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Piano, pianissimo… anzi immobile

Che sia un miglioramento? Un post a meno di un mese dal precedente? Che sia un’esagerazione? Saranno le condizioni meteo, dopo più di tre mesi di siccità evidentemente non solo meteorologica ma anche verbale ( o verbosa?)…
Di cose da dire, se vogliamo ce ne sono. Unica cosa , bisogna fare attenzione a toccare gli argomenti nel modo giusto, visto che il web è pieno di permalosi e l’offesa è lì dietro l’angolo…
Un argomento che sto vivendo in pieno è quello delle decisioni da prendere, che, non sembra, ma da pensionato si affollano più di quando non lo ero. Prima avevo delle cose da fare, sapevo il quando e il come, il perchè era lo stipendio, il dove cambiava di volta in volta.
Adesso posso scegliere: mettermi a suonare il pianoforte, giocare a golf, distruggere i mobili e portarli in discarica in attesa del nuovo progetto dell’architetto, scrivere questi blog, indossare l’Oculus e farmi un giro nel Metaverso oltre che fare qualche chilometro nel mondo reale a piedi insieme a Mou e Sky i miei due quattrozampe…
Di scelte ce ne sono da prendere: poi c’è dietro l’angolo, maledetta, la pigrizia che ti dice “Dai dopo. Fatti un riposino prima, tempo ce n’è. Che fretta hai… ” Così posticipi le attività e le giornate passano. Appena andato in pensione, credevo ancora alle promesse e pensavo che avrei fatto ancora qualche lavoro nell’ambiente che conosco meglio: la tv e il basket.
Dopo qualche mese, ho accantonato queste ultime, visto che in entrambe ci sono dei discreti paletti, forse anche giustificati dal fatto che come tutti i pensionati sono miliardario e non è giusto che oltre ai soldoni che mamma INPS elargisce me ne arrivino altri… E con questo mi sono giocato gli amici ancora in attività. Scherzo, in realtà aspetto ancora… e ho una sacca con legni e ferri che aspetta, un armadio con un cassettone e un tavolo da fare a pezzi, tanti tasti bianchi e neri che mi guardano e una partita su Oculus che ho interrotto per scrivere queste note.

Sgicottando un poco…

Re di Cani

Guardo la tastiera con la speranza che vengano fuori le parole, come per magia, ma evidentemente non sono un bravo mago… In realtà ci sono tanti temi di cui si può scrivere, però la banalità è sempre dietro l’angolo, come tanti degli agguati che si propongono molto spesso sia quando si parla che quando si scrive. Quindi preferisco pensare bene prima di affrontare un argomento. A meno che sia così impellente da venir fuori di getto, come quando lavoravo in radio, dove il filo delle denunce a volte veniva oltrepassato, ma visto che queste cose venivano dette a volte prima dell’alba (facevo, come si può capire, spesso l’apertura dei programmi), mi è sempre andata bene.
Non ho ancora scritto la mia versione da esperto di guerra, ancorché virologo o esperto di politica interna: tutti argomenti di cui ho il medesimo livello di conoscenza e comprensione, cioè vicino allo 0 assoluto.
Diciamo che questi tre argomenti hanno tutti la stessa matrice comune: la paura!
Nel primo caso la paura è che qualcuno schiacci il pulsante sbagliato e faccia partire qualcosa che non voglio nemmeno nominare.
Nel secondo , dopo aver perso mio fratello per questa maledetta pandemia, la paura è ovvia compagna di questo periodo, per tutti i miei cari.
Nel terzo la paura è che dopo aver avuto generazioni di governanti che hanno spesso pensato solo alle loro tasche, ora ce ne siano di quelli che non pensano proprio e fanno le cose così a rampazzo, bruciando anche quelle ultime possibilità generate da una buona figura a livello europeo.
Le soluzioni che propongo? Beh, vi invito a leggere la bibliografia di Philip K. Dick dove tra i tanti romanzi e racconti brevi, ce ne sono diversi che trattano (guarda caso…) tutte e tre le casistiche e, data l’intelligenza a volte un pò stravolta dell’autore, ma sempre acuta e centrata, dava le soluzioni anche se purtroppo, nel caso della brutta abitudine degli umani a risolvere le cose con le armi, interveniva un Deus Ex-Machinae a risolvere la questione. Frase troppo lunga? Avete ragione. Il mio insegnante di lettere mi sottolineava sempre le frasi dove abusavo delle secondarie e degli incisi. Adesso mi capita , per evitare di cascarci, di chiudere i periodi troppo presto… Forse perchè le parole mi tengono compagnia e mentre scrivo un periodo” tassativo”, mi rendo conto che così non è sempre e quindi parte l’eccezione.
Come va da pensionato? Insomma, forse non mi rendo ancora conto di come possa essere e quindi spreco un sacco di tempo, ma sto studiando per migliorare e fare qualcosa che dia un senso a tutto ciò.

SOGNO O SON PESTO?

La piramide di Monza

No, non ho sbagliato a scrivere o a fare del facile umorismo tramite calembours, è che in questo periodo sto facendo sogni molto vividi. Vividi al punto che la realtà è molto più confusa, quasi che fosse lei il sogno e non viceversa. Sarà che due anni e rotti fa, chi lo avrebbe detto che avremmo smesso di vedere persone, di fare le cose che facevamo abitualmente, di vivere distanti anziché il contrario. Quindi quando nei sogni oltre a succedere cose che sicuramente sono poco attendibili, ne capitano altre che potrebbero essere considerate normalissime ( in tempi pre-Covid), ecco che quando ti svegli e ti trovi a bardarti con protezioni varie, a far mente locale dei distanziamenti, dei pass, del fatto che quel bastardo di virus è ancora in girus, ti viene voglia di ristenderti da qualche parte e riaddormentarti.
Aggiungiamo poi che il ritmo della vita cambia proprio. Che prima , quando avevi bisogno di decantare rabbia, delusione e tutte le chiavi negative che si propongono normalmente nella vita di ognuno di noi, uscivi, andavi a fare qualcosa che smontasse il castello di arrabbiature e problemi che si erano accatastati per poi tornare a casa in condizioni passabili. Ora non è più così. Ora t’innervosisci e non hai più scuse per uscire, oppure non vai più al lavoro o per smart working o per altri motivi e anche quella valvola di sfogo manca. Non è il mio caso ma questo vale per i ragazzi: ai nostri tempi ci avessero detto della Didattica a distanza, i primi tempi avremmo stappato delle bottiglie per festeggiare… i primi giorni. Poi anche noi saremmo andati in crisi, non tanto per lo studio perchè chi vuole studiare studia e chi non vuole farlo non lo fa esattamente come prima. Ma perchè la ragazzina del terzo banco come fai a riaccompagnarla a casa, la partita con gli amici come l’organizzi, la biliardata durante le occupazioni scolastiche chi la fa, insomma tutte le cose che facevi con gli amici/compagni di scuola, come le fai? Poi, nello specifico, se durante questi giorni di quasi lockdown vai in pensione e non vedi più neanche i colleghi di lavoro oltre a non lavorare più, come la mettiamo. Conosco gente (tanta, ma proprio tanta) che alla parola pensione ti dice “… che c… fortuna” , e anch’io qualche anno fa me lo sarei detto ( anche se la Sig.ra Fornero o chi per lei avesse fatto altro nella vita non mi sarebbe dispiaciuto)… Ma in un periodo come questo, dove la cosa che cerchi di più è il contatto con il mondo, ma non si può, dov’è la fortuna. Ben venga il sogno..

Giancarlo Fercioni

Adesso c’è un motivo in più…

Il Lambro all’altezza del “Port de Peder”

Oggi siamo pratici, basta pippe social, parliamo di quello che è più importante: l’aria che respiriamo.
Chi vive come me in una delle tante città della Valpadana ha già capito… In questi giorni la mascherina non è solo per il maledetto virus, ma soprattutto per respirare un pò meglio (o meno peggio, come preferite…).
Non riesco a capire per esempio i runners in questi giorni. O meglio: li capisco nella loro volontà di fare una sana corsa, stare in forma, tenere il proprio fisico nel migliore dei modi. Ma proprio per questo non li capisco ora: mi sembra di essere tornato ai tempi di quand’ero giovane che abitavo nel centro di Milano e le case erano annerite dallo smog, generato, allora si, dagli scarichi dei veicoli a motore e come adesso, dai vari riscaldamenti molto eterogenei. Allora c’erano ancora riscaldamenti con stufe che funzionavano a carbone e legna, riscaldamenti centralizzati che bruciavano la qualsiasi, case con camini usati anche per riscaldare e non parliamo poi delle fabbriche che ancora sopravvivevano all’interno della città. La cosa buona di allora era che il clima non era ancora compromesso e a Milano, d’inverno, ogni tanto si alzava un vento che secondo le tradizioni durava tre giorni e ripuliva un pò l’aria, aiutato da pioggia e neve che erano molto più frequenti di ora. Oggi, si alternano periodi siccitosi in cui l’aria non gira, l’inquinamento stagna e i polmoni già provati da tante cose ci mettono poco a rovinarsi. Pensiamoci su…

io penso positivo…

così è negativo…

Se voglio fare dello spirito fuori luogo? No, proprio no.
Cerco di esserlo veramente, anche se in questo tempo di Covid diventa poco opportuno l’utilizzo del termine in questione… E proprio perché siamo in questo periodo, che bisogna cercare di superare la depressione che le conseguenze del virus ti impongono. Il Natale ognuno a casa propria, con i propri cari costretti a casa perchè positivi ( questa volta nel senso più conosciuto in questo periodo), la difficoltà nel poter fare tutto quello che si faceva prima e tutte le forzature richieste per battere i pallini verdi con le ventose, obbligano, se vuoi tirartene fuori di essere più positivo e propositivo del solito, anche quando la sensazione che non ci siano motivi per farlo è molto forte.
Il Natale normalmente ti aiutava molto nel ricupero del buon umore: rivedevi persone care, venivano a galla bei ricordi, se c’era della malinconia veniva stemperata dal calore del momento.
Purtroppo a me quest’anno il Natale quarantenato, lontano da mia figlia e famiglia ( e così per tanti contagiati o quasi da Omicron) non ha portato doni se non quelli fisici che senza tutto il resto lasciano molto il tempo che trovano.
Il lato vero delle feste è rimasto negli indirizzi delle singole case, stemperato da connessioni audio/video che però rimangono dei palliativi, poca cosa.
Adesso confidiamo nella Befana , che ci consenta magari di stare più vicini, anche se non sarà facile…

RIMBALZO

tampone negativo, se va sulla t cominciate a preoccuparvi…

O legge di Murphy… Nel mio caso, si tratta di quest’ultimo, anche se nella mia scarsità di giocatore di basket, per uno strano fenomeno, nonostante i miei pochi 181 centimetri, ne prendevo tanti.
In questo caso il rimbalzo non è una cosa bella (stavo per usare “positiva” ma non è il caso). Sono stato nervoso per tanti giorni: esattamente da quando il mio medico mi ha prescritto una risonanza magnetica alla testa e al collo. Da buon ipocondriaco, continuavo a immaginare il peggio del peggio: chissà quali patologie con chissà quali conseguenze. E man mano che mi avvicinavo alla fatidica data sempre più nervoso. Nel frattempo la simpatica variante Omicron , cominciava a sgomitare nella massa dei positivi da virus. Arrivo a fare la benedetta risonanza e quei quaranta minuti di musica tecno a palla che produce la macchina, nonostante le cuffie che ti fanno indossare. I quasi cinquanta anni di musica ( e parole) sparate nelle orecchie in radio, discoteca e negli intercom in tv, mi consentono il quasi appisolamento nonostante il casino. Insomma finisce il tutto e nel pomeriggio, via email, mi arriva il referto che è rassicurante: nessuna patologia gravissima e nemmeno preoccupante, solo la conferma delle mie vertebre discretamente acciaccate.
Sto per comunicare la lieta novella in casa e contemporaneamente squilla il telefono. Mia figlia che avvisa che mio genero è positivo…
Nota: lei e lui erano stati a pranzo a casa nostra due giorni fa, con quel che segue. E’ vero che in epoca di vaccini multipli, ci si può preoccupare il giusto, ciò non toglie che il Natale in famiglia non si potrà fare a meno di un falso positivo. Qualcuno dirà: ma basta fare un molecolare ecc. Certo, in epoca di record per quanto riguarda i tamponi ( si supera il milione al giorno) lascio immaginare quanto sia facile farli. Vecchia saggezza popolare: la fortuna è cieca ma la sfiga ha 10/10. Buone Feste.

malinconia=nebbia

Parco di Monza

Cominciare la giornata apparentemente bene, colazione, preparare i pelosoni per l’uscita mattiniera. Poi guardi fuori e vedi … che non vedi!
Nebbia. Che abbinata al clima stagionale vuol dire freddo che ti entra nelle ossa nonostante l’essere vestito e imbottito a cipolla. Comunque entri nel parco e la nebbia dà un senso di magia che ne attenua l’effetto negativo, con le sue immagini sfumate. Riesco a scattare qualche immagine prima di avere le mani piene … di sacchettini abbondantemente farciti da Mou e Sky che mi porterò a spasso insieme a loro, vista la latitanza di cestini, almeno per un paio di chilometri. Poi, a passeggiata fatta, tornando verso l’uscita, mi appare tra la nebbia una figura che conosco bene da diversi anni con due sagomine a quattro zampe. La cosa strana è che una delle sagomine, la più piccola, è Golia, un attempato ma vispissimo cagnolino che viene a salutare. L’altra, che doveva essere una pelosona dolcissima, quasi pastore maremmano, Neve , non lo era. Poi mi avvicino un po’ e vedo che la persona che li tiene al guinzaglio ha un respiratore ad ossigeno. Voi direte : ma questa persona avrà un nome? Sicuramente, ma io non lo so, come spessissimo succede tra gli amici di cane. Conosci e sai i nomi dei cani, ma spesso chi lo porta a spasso è “il padrone di … “, anche se lo conosci da anni. E una volta a portata di voce mi racconta: lui ha avuto il Covid ed è stato tre mesi in ospedale e una volta uscito ha scoperto che Neve aveva un brutto tumore alla spina dorsale. Una cagnolona dolcissima, amica amica di Mou, che purtroppo non ce l’ha fatta, poco dopo il rientro del suo padrone. Una persona dolcissima e un cane altrettanto dolce che non ce l’ha fatta. Non riesco neanche a raccontarlo bene, mi ha intristito tanto. La domanda è sempre la stessa : perchè ad una delle persone e quattrozampe più gentili che conosco..? Non mi sembra giusto. Dovrebbe esserci un karma che aggiusta queste cose, che le rende come dovrebbero essere. Adesso ha un’altra cagnona, che somiglia tanto a lei. Non vedo per adesso una conclusione felice, come dovrebbe essere… Io credo al lieto fine: sarà perchè ho un umore nebbioso come il tempo che adesso vedo fuori dalla finestra, confido nel sole.

HELLZAPOPPIN’

una delle mille locandine del film

Forse nel decennio di vita di questo blog, anche se su siti differenti, l’ho già usato come titolo. Però è giusto spiegare a chi non ha visto questo film di che cosa tratta e perchè lo uso per l’ennesima volta. Il film è l’antesignano dei film dell’assurdo. Cercare di spiegarlo è come cercare di snodare una matassa ingarbugliata. Ci sono delle situazioni a tormentone, delle uscite dal racconto che racconta se stesso, assurdità dichiarate e mischiate apparentemente senza senso. Questo a grandissime linee: perchè la uso per questo post è presto detto, questo è decisamente un periodo incasinato in cui tutto si mescola con tutto. Probabilmente l’essere andato in pensione ha aperto spazi che devono essere riempiti in modo razionale o comunque sensato e se questo non accade diventa uno spazio libero per annunci. Come quei cartelloni nelle strade di periferia, poco trafficate e quindi invenduti… Forse perchè sto cercando di riempire il tempo con quello che facevo prima per lavoro e in questo periodo non è che la cosa mi stia riuscendo, quindi stress, quindi alternanza di stati d’animo, quindi poca concentrazione e quando faccio qualcosa non è che venga proprio bene… Per fortuna Mou e Sky, i miei otto zampe, mi occupano per bene e mi costringono almeno a muovere. Perchè il giochino dello stress è quello di toglierti i contatti con il mondo esterno, in modo da essere più ricettivo possibile nei confronti di disturbi il più delle volte inesistenti o comunque originalmente poco consistenti. Loro mi fanno incontrare altre persone, parlare, interagire e questo mi mantiene nel giusto equilibrio. Nonostante l’Hellzapoppin’ che mi porto dentro.

DUE MESI E POI?

Il Forum di Assago

Ogni volta che mi capita di parlare con qualcuno e di dirgli che sono in pensione, la reazione, 99,9% è sempre del tipo : beato te, cosa darei per esserci ecc. E invece , per quanto non avere più obblighi verso il proprio datore di lavoro sia sicuramente una bella cosa, se non ti organizzi il tempo non è così.
Il cazzeggio è sicuramente, nei tempi brevi , divertente e addirittura entusiasmante. Però deve essere una finestra all’interno di una riorganizzazione successiva del tempo. Amplificare insomma quelli che prima erano degli hobby che raramente riuscivi a fare continuativamente.
Oppure scavare nelle cose che in passato ti sarebbe piaciuto provare a fare, e scoprire se era solo un sogno oppure no. Il guaio è quando ne hai troppi di desideri e a quel punto devi esser bravo a capire quali scegliere e quali scartare.
Poi c’è un altro modo di affrontare la cosa, quello pratico e cioè reinventarsi un’occupazione, un lavoro. Insomma monetizzare la cosa. Ovvio che tutto questo dipende anche dall’energia che uno ha ancora e la voglia di rimettersi in gioco. Se c’è , per me è la scelta migliore. Ti fa sentire utile, vivo e poi qualche soldino da aggiungere a quelli dati da papà Inps non guastano… Io sto facendo quello che avevo fatto all’inizio dell’università : dare subito quegli esami che combinazione appartenevano al piano di studi dell’ultimo anno delle superiori. In questo caso fare part time qualche regia di eventi, sportivi e non.
Il fatto che possa essere una buona scelta lo dirà il mio prossimo 730 …

Giancarlo Fercioni
Libero Pensionista @

IN MEDIA STAT METEO

POCO PARCO

Basta poco, vedi… Che so, un giorno senza zanzare, senza caldo asfissiante, con un po’ di brezza, con del verde attorno , poca gente tranquilla, cani, scoiattoli e poco polline per l’allergia. 

Come? Mi accontento di poco? Certo! Mancano 13 giorni al mio ingresso ufficiale nell’umarellworld, un mese al matrimonio della mia bambina, una quarantina di giorni all’unica settimana di ferie prima di riorganizzarmi come libero pensionista e poi si vedrà. Un passaggio epocale per chiunque, sicuramente da vivere nel modo giusto, da affrontare nel migliore dei modi, che al momento, non so ancora quale sia. Certo che le giornate come oggi ti aiutano a metterti nell’ordine di idee giuste. Così come se invece fosse stata di quelle caldissime o piovose o grigie, anche l’umore sarebbe stato più facilmente orientato su quest’ultimo colore… 

Vuoi dire che sono meteoropatico? Appena appena si, anche se cerco di farmi forza e di evitare di cascarci dentro mani e piedi, un po’ come per l’affare dell’ipocondria che mi tiene compagnia da una ventina d’anni. Anche lì vale il discorso dei saggi che dicono : bisogna aver paura, poi vincerla. Applicandolo a tutti i problemi che ci portiamo dietro si riesce a far qualcosa di buono…