacanze, nell’unico hotel rimasto aperto nell’isola, dove a fronte di una capienza massima di 900 persone, ce n’erano 200 o poco più. A prendere il traghetto tra Ibiza e Formentera eravamo in 8 italiani e una trentina strangers… Nell’aereo invece al massimo una trentina. Diciamo che per il distanziamento non c’erano problemi.

Come d’altronde sulle spiagge, già normalmente poco affollate, se c’era una persona a meno di venti metri, la consideravi troppo vicina. Stanza con vista meravigliosa sul mare e sul tramonto, ogni giorno diverso e bellissimo. Il tempo? Sei giorni su sette sole, magari con qualche nuvola di passaggio, ma poi vinceva sempre lui. Il settimo giorno? Ecco, lì il tempo si è vendicato: raffiche di vento oltre i settanta chilometri all’ora e nuvole che cancellavano l’orizzonte sul mare, insomma il tempo ideale per fare le valigie…

tempora currunt

Se dovessi veramente raccontare tutto quello che ho lasciato indietro in questi mesi , arriveremmo a scrivere qualcosa di molto vicino all’Enciclopedia Treccani. Nel frattempo c’è stata un’epidemia ( e non è ancora passata) che ha ridotto male una gran parte della popolazione mondiale, e nel frattempo io l’ho somatizzata come non mi capitava da decenni: ogni sorta di disturbo, provocati e amplificati dalla mia ipocondria e quasi tutti i medici che conosco e visite che potevo fare. Non che adesso sia tornato in perfetta forma ma rispetto a prima ci sono più vicino. L’importante è eliminare la chiave negativa di tutti questi disturbi, riportare la testa e quello che c’è dentro in positivo, affrontare le cose si, ma non vederle solo dal lato scuro, Non è facile perchè nella testa di un ipocondriaco c’è un omino che cerca sempre , appena sei distratto di trovare un lato negativo , nel fisico, nei pensieri e nella prospettiva . Bisogna invece rendersi conto di tutto quello di positivo e bello che c’è. E c’è, fidatevi. Un sorriso, uno scodinzolio, un momento da prolungare . E vaffa all’omino negativo…

confusione….

Questo titolo si sta sempre di di riproponendo, e ci sono fior di motivi… Qualche tempo fa era un’indicazione generica, adesso spesso si ripropone come incapacità di connettere, metttere insieme pensieri e parole con senso compiuto. Se tenete conto che ho sempre avuto presenza e comprensione di quello che mi passa per la testa. Non è una bella cosa… Probabilmente sono queste schifezze chimiche che non aiutano a far girere i pensieri nelle direzioni logiche. Perchè le prendo? Purtroppo ho cominciato per un inizio di sindrome ansiosa trattata inizialmente con un medicinale di origine vegetale che ha tenuto finchè ha tenuto, poi slittato sul chimico, ad un dosaggio che sembrava tenere ma poi aumentato e lì, insieme a visite specialistiche di svariate genere con medici che ognuno ha detto la sua in merito. E da qui, ogni tanto, oggi compreso, esplosioni di panico così per gradire… Ora speriamo che quest’ultimo stia attenuandosi perchè non è stata una bella cosa… Io amo la mia famiglia e non voglio crear loro problemi. Sono qui per aiutarli, non per complicar loro la vita.

confusion

E’ l’unica cosa certa di questo periodo: mentre fuori, nell’universo reale, la gente cerca di non ammalarsi o di guarire, io nel mio stato di esaurimento sto mischiando tutti i disturbi del mondo facendo a sportellate con me stesso. E siccome mi conosco bene mi faccio degli efficientissimi agguati: mentre paro un colpo, dalle spalle ne arriva un altro. Come nelle comiche di Laurel e Hardy, solo che lì ti facevano sorridere, qui da ridere c’è veramente poco. Se schivi un colpo, non fai a tempo di compiacerti che te ne arriva un altro. In più, se prima pensavi di avere qualcosa e ti imbucavi nel Pronto Soccorso dove ti ribaltavano per poi dirti che ti eri immaginato tutto, adesso con il lavoro che i PS hanno c’è da pensarci più volte prima di andarci.
Quindi , come affrontare la cosa (ansiolitici a parte…) ? E’ un bel quiz… Bisogna riuscire a tornare a riderci su ma per il momento non ci riesco…

commento?

repertorio vacanziero di … almeno dieci anni fa

Di questi tempi la fatica maggiore è rimettersi sulla tastiera, poi le cose vengono fuori, magari non molto coordinate ma vengono.
Sopratutto quando , in tempi di virus , uno vive tutt’altro in piena crisi ipocondriaca, con tutti i sintomi del mondo, anche quelli che non c’entrano nulla.
Ammiro tantissimo quelli che sono riusciti a preoccuparsi della realtà anzichè delle pippe autogenerate dal proprio organismo che ti vuole punire chissà perchè… Io sguazzo quotidianamente in svariati sintomi, alcuni reali e altri meno, tutti mixati come non mi riusciva quando lavoravo in radio… Comunque, saltando di palo in frasca, in questi mesi le email più frequenti sono di nuovi iscritti WordPress al mio blog, cosa che mi riempirebbe di orgoglio se riuscissi a capire il perchè. Non ce n’è uno italiano e questo è già strano. Ancor di più il fatto che siano utenti che si limitano a iscriversi e a modificare la password. Nei primi mesi di vita di questo blog, arrivavano commenti, in inglese ma arrivavano. Da un certo periodo in poi, tantissimi iscritti e zero commenti, cose strane dal mondo del web. Intanto chiedo conferma a quelcuno dei miei (ipotetici) lettori: il sito viene tradotto in inglese o siete voi che lo fate? Perchè, chi mi legge lo sa, non scrivo un italiano sempre lineare, anzi, quasi mai. Sono abbastanza involuto nella mia fraseologia e questo non semplifica le traduzioni, anzi…
Comunque nel caso sappiate darmi una risposta, usate il tastino commento , e vediamo se qualcuno sa darmi una risposta plausibile.
Grazie

proviamo?

…di queste lune…

Quarantina di quarantena… Fino a poco tempo fa mi facevo vanto di aver ben assimilato la filosofia di mio papà, sempre capace anche nelle situazioni più serie, di coglierne il lato meno severo o evidenziarne uno contraddittorio e buffo. Adesso, sinceramente, sono in difficoltà. Non perchè la situazione sia sempre seria, anzi, di contraddizioni ce n’è anche dove non dovrebbero essercene, ma per la percezione che si ha di un eventuale traguardo di questo dramma. In guerra sai da dove arrivano i proiettili e le bombe e sai che una volta finita è finita (prima della prossima guerra…). In una pandemia, per ora , non si vede questo traguardo, fintanto che da qualche laboratorio salteranno fuori vaccino e cure. E io , da bravo ipocondriaco, moltiplico sintomi e tutto il resto, angosciando anche chi è costretto a condividere quarantena e casa ..
Quindi? Quindi, bisogna rimanere attenti a tutto e a tutti, e cercare di farlo rimanendo sani anche di testa, perchè anche quella se ne va in giro, producendo danni a mò di grandine. Leggo qualcosa? Come le figurine Panini, immediatamente ce l’ho, a volte anche doppia… Sento o vedo qualcosa in tv o sul web? Idem, non mi faccio scappare nulla… Mestiere duro quello di noi ipocondriaci. Il lato buono è che se ne sei cosciente qualche toppa riesci a metterla e quindi ad evitare di finirci dentro mani e piedi, quello cattivo è che è una lotta contro te stesso, e quindi è come giocare a rimpiattino con qualcuno che vede dove ti nascondi…

DR.FERCHILL O MR.GIANC?

purtroppo repertorio…

Domandona… di questi tempi di quarantena, se mi vedessi dall’esterno forse mi prenderei a sberle. Perché da ipocondriaco recidivo amplifico qualsiasi cosa e la trasformo in un sintomo… L’unica cosa differente dalla vecchia versione “ipo” è l’uso di un ansiolitico blando a base di melatonina invece che i bastardi chimici usati in passato, più difficili da scrollarseli di dosso che da assumerli. Intendiamoci: sono quasi sempre cosciente che è la mia testa che s’inventa le cose, ma bombardati come siamo da informazioni e immagini, il qualcosa che spezza la catena, come diceva il mio medico, ci vuole, poi bisogna fare, inventarsi qualcosa da fare per non rimanere vittime oltre che della malattia anche della propria testa… Si passa dalla disattenzione di una volta al bardarsi anche per scendere in cantina a fare scorta di acqua o altro. Ci si barcamena tra l’essere prudente sino all’esagerazione, scaricando anche la tensione sulle persone con le quali condividi questa reclusione forzata. Anche l’inattività ( o forse sopratutto l’inattività) contribuisce ad amplificare questo stato.
Se i primi giorni , come molte altre persone, schiacciavo pisolini random, ogni tanto, in qualsiasi ora del giorno pagandolo poi la notte con l’occhio sbarrato sul soffitto contando tutti i secondi, adesso l’occupazione si diversifica: l’importante è ridurre l’impatto delle news, che non vuol dire far finta di niente, ma non rimanerne vittime, limitando la cosa in alcuni orari per gli aggiornamenti e poco altro e occupare il tempo nel modo più proficuo, produttivo o anche semplicemente coinvolgente. Dobbiamo stare attenti e seguire le regole, questa è la base, ma non dobbiamo lasciarci soffocare. Prudenti ma attivi.