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Napule’

Dopo una tre giorni nel posto più contraddittorio forse al mondo , è inevitabile scriverne.
Napoli è. E questa è l’unica certezza. Poi al suo interno ci sono congetture che si rivelano vere, esagerazioni che risultano inferiori alla realtà e stranezze che una volta che sei dentro, diventano normalità.
Intanto al primo colpo d’occhio, arrivando in aereo, ti rendi conto della bellezza del luogo dove si trova e subito dopo noti che è costruita in prossimità ( se non sopra) di un vulcano e se ne sai appena qualcosa di di queste simpatiche montagne sai pure di stare seduto su chilometri di lava più o meno dormiente… Quindi è normale che ti si aggrotti un sopracciglio per un misto di perplessità/ preoccupazione.
Poi ti perdi , da un lato sulla bellezza di questo golfo e subito dopo vedi le industrie, sterminate file di case fantasiosamente fatiscenti e tutto quello che contorna la città. Se uno ha visto le immagini o c’è stato, ricorda Rio con i suoi contrasti tra le zone ricche e belle e quello sbriciolamento edilizio che sono le favelas.
Entrambe le città si sono adattate e hanno saputo affrontare i problemi con fantasia e ottimismo, dando l’impressione di una povertà alla fine neanche tanto povera.
Scendi dall’aereo e immediatamente ti devi calare in una realtà straniante, partendo dal traffico, dove la mentalità napoletana si evidenzia.
La sensazione è che la prima regola sia che non ci sono regole: né nella guida, né nei parcheggi, così come nei rapporti tra le persone.
Il contromano , se è giustificato dalla ricerca di un percorso migliore, è normale e non c’è nessuno che protesta. Col semaforo verde si fa molta attenzione a passare perché altri passano col rosso e quindi potresti avere sorprese, ma anche questo non crea proteste . Insomma la tolleranza nell’indisciplina altrui giustifica la propria e viceversa. In compenso le persone sono generose in modo naturale, non forzato, insieme ad una cortesia che sembra nascere dall’anima della gente e diventa facile comportarsi nello stesso modo. Quasi naturale…Mi rendo conto che su questa città e la sua gente ne sono state scritte a milioni di pagine e che questa nota non aggiunge più di tanto, salvo sentire il bisogno di scriverla. E’ difficile non rimanerne , o per un motivo o per l’altro, affascinati. Napul’è…

qualche dubbio…?

dov’è il trucco?

E’ un po’ che mi frulla in testa questa cosa… La premessa è che da sempre sono convinto che la tecnologia sia molto più avanti in molti settori e che non venga mostrata per svariati ( e intuibili) motivi. Veramente in molti settori.
Ma quello che si è dimostrato in modo più evidente in questi ultimi tempi è il reale progresso relativo al mercato dell’automobile. E non mi riferisco ad una marca o a singoli modelli, bensì a una vera e propria filosofia che è cambiata da un momento all’altro. Possibile che nell’arco di pochi mesi, da quelle poche marche e modelli che sfruttavano nuove tecnologie di alimentazione ( ibride ed elettriche), oggi, praticamente tutte le marche , ma proprio tutte, hanno inserito diversi modelli con l’una o l’altra ( o entrambe) alimentazioni?
Tutti insieme appassionatamente hanno scoperto che l’elettrico è bello e l’ibrido anche?
Che il diesel è brutto e cattivo, dopo averne per anni decantato l’economicità e la praticità oltre ad averlo spacciato per meno dannoso della benzina comune?
E’ veramente così o siamo stati per l’ennesima volta presi in giro e per il portafoglio ad uso e consumo di chi ci considera solo spugne da spremere fino a quando non ci sia più una minima traccia d’acqua?
Ma sopratutto c’è stata una bacchetta magica che ha attivato i neuroni di tutti i progettisti d’auto oppure questa tecnologia era già in cascina in attesa che venissero svuotati i magazzini dalle giacenze dei vecchi modelli, diciamo “analogici”…
E’ almeno un decennio che si sente sempre di più la necessità di uscire dalla schiavitù dei combustibili tradizionali: un po’ per risparmiare , poi per tornare a respirare e ultima ma non ultima cosa, per invertire una tendenza che parte dalla fine dell’ottocento e che continua a fare danni alle persone e all’ambiente.
Adesso sembra che qualcosa si muova. Sarà veramente così o c’è il trucco anche questa volta?

PiÙ e meno

Se si potesse fotografare l’animo…


A parte la difficoltà di scrivere su un treno ad alta velocità ( e alte vibrazioni), come tutte le cose fatte su uno di queste macchine, pipì compresa. La vera difficoltà è quella di una giornata dove l’umore è aggrovigliato, al pari di una condizione fisica simile, insomma le famose tante idee rigorosamente mischiate e confuse. Aver lavorato su di una diretta di una partita con la notizia della morte di uno dei miei miti di sempre, e che ha accompagnato una buona fetta della mia vita lavorativa e di tifoso, non mi ha messo nelle migliori condizioni possibili.
Se poi aggiungiamo una cena che ha accompagnato la notte in modo molto presente e continuo, si ottiene un giorno dopo che ne trascina le conseguenze… Come nelle migliori ricette aggiungiamo come contorno, guardando fuori dal finestrino del treno, appena usciti da Roma e in viaggio verso Milano, un nebbione degno della migliore Valpadana ( peccato che siamo ancora tra Lazio e Toscana) che completa il quadro del subbuglio viscerale e di testa. Avrei voluto scrivere di emozioni, di sensazioni e di visioni e invece mi ritrovo a sgrovigliare nodi fastidiosi del corpo e dell’anima.

63 NATALI…

Me and Mou

Lo so che è meglio guardare avanti, che non è produttivo rimanere legati ai ricordi ecc. ecc.
Fosse sempre vero sarebbe più semplice… In realtà il passato è importante proprio in prospettiva di come dovrà essere affrontato il futuro e se questo vale genericamente per tutto l’anno, diventa ancora più evidente durante le feste. Quando cambiano i volti delle persone che incontri: ne scompaiono alcune e ne appaiono altre, che potranno essere altrettanto importanti di quelle che se ne sono andate. I ricordi ci aiutano in questo, basta riviverli positivamente, per le cose e significati belli che ci hanno lasciato e non solo per rimuginarli senza coglierne i valori positivi che ci lasciano.
Forse tutto viene amplificato dal fatto che le persone care, parenti, amici e chiunque abbiamo incontrato in un più o meno lontano passato, ha vissuto in parallelo una vita sua, spesso discostandosi fisicamente da noi. Che ne so, andando ad abitare in altri posti, frequentando altre persone, vivendo semplicemente altrove ma non per questo cancellando i periodi passati insieme e condivisi. Anzi , se siamo capaci di portarci dietro le esperienze, le cose fatte e vissute in compagnia, manteniamo sia il ricordo e sia l’importanza che questo ha rivestito e tutt’ora riveste. E poi nessuno (su questa terra) ci vieta di riallacciare quello che il tempo e la vita ha allontanato, se vogliamo. L’unica cosa che ce lo può impedire è il destino, ma anche lì lo possiamo fregare… Noi abbiamo i ricordi, sappiamo cosa abbiamo passato insieme e quanto importante è stato, e ce lo teniamo nel cuore. Alla faccia sua.

SCI GH’ERA

La nebbia alle irte torri ….

Siamo al calembour più criptico che più criptico non si può…
Intanto per venirne a capo devi essere lombardo o conoscere il dialetto milanese, e poi, partendo da lì decodificare i vari doppi e tripli sensi.
Dicesi “scighera” da Wikipedia (scritta meravigliosamente in dialetto milanese) :
La scighera (ciamada anca gheba, nebia o burda) a l’è un fenomen meteurulogich che l’è pruvucaa de l’evapuraziun de l’aqua che la gh’è in del sör o in d’una distesa de aqua in süperfiss. A cuntat cun l’aria, el vapur de l’aqua al vegn püssee fregg e’l se cundensa in d’un areosol furmaa de gut piscininn che rifrang la lüs del suu e la fan vegnì d’un culur panaa (bianch). D’Inverna in de la pianüra padana al càpita de spess che ghe sia la scighera, suratüt dopu che’l cala o ‘l leva sü el suu.
Fantastico: trovare una voce dialettale spiegata in dialetto da Wikipedia è fantastico. Un applauso a chi ha stilato e chi ne ha approvata la pubblicazione.
Come l’ho scritta io nel titolo del post vuol dire ” c’era lo sci”, in riferimento che nelle ultime stagioni di neve se n’è vista pochina.
Adesso con le ultime perturbazioni , tutti ci auguriamo che se ne sia depositata a sufficienza. Intanto l’umidità e le piogge di questi giorni hanno provocato il fenomeno che potete vedere nell’immagine in testa a questo post: appunto la “scighera”, la nebbietta bassa provocata dall’evaporazione dell’umidità…
Insomma. abbiamo avuto un Novembre tra i più piovosi degli ultimi decenni, con conseguenze anche drammatiche in tutta l’Italia e in molte nazioni europee.
La domanda adesso è : Dicembre come sarà? Sci Gh’Era o Gh’in no?
Ai Posteur l’ardua sentenza.

Pioeuf in sui pieucc

Visita da camera mia

Mi esibirò in un tentativo di post scritto (quindi un poscritto…🤔) sul mio smartphone, dove i miei ditoni occupano mediamente due tasti e mezzo… Intanto la location: la sala colazioni di un particolare hotel a Lecce, ricavato da una grande casa antica in centro, dove cortesissimi addetti ti cercano di agevolare il più possibile. 

Il che, come scriveva il grande Giovannino Guareschi, è bello ed istruttivo… 

Qui sto cercando di mettere assieme i pezzi per un viaggio di ritorno che rischia di essere un viaggio della speranza a causa della concomitanza del diluvio universale che staziona da giorni su tutta l’Italia con le agitazioni dei controllori di volo oltre a parte degli addetti dell’Alitalia. Perché sono qui? Ieri, teoricamente avrei dovuto essere il regista per Sky di Lecce vs Cagliari. Invece praticamente abbiamo passato la serata tra un collegamento ed un’intervista per scoprire che la non praticabilità del campo non avrebbe consentito lo svolgimento dell’incontro. Il tutto preceduto da un volo agitato ma non troppo ( come il Martini di James Bond) ed un atterraggio che, e chi conosce l’aeroporto di Brindisi sa, è sempre avventuroso a causa del vento che perennemente soffia più o meno da quelle parti. Adesso, mi accingo a tornare, con tutte le variabili del caso. Se non scrivo più nei prossimi giorni datemi per disperso…


I-PIOGG

Criptico, come minimo. Forse anche confuso. Sicuramente meteoropatico… Basterebbero queste tre asserzioni per spiegare i perchè ed i percome di un blog che a volte sulle ali dell’entusiazzo (Cit. Bisio) eccede nei post quotidiani , ed in altre brilla per assenza minimo settimanale.
Partiamo dall’ultima che innesca le altre due: I-piogg perchè nel Nord Italia sono mesi che piove (dopo altrettanti di siccità) e nei tempi che passo in casa a tenermi compagnia sono i vari “I”.
iPhone per i contatti con l’esterno: verbali, scritti, disegnati e quant’altro. Poi il mio vetusto ma sempre attivo I-Pod, con oltre 100 giga di musica, prevalentemente la mia con qualche infiltrazione condominiale di mia figlia che skippo all’occorrenza. Poi ultimo ma non ultimo, il mio vecchissimo I-Mac sul quale sto scrivendo ora e, con i suoi 27 pollici, mi consente di non distruggermi gli occhi come sugli smartphone…
Sul fatto di essere sovente confuso, non ci piove (…), perché forse è l’ammasso di dati che viaggiano in questo testone che spingono per uscire e nella calca si mischiano. A riprova di questo basta leggere queste righe dove il dituttounpò è il leit-motiv… e il concetto che recita “tante idee e confuse” è alla base di tutto.
Sul fatto di essere criptico nasce sicuramente dal mio modo di essere. Lo ero quando scrivevo (allora con carta e penna/matita), meno che ventenne, sproloqui e spropositi di ogni genere. Anche poesie.
Parentesi: un giorno che ricupero il coraggio di farlo, le pubblico. Ho continuato a farlo a voce nei miei anni di radio davanti ad un microfono dove assordavo di assurdità chi aveva la voglia ed la pazienza di ascoltarmi alla mattina. Ma mattina proprio mattina… dalle 6 in poi. La mia teoria era di filtrare il meno possibile attraverso il cervello le cose che poi dicevo… Un vero miracolo in più di dieci anni non avere vinto denunce e querele da parte di qualcuno.
Forse sono stato aiutato dal fatto che a quell’ora tutti sono meno ricettivi e colgono le cose nel giusto modo senza badare alla forma “informale”.
Quindi ben venga l’I-Piogg, se rimette in moto le sinapsi.
Ben tornati.

Dalla “nuttata” alla settimana…

Buone parole, buoni pensieri, buone opere…

Brutta roba la pigrizia! Si parte con le migliori intenzioni, poi come un sentiero che comincia in piano e poi, poco alla volta comincia ad aumentare l’inclinazione fino a diventare una vera e propria arrampicata, le buone intenzioni rimangono sempre più tali, cioè intenzioni e non si concretizzano. Intanto dalla settimana di notturne causa degli studi di Moto GP oltreoceano, siamo passati ad esterne vere, in un paio di stadi di calcio dove la cosa più divertente ed importante è stata il ritrovare vecchi colleghi ed amici. Grandi abbracci e discorsi a base di “… ti ricordi quando…” oppure “ hai per caso rivisto…” che riempiono il cuore e ti fanno rendere conto che tutto sommato non si ha lavorato solo per la pagnotta ma anche perché anche il lavoro è vita dove ci sono “amici, nemici o semplici conoscenti…” ( Cit. Sturmtruppen di Bonvi). Il tutto condito da posti dove, se il lavoro ti lascia un paio di ore libere, puoi fare turismo dell’anima, il turismo dei ricordi: a volte dolce, spesso malinconico e altre deludente. I saggi dicono di non tornare dopo tanto tempo in posti dove sei stato bene: la delusione è dietro l’angolo. Ok, giusto. Però, anche la malinconia non è uno stato d’animo sempre negativo: spesso si mischia con ricordi e sentimenti buoni, immagini e ricordi di persone care che riemergono prepotentemente è questo è cosa buona… È Cominciato il periodo in cui noi Fercioni concentriamo il grosso delle cose importanti, in positivo e in negativo, cerchiamo di concentrarci sulle prime ed eliminare le seconde, almeno per un po’: non è semplice perché in questo periodo se ne sono andati affetti molto cari e non è facile non pensarci o farlo solo con i ricordi belli… Allora parola d’ordine in questi giorni : positività , solo parole buone, pensieri buoni e opere buone.

ADDA’ PASSA’ A NUTTATA

lumaca sommergibile

Mi scuseranno i lettori napoletani, sulla scrittura della celebre citazione di De Filippo, probabilmente sbagliata, ma il senso è quello…
Oggi sia dal punto di vista meteo che da quello di “finalmente è finita questa settimana…” ci siamo in pieno con questa citazione. Per il meteo c’è poco da spiegare se sei del nord: in due ore i temporali sono riusciti a bloccare una città come Milano che normalmente (a parte dove passa il Seveso), nell’acqua ci vive e sguazza, visto il fatto che è letteralmente appoggiata sull’acqua e sull’argilla. E i dintorni dell’Hinterland non è che siano messi meglio: sottopassi allagati, criticità ovunque uno cerchi di passare. Due mesi di siccità possono portare anche a questo e probabilmente non è finita. Qui la “nuttata” è in senso letterale.
L’altro senso è un pò più esteso: comprende si un periodo temporale, ma anche fisico e umorale.
Ogni tanto nel mio lavoro capita di lavorare in produzioni che vivono in altre nazioni e sopratutto altri fusi orari ( per fare l’esempio specifico, il Giappone). Quindi un bel sette ore di differenza, con tutto quello che consegue e cioè, visto che gli studi vengono realizzati qui, gli orari sono quel che sono, così come il metabolismo di ciascuno di noi votati al sacrificio…

Diamo tempo al tempo…

Fai una notte e la ricuperi quasi subito, fanne quattro di seguito e la cosa cambia e molto. Sopratutto se non sei più un giovanottino, non dico vecchio ma magari diversamente giovane si… Se poi aggiungi un esplosivo raffreddore incipiente con chiusura totale di naso, orecchie e gola a completare il quadro la “nuttata” non vedi l’ora che passi.
Per ora siamo a metà strada: le orecchie cominciano a sentire un pochettino di più, il naso cola di meno ma in compenso la gola martoriata si ribella e cerca di farsi sentire. Ovviamente tutto questo nell’unico giorno di riposo della settimana, e quando sennò?
Domani si ricomincia nella settimana in cui il calcio si ripalesa, prima con le coppe e poi con il campionato e relative trasferte e lì si verificherà la propria “virtute” e “canoscenza”…

STRANGE DAYS

Light my fire

Non è perché fa figo il titolo in inglese , ma è proprio per citare sia l’album dei Doors che il film distopico del ’95.
Tutto nasce da un risveglio abbastanza a cavallo con i sogni che lo hanno preceduto e che hanno creato un rimorchio nel comportamento della mattina. Poi se, guardando fuori dalla finestra vedi la classica mattina lombarda modello anni ’70, con cielo grigio e tutti i colori che si adeguano a quest’ultimo, è facile capire il collegamento con il titolo. Inoltre quando esci per la sgambata del mattino con cagnolone appresso e questo grigio sembra ancora più incombente, ti chiedi se è tutto grigio e quindi sei di cattivo umore o perché sei di cattivo umore ti sembra tutto grigio… Poi fa capolino uno spicchio di sole, ma proprio minimo minimo e questo si insinua anche nell’animo e ti rimette in pace con quello che c’è attorno. Passeggiata che ci porta attraverso il Parco di Monza (un frammento perché attraversarlo in lungo e in largo ci vorrebbero dei giorni) che sta cominciando a cambiare i colori , virando su quelli autunnali: foglie dorate miste a quelle che tengono strenuamente il loro verde. Il Lambro che ancora all’asciutto dalle poche piogge estive mostra sabbioni e ghiaie all’interno del proprio letto dove addirittura camminano e non nuotano le papere che normalmente lo popolano. In compenso la popolazione di runners, ciclisti , skaters e sbacchettatori di bastoncini nordici non manca mai a qualsiasi ora del giorno. Per fortuna anche noi che chiacchieriamo e passeggiamo con i nostri amici a quattro zampe ci incontriamo lungo i sentieri e le stradine che incrociano nel parco. Si torna a casa e la routine ci fa fare le cose che un pò ci mettono noia e un pò ci tranquillizzano per la loro normalità. Insomma la stranezza mattiniera si appiana poco alla volta e ti fa accettare quel che accade. Ma è giusto così?