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ATD 2

..Proseguiamo, cercando di non modificare il testo originale, anche perchè se la storia è di fantasia, i personaggi sono quasi veri…

Sia quel che sia, più avanti mi venne spiegato dal responsabile dell’ufficio personale intertemporale, il Dottor Meco (o Stica, non ricordo bene), che rientravo in un programma di integrazione del personale dovuta a carenza di personale volontario. Allora e adesso potrebbe sembrare una cosa inverosimile, vista la situazione attuale e di allora, ma il servizio lavorativo sarebbe diventato obbligatorio, visto che grazie ad alcune risorse naturali divenute essenziali l’Italia era diventata in assoluto il paese con meno problemi al punto di non avere più bisogno di lavoratori. Può sembrare un paradosso , ma tutto, proprio tutto veniva dall’estero. Tutto, anche i servizi assistenziali: dagli ospedali, fatti funzionare da personale svizzero, più a buon mercato e disponibile nei confronti degli italiani, alle chiese servite mirabilmente da un clero russo e cinese.
Insomma l’italiano aveva un solo grande problema da risolvere, quello del tempo libero, come passarlo e cosa fare per passarlo.
E qui si torna ad un vecchio/nuovo vizio mai passato: la televisione, o meglio la Tri-visione. A questo riguardo la situazione lavorativa si complicava : anche gli ultimi tra i lavoratori stranieri, tipo gli americani o i giapponesi, si rifiutavano di metter mano a telecamere et similia. Non per altro, ma per evitare grane: se si pensa che la teledipendenza era praticamente decuplicata dai miei tempi, si può facilmente immaginare che ogni singola cosa vista in Tri-vi veniva letteralmente sezionata e amplificata da ogni genere di informazione esistente. Avete presente una finta di Maradona nel 1987? Ecco , l’impatto di un programma televisivo nel 2084 sta alla suddetta finta come la cronaca di un incontro aziendale di Polo commentato al dopolavoro della Fiat…
Il rischio per chi si metteva sia dietro che davanti alle telecamere. Inciso: perché Tri-Vi e non Tricamere? Perchè ogni volta che veniva usato questo termine i responsabili dei Service che noleggiavano i mezzi ti mettevano tre telecamere al posto di una per lucrarci su, dicendo che non avevano capito… Riprendo il discorso… il rischio era enorme. Come essere al Colosseo 21 secoli prima, come essere scoperto a “leggere” una copia di Playboy durante un congresso del Woman’s Lib, come cercare di transitare all’ora dell’uscita dei bimbi da un asilo con una macchina in mezzo a quelle delle mamme col Suv.
Da ciò si capisce uno dei motivi per il quale ero stato tempotrasferito 97 anni dopo, visto che nel Network statale nato dalla fusione di “mamma” con “suemittenza” non voleva lavorare volontariamente nessuno come operativo… Certo i funzionari esistevano anche allora, ma quelli chi li ammazza…

ATD

la prima pagina di ATD, anno 1986

-Questo è l’incipit (come dicono quelli bravi…) di uno dei millanta tentativi di libro scritto (ed interrotto) dal sottoscritto. Voglio riproporlo perchè così, con la scusa di trascriverlo, magari mi viene la voglia di terminarlo… mah, vedremo. Intanto queste sono le prime righe:


Chissà come mai, ma quando ci si immagina il viaggio nel futuro ed il futuro stesso, l’idea che ci facciamo è comunque diversa dal presente.
A volte lo immaginiamo peggiore, a volte migliore, ma non passa mai nella mente di nessuno che il futuro può essere decisamente uguale, con piccole sfumature tecnologiche, tipo la televisione in tre dimensioni ( non il 3D decantato nel 2000 e dintorni, che era un semplice effetto ottico di sfasamento delle immagini) al posto delle tradizionali due, fatto comunque compensato da un canone televisivo tre volte più caro di quello dei miei tempi.
Come faccio a parlarne? Semplice, io ci sono stato! Dove? Beh, la domanda esatta è quando, il dove è ininfluente. Anno 2084, grazie ad un nuovo tipo di contratto a t.d. (a tempo determinato, come i contratti che si usavano una volta prima di inventarsi le formule astruse degli anni 2010 in poi…).
Va specificato che questa volta, quando dico a “tempo determinato” lo intendo nel senso letterale del termine: sono stato prelevato nel mio tempo, anno di grazia 1987, dove alla mia non più tenerissima età di 30 anni esercitavo la precaria professione di aiuto regista, e mi è stato “proposto” di lavorare ad una produzione in 3D esattamente 97 ani dopo.
Sul perché proprio io e proprio dalla mia epoca ancora è un mistero. Ad essere sinceri è ancora un mistero su come , anche nel 1987 , venissero fatte le selezioni del personale della mia azienda (a meno che tu fossi l’amico/a di qualche pezzo da novanta o viceversa…).
(…. Continua-1)

VEDIAMO DI ESSERCI

Come tante persone nella vita, si passano periodi differenti: belli, meravigliosi, neutri e purtroppo anche difficili, oltre che brutti.
Una cosa l’ho imparata in questi anni, affrontando gli uni e gli altri: affrontare sempre le cose, con la testa , con la presenza, essendoci. L’ho imparato quando mi è capitato di sentirmi sperduto, quando non mi sembrava di poter fare nulla, perchè quello che era capitato era irrimediabile. Ma ho scoperto che anche l’irrimediabile non è tale.
Certo quando perdi una persona cara, non sai più cosa fare, ti sembra che sia crollato tutto ma non è così. Perchè questa persona ti ha dato tanto, ti ha insegnato nel bene e nel male molto. Le cose che ti ha insegnato sono la sua continuità, e questo rafforza il ricordo… e il ricordo rafforza la sua presenza. Non voglio pensare al dopo, se c’è o non c’è (ovviamente mi auguro di si anche se non so come e in che modo…), ma alla continuità fintanto che siamo da queste parti. E per farlo in modo utile per se stessi e per il prossimo, affetti e non, bisogna esserci, essere presenti.
Non lasciarsi prendere dallo sconforto… qualcosa di positivo c’è comunque, basta guardare bene. Magari nascosto, non così evidente, ma qualcosa di buono c’è. Intanto cerchiamo di vedere il lato buffo, paradossale delle cose. Il mio povero papà me l’ha insegnato e ho sempre cercato di metterlo in pratica, e quasi sempre ci sono riuscito. Osservate bene quello che succede, qualcosa di strano, di incoerente, c’è sempre e se lo guardate dal punto di vista giusto, almeno un sorriso sarà in grado di strapparvelo. Questo poi ve lo farà affrontare correttamente, cosa che vi darà sicuramente maggiori probabilità di risolverlo.
Intendiamoci, non è una formula magica. Non pretendo che “oplà”, modello Mary Poppins, con un poco di zucchero, la medicina va giù…. Ma che, però, guardando bene si possa fare qualcosa di buono, ne sono certissimo. Non sto scrivendo niente di nuovo, sul “sale della vita” se n’è scritto e sdottorato… Ci sarà un motivo, se non sono io ( per citare Mourinho) “l’unico pirla” a fare queste considerazioni. Forse una base c’è.
Ho avuto la fortuna, in una vita che non sempre è stata perfetta, di aver avuto dei genitori meravigliosi finché ci sono stati e di scoprirne quanto lo siano stati quando non ci sono stati più.
Ma non se ne sono mai andati, ho un treno merci di considerazioni, ricordi affettuosi, sgridate costruttive, consigli accantonati e poi ritrovati sui quali stanno comodamente seduti, immagino ancora con quelle maledette sigarette che non sono mai riuscito a far abbandonare… E non solo loro, tanti altri cari con i loro ricordi e suggerimenti che mi accompagnano. Ma non solo io. Tutti.

MI VIENE L’ERNIA…

Il bacio di Klimt by Martina Fercioni

… per lo sforzo di mantenere quello che mi sono imposto quando ho aperto questa pagina blog: non parlare di politica, sopratutto adesso che la politica di politico ha veramente poco. Le ideologie sono morte e sepolte nonostante qualcuno giochi ancora con gli “anti” per motivare la propria posizione, quindi no, non parlerò di niente del genere. Invece racconterò del fatto che mi sono emozionato per l’ennesima volta grazie a mia figlia Martina. Dopo tutti i passi piccoli e grandi che ho seguito della sua vita, ora ce n’è stato un altro: alla fine del ciclo di studi presso la MBA ha lavorato per uno spettacolo dove ha mostrato le sue capacità professionali. La foto è di un suo progetto realizzato per questo spettacolo ed io, da bravo papà , mi sono emozionato. Poi l’ho riguardato anche dal punto di vista professionale e l’ho trovato maledettamente ben fatto… e questo ha accresciuto l’emozione e la soddisfazione. E’ una cosa che cerco sempre di fare: ok le emozioni, ci mancherebbe altro, poi la valutazione professionale emerge e cerca di capire il valore vero , per capire se è giusto, se devo suggerirle qualcosa o no.
Tra questa riga e le precedenti sono passate un paio d’ore e una cena, oltre a leggere qualche social: sono sempre più convinto che questo blog deve rimanere pulito. Anzi, avviso a chi si è registrato (cosa che mi stupisce ancora e che ringrazio comunque molto), per favore , parliamo e scriviamo di tutto fuorché di politica: ne sono disgustato. Io sono cresciuto in un periodo in cui lo scontro ideologico era duro, a volte durissimo, ma onesto. Le discussioni si facevano faccia a faccia, a volte si veniva alle mani, ma non ci si nascondeva dietro una tastiera o uno pseudonimo… Questo è l’ultimo scritto in cui accenno anche alla lontana a polemiche più o meno attuali. Meglio “il Bacio” by Martina…

cose semplici

…ma belle, anzi essenziali.

Come l’amore e la gioia che ti può dare un amico a quattro zampe. Se guardate questa foto non c’è alcun bisogno di spiegazioni. Da quando c’è lui, sono ringiovanito di un bel po’. Non quantifico per motivi di scaramanzia ma i miei over sessanta sono diventati under.
Poi gli acciacchi ci sono, ma anche per quelli l’amicizia diventa un lenitivo molto efficace, oltre a imporre anche il fatto di muoversi che non fa mai male… Non scrivo altro: parla la foto!

POCHE E CONFUSE

Pausa all’ombra…

Questa volta Ipod Inspirator sta sciorinando una serie di pezzi di Annie Lennox con e senza Dave Stewart… dalle ballads al primo electronic rock. Buone Vibrazioni, per citare i Beach Boys…
Ma veniamo a noi, è un incipit mix con un pò di tutto dentro.
Se dovessi seguire i miei pensieri di queste ore sarebbero orientati all’idea che mi balla per la testa da un pò di tempo: quella di affiancare al mio Mou un altro/a cagnolotto/a. Con tutti i problemi che può comportare… Mou ha un carattere meraviglioso con gli umani e i bimbi ma è selettivo con i suoi simili: se maschi in particolare. Quindi sto guardandomi in giro e più ne vedo e più me li porterei tutti a casa, ma con i mille “se” e “ma” del caso. Prima cosa , dovrebbe vedere e di conseguenza scegliere il diretto interessato: le convivenze imposte dalla famiglia non vanno bene per gli umani, figuriamoci per i quattro zampe. Per semplificare la cosa abbiamo fatto, forti della frequentazione assidua tra uomo e cane, alcune categorie per cercare di facilitare la scelta: meglio femmina, le accetta sicuramente di più anche se chirurgicamente inattivo…
Prima indicazione. Seconda: lui da cucciolo trovatello pare sia stato per diverso tempo vicino a setter e per i quali dimostra molta simpatia e quindi potrebbe essere una buona scelta.
Poi comunque occorrerà pazienza, farli stare assieme e vedere, come per le coppie umane, se funziona… Siamo passati a Santana intanto, album Trascendance… Intanto quel genio del mio cane, nel rientrare a casa, prima di passare il cancello, vede dall’altra parte della recinzione un suo “nemico”, un bull-terrier con il quale non va d’accordo: parte abbaiandogli contro senza rendersi conto che c’è un palo della luce vicino e ci sbatte contro con una zampa posteriore. Scena del cane ferito: zoppia, zampa sollevata, faccia contrita… Dopo due minuti davanti alla sua ciotola con la pappa dentro, scordato tutto… Potere taumaturgico delle crocchette.

tocchiamo ferro… tutto bene…

Mou Cucciolo

Uno di quei giorni che ti guardi intorno, cercando di capire da dove arriverà la mazzata, e questa non si palesa. Pensi che, come tradizione vuole, qualche cosa storta debba arrivare, e invece non arriva. Così continui a rimanere sul chi vive e non ti godi la giornata, che per una volta, una delle poche, è tranquilla. Passeggiata a piedi con Mou al Parco, nessun incontro/scontro con altri cagnoni, anzi: un incontro felicissimo con un suo vecchio (è il caso di dirlo perché ha la rispettabile età di 15 anni) amico. Riconosciuto dopo diversi anni di lontananza e affrontato come se fosse ancora cucciolo, in modo affettuosissimo. Giornata né troppo calda e nemmeno fredda, con una lieve brezza a mitigare il tutto. Siamo così prevenuti verso la felicità (o la più possibile serenità) che quando capita, non ce la godiamo. Dovremmo forse affrontare le giornate più serenamente, tanto se ci deve capitare qualcosa, succede anche se stiamo attenti. Quindi perché rovinare quel poco che ci viene dato? Viviamo serenamente. Se c’incazziamo non cambia nulla e perdiamo la lucidità per affrontare correttamente le cose.
Questo è il tipico post che nasce scrivendolo: originariamente avevo in mente di scrivere d’altro, qualcosa ancora pescando nel mio (lungo) passato, poi ho visto questa foto, ho realizzato che la giornata poteva non essere raccontata perché tutto (sinora) è rimasto nella normalità e da qui è nato…

Mou stamattina, al sorgere del sole…

Nomen omen…

un vecchio banner di molti siti fa…

Non voglio tediare chi non è interessato riguardo a storie di famiglia… per quello c’è già il sito www.fercioni.com.
Invece la mia intenzione è quella ricercare di spiegare cosa può significare il portarsi dietro un cognome “pesante” o che in passato lo è stato. Senza entrare nel merito, il mio lo è stato grazie a mio nonno e ai miei genitori e zii.
Questo , per lo meno è una mia sensazione, ha condizionato una buona parte della mia vita e , almeno un pò, lo fa tuttora. Lasciando da parte l’orgoglio di aver avuto nel mio passato persone che hanno fatto cose importanti, l’eredità mentale è quella di dover essere e rimanere al loro livello. Cioè di fare qualcosa di significativo, qualcosa che nel futuro faccia dire a mia figlia o a persone vicine di essere stati orgogliosi di me.
Il lato negativo è che poi diventa una catena quasi inevitabile e non so se questo sia giusto. Il rischio è quello di far diventare tutto ciò un peso o un aratro, una cosa che invece di stimolare possa poi frenare la propria strada normale.
Intendiamoci, non sono poi sicuro che questo magari non abbia influito, quando si è trattato di scegliere un mestiere, tra alcuni forse più remunerativi e anonimi e altri potenzialmente più evidenti ma magari meno “interessanti”. Tutto sommato spero di aver fatto le mie scelte nella vita, lavorativa e non, in base a quello che mi interessava fare di più e non quello che mi avrebbe fatto guadagnare maggiormente. Qui ci saranno commenti sicuramente ironici o negativi. Spero che qualcuno che capisca la cosa ci sia. Faccio ancora il regista televisivo da trent’anni e da più di quaranta considerando precedentemente la radio e la televisione con altre mansioni. Avrei potuto continuare a fare il copy o il grafico o finire architettura e lavorare su altri tipi di idee. Invece sono ancora qui, con uno stipendio come tanti che lavorano come dipendenti, sicuramente non male ma senza essermi arrampicato a tutti i costi più in alto. Fondamentalmente non mi interessava farlo: fino ad un paio d’anni fa ho lavorato su cose che mi piaceva fare, adesso per contingenze differenti magari un pò meno… Ma come si usa dire :”… tirare la lima e lavorare in fonderia, sono un’altra cosa…”

PIù IN ALTO…

una laboriosa salita…

Le piccole grandi cose… Una parola gentile di qualcuno, uno sguardo complice del tuo cane, il sentire vicina una persona cara. Tutte cose che a piccole dosi ti rimettono in pista e (un pò) in pace con il mondo, e soprattutto bilanciano l’enormità di altre cose che normalmente non solo non ti mettono di buon umore ma ti ribaltano l’animo. In realtà basta poco, soprattutto deve dipendere da noi: come in tutte le cose deve partire dalla disponibilità d’animo, dalla voglia di farlo. Un pò come per gli stati di esaurimento, stress, depressione: i medicinali servono per spezzare “la catena” della negatività, ma poi il resto deve venire da dentro. Chi l’ha vissuto, lo sa: l’ipocondria, le crisi di panico e simili, si vincono da dentro. Così come siamo noi stessi ad accumulare i sintomi, dobbiamo essere noi a tirarcene fuori. Se sono problemi reali si affrontano come quelli immaginari: anzi, una volta individuati, secondo me, sono proprio questi ultimi ad essere più facilmente risolti. Perchè il nemico lo conosciamo benissimo, come lui conosce noi: siamo noi stessi, quindi lo possiamo fregare… Mi sto rendendo conto di scrivere come parlavo quando ero davanti ad un microfono in radio : di palo in frasca saltabeccando tra un argomento e l’altro. Forse è per quello che la radio è il periodo che tuttora rimpiango maggiormente. Anche adesso parlo ad un microfono… però rompo le scatole solo a chi parlo nell’intercom: cameraman, rvm, assistenti, audio e chi c’è in quel momento… Poveri loro…

regia studio 6 Sky

SI RIFLETTE…

…in un modo o nell’altro…

…e per farlo bisogna macinare tempo e meningi… Perchè scrivere per scrivere è come parlare per parlare. Riempi file (o fogli, se sei analogico) al posto della bocca e delle orecchie di chi è costretto a sentirti, ma l’effetto è uguale: vuoto cosmico e per niente comico, se non involontariamente.
In questi giorni di pausa-blog ho rivisto vecchi amici, nuovi sconosciuti e persone potenzialmente amiche prossime. E questo mi ha consentito di ragionare, riposare e realizzare un pò di idee e concetti. Se poi abbiniamo a tutto ciò il fatto che lavorativamente è la settimana più scarica dell’anno e quindi anche sul posto di lavoro c’è stato tempo di pensare, direi che non ci si può lamentare. L’unico lato negativo è che col poco da fare ci sono anche pochi stimoli. Il patatone fotografato è stato bravissimo, un vero e proprio Mou Special Can … e quindi anche lui non ha dato spunti se non quello di rilassare e rilassarsi… Se proprio vogliamo trovare qualcosa di negativo, dobbiamo andare a trovare la mia squadra di basket, l’Olimpia Milano, che ha perso l’unica partita che non poteva permettersi di perdere e lo ha fatto anche nel modo più evidente, con Coach Pitino in panchina e Nick Calathes sul campo a spiegarci come si giocano e si allenano queste partite. Ora siamo in quel momento in cui quelli bravi scrivono “… non tutto è perduto, però…” E’ il però che mi preoccupa…