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commento?

repertorio vacanziero di … almeno dieci anni fa

Di questi tempi la fatica maggiore è rimettersi sulla tastiera, poi le cose vengono fuori, magari non molto coordinate ma vengono.
Sopratutto quando , in tempi di virus , uno vive tutt’altro in piena crisi ipocondriaca, con tutti i sintomi del mondo, anche quelli che non c’entrano nulla.
Ammiro tantissimo quelli che sono riusciti a preoccuparsi della realtà anzichè delle pippe autogenerate dal proprio organismo che ti vuole punire chissà perchè… Io sguazzo quotidianamente in svariati sintomi, alcuni reali e altri meno, tutti mixati come non mi riusciva quando lavoravo in radio… Comunque, saltando di palo in frasca, in questi mesi le email più frequenti sono di nuovi iscritti WordPress al mio blog, cosa che mi riempirebbe di orgoglio se riuscissi a capire il perchè. Non ce n’è uno italiano e questo è già strano. Ancor di più il fatto che siano utenti che si limitano a iscriversi e a modificare la password. Nei primi mesi di vita di questo blog, arrivavano commenti, in inglese ma arrivavano. Da un certo periodo in poi, tantissimi iscritti e zero commenti, cose strane dal mondo del web. Intanto chiedo conferma a quelcuno dei miei (ipotetici) lettori: il sito viene tradotto in inglese o siete voi che lo fate? Perchè, chi mi legge lo sa, non scrivo un italiano sempre lineare, anzi, quasi mai. Sono abbastanza involuto nella mia fraseologia e questo non semplifica le traduzioni, anzi…
Comunque nel caso sappiate darmi una risposta, usate il tastino commento , e vediamo se qualcuno sa darmi una risposta plausibile.
Grazie

consapevolezza

Sembra quasi un titolo serio, e forse per una volta lo è… Nasce da una cassiera intelligente dove stavo pagando la spesa appena fatta.
Ovviamente, dati gli attuali quarti di luna, distanza di sicurezza, plexiglass a separare il punto più vicino tra noi ed entrambi mascherine, o meglio, lei mascherina e io scaldacollo da moto tirato fin sopra il naso. Finisco di caricare il carrello, pago e un istante prima di salutare, lei mi fa :”… forza, torneremo a vederci in faccia senza mascherina…”. Attimo di perplessità e riconosco la persona: una delle “amicizie di cane”, quelle nate in giro per il paese o per il parco. Poi continua: “.. sa cosa ho notato in questi giorni , guardando sopratutto gli occhi della gente? Un cambio totale di atteggiamento: adesso vedo la consapevolezza. Non c’è più quello sguardo sfuggente e seccato per gli obblighi imposti, ma un misto di attenzione, tristezza, a volte preoccupazione, ma mediata dal fatto di essere attenti a tutto quello che si fa…”
Ci siamo salutati con la promessa di rivederci a volto libero, e possibilmente libera anche la serenità che in questo momento è forse l’unica cosa che non c’è.
Teniamo duro tutti amici e amiche, teniamo duro…

DIFFICILE…

non è l’Egitto, è un tramonto sulla statale per Vimercate…

… Mantenere il sense of humor in questa situazione. E’ vero che c’è sempre un modo di vedere le cose che può far sorridere, magari con un retrogusto amarognolo, ma sempre sorriso è, però qui e ora è difficile. Più che altro perché non se ne vede la fine, o semplicemente l’inizio della discesa che non comincia, lo scollinamento. Come quando fai un sentiero in salita e questo non sembra terminare mai, come la volta della celebre (per chi c’è stato) salita in Egitto al Monte Sinai, a vedere l’alba… Ovviamente è un percorso che fai di notte con l’aiuto di torce di ogni genere, anche perché di giorno le temperature non lo consentono. Non che la notte la situazione sia migliore, nell’altro senso: il freddo qui è freddo vero e siccome tu, turista, vieni dalle spiagge del Mar Rosso, dove , se non ci fosse l’aiuto del vento saresti arrosto in pochi minuti, diciamo che lo senti , eccome.
Tornando al tema principale, lo scollinamento di questa epidemia non c’è ancora stato e sicuramente le diatribe politiche e non sul chi, sul come e su come venirne a capo, non aiutano il personale medico che sta cercando di aiutare chi si è ammalato. Voglio rimanerne fuori da questo tipo di polemiche, non aiutano e non portano da nessuna parte. Ci sarà tempo per andare a prendere per le orecchie chi l’ha fatta fuori dal vaso e chi si è messo di traverso: ora la cosa principale è venirne fuori e al più presto. Intanto, per chi sta dando retta alle indicazioni di starsene a casa ( per fortuna , la maggioranza), cerchiamo di dare un senso alla cosa. C’è chi riordina la casa, c’è chi riscopre il piacere di leggere, riordinare i miliardi di foto che grazie al digitale infestano ogni tipo di memoria, dai computers alle macchine fotografiche, agli smartphone, agli hard disk. Oppure aggiustare quella particolare cosa che avevamo lasciato da parte perché rotta, scrivere, disegnare, imbiancare casa, insomma, fare quello che si è rimandato con la scusa di “quando avrò un attimo di tempo…”. Beh, adesso quel tempo ce l’abbiamo, ne possiamo fare di cose… Alla peggio, dormire. Schiacciare un pisolino quando ci viene voglia di farlo, non abbiamo nessuno che ce lo impedisce, non è male e non fa male a nessuno. Poi chissà che al risveglio ci sia qualche buona notizia..

tu chiamale se vuoi…

pensieri e parole…

Tra uno scaldacollo da moto usato come mascherina e passeggiate col cane sempre più ridotte per mancanza di obiettivi ( i parchi sono chiusi), passano le giornate.
In attesa di non si sa cosa, mentre si sa quello che si spera: che le cose tornino con una sembianza di normalità, anche se tutti siamo sicuri che non saranno più come prima.
Non sarà come la fine della guerra, dove un documento chiude (almeno sulla carta) le violenze e gli scontri. Sarà una cosa progressiva, poco alla volta, senza quella sensazione che ti fa tirare il famoso sospiro di sollievo (senza la mascherina…) e con il rischio che finchè non ci sarà una cura, qualcuno infetto bussi alla porta.
Di sicuro, faremo scorta delle esperienze vissute: sapremo come ci si deve comportare, almeno chi ragiona lo farà. Per i fessi speriamo ci pensi il virus, magari in forma blanda, ma che gli faccia capire che nessuno è invulnerabile e che se ti dicono di startene a casa, forse è meglio farlo. Di sicuro stiamo imparando che veramente la propria libertà finisce dove comincia quella di chi ti è vicino e viceversa , e il rispetto diventa fondamentale in entrambe le direzioni. Stiamo imparando a organizzarci il tempo in casa, il cosa fare, l’apprezzare la compagnia da un lato e rispettare la solitudine dall’altro. Dopo questa solitudine imposta magari saremo più tolleranti in mezzo alla gente, sperando che questa abbia imparato a non esagerare…
Nel frattempo siamo ancora in mezzo a quest’epidemia, dove c’è gente che soffre ( e a volte muore…), dove c’è gente che si sbatte per curare chi è malato e dove chi nega l’evidenza se ne frega e continua a fare quello che vuole. Ma è storia vecchia, anche Manzoni nei suoi “Promessi Sposi” racconta di storie simili durante la peste e anche il Boccaccio nel Decameron, sempre in un’occasione simile, narra storie ambientate nel periodo. Si vede che le epidemie stimolano la creatività… Aspettiamo qualche opera omnia scritta in questo periodo, l’occasione è propizia. Covid Tales…

settimane vuote?

by Sister

Sto cominciando a ricredere a quell’algoritmo che che in base alla data di nascita ti assegnava tre curve, i bioritmi : fisico, emotivo e intellettivo. Un giorno sei al settimo cielo, ti senti capace di fare qualsiasi cosa, vedi tutto in chiave positiva e riesci a ragionare correttamente su qualsiasi tema ti venga proposto. Hai voglia di fare, non ti accontenti di passare il tempo in qualche modo e sei sempre orientato nella direzione giusta.
Poi passa un giorno e comincia ad incrinarsi qualcosa, scattano i però, gli insomma, i dubbi cominciano ad aleggiare e la direzione dove andare non è più così certa.
Scivola via un’altra giornata e cominci a pensare che il mondo ce l’abbia con te, ovviamente il tempo meteorologico si allinea o ti sembra che lo faccia (che è la stessa cosa), la voglia di fare qualcosa si trasforma in necessità di stare il più fermi possibile, magari immobili che è meglio, che siano gli altri a muoversi, a spostare aria e cose.
Poi le curve si sfasano… Facendo un conteggio facile facile (ci sono centinaia di siti che hanno le formule e i link per calcolarli) oggi per esempio io attraverso punti critici sia emotivamente che intelletualmente, mentre sarei al top da l punto di vista fisico… Pensa quando sarò in crisi pure lì…
A parte gli scherzi ce n’è per tutti e alla fine ti viene da pensare che ci sia molta attendibilità in questo calcolo , visto che viene usato anche nello sport nella gestione di atleti durante determinati periodi.
Poi non c’è la curva della tigna, della testardaggine e della forza di volontà, e poi se proprio va male ci si può sempre affidare al saggio…

LONG TRAIN HOME

serenità

Non sono abituato a scrivere mentre vado a trecento all’ora, però ci provo. Più o meno a metà del viaggio, tra Napoli e Milano su di un treno ad alta velocità (e oggi anche comodità, visto il posto molto confortevole), con la musica del mio Ipod nelle orecchie, tra un sonnellino e l’altro conciliato dal movimento è il momento di rimettere in movimento le meningi… Come al solito non c’è niente di meglio che allontanarsi per avere una visuale migliore di tutto quello che normalmente ti è vicino. Casa, famiglia, lavoro e e tutto quello che fa parte abitualmente della vita quotidiana..e rendersi conto che mancano è paradossalmente di conforto.
Vedere che continuano ad essere importanti, che il tempo non ha intaccato gli affetti, che la routine non è riuscita ad macinare i rapporti con il mio (molto) prossimo.
Ed è la stessa sensazione di sicurezza, tranquillità e perché no, di benessere, che si ha quando si è vicini alle persone care. Sarò anche condizionato dall’effetto Christmas, quello che ci rende momentaneamente (speriamo di no) più buoni, ma confido nel fatto che sia una cosa più duratura, perché nata molto prima delle feste…

Sono passate quasi 24 ore da queste righe, sono a casa e quel senso di tranquillità persiste, ed è un buon segno. Anche perché da buon meteoropatico dovrei essere di pessimo umore: qui il grigio più grigio del grigio è il colore dominante del cielo, con una pioviggine noiosa e fastidiosa, che ti toglie la voglia di uscire e di fare qualsiasi cosa.
Però, mi giro, vedo la mia famiglia in giro per casa, il mio cane che chiede coccole e crocchette, qualche apparecchio televisivo o radiofonico in sottofondo che non dice niente di particolare ma crea una base sulla quale parlare, ragionare e mettere i miei sempre presenti acufeni in seconda fila e tutto sommato va bene così.
La settimana si propone abbastanza neutra, con impegni sui generis al lavoro, riunioni, qualche special natalizio da registrare e nel week end l’ultima giornata del campionato di calcio da produrre prima della pausa natalizia.
Ad incastro in questi impegni, visite presso qualche amico e parente per gli auguri, gli ultimi acquisti per i regali e “varie ed eventuali”. Insomma, una discreta normalità che è indice di quello al quale bisognerebbe aspirare sempre: non la tanto aspirata felicità ma una serenità abbastanza costante, non noiosa ma neanche faticosa… Insomma : Serene Feste.<

GELO, GELO, MANCA…

Foglie, foglie mie…

Per qualche minuto mi è venuta la tentazione di trasformare questo blog in un vlog (blog video) , o in un flog (blog fotografico) per evitare che diventi un nlog (un blog di niente…). Poi ascolto un brano musicale, guardo fuori dalla finestra, accarezzo il mio cane, scambio quattro chiacchiere con persone conosciute al parco , vedo cose, ci penso su e a questo punto tutto torna al suo posto.
Non è solo una giornata fredda di dicembre, e nemmeno una giornata vuota.
Perchè solo nell’oretta e mezza passata al parco con Mou, il mio cagnone, ho conosciuto una decina di persone con altrettanti cani e altrettante storie. Anche il trasferimento da casa sino all’ingresso del parco ha una storia: è il primo viaggio che Mou fa sulla nuova macchina, più spaziosa per lui, ultimamente costretto nel piccolo bagagliaio della Smart di prima. Ed è stato particolarmente apprezzato, al punto che ad un certo momento non vedo più la testa , guardo girandomi un attimo e lo vedo sdraiato e rilassato sulla sua copertina con aria soddisfatta. Poi la passeggiata al Parco di Monza, incontrando persone e cani di tutti i generi : da piccolini abbaiosi sulla difensiva a giganteschi simil-maremmani di 75 kg rilassati e rilassanti dove , il mio che normalmente sembra essere un cane di taglia grande, in confronto sembra meno della metà.
Poi, ogni tanto delle vecchie conoscenze con le quali il gioco è parte obbligatoria della passeggiata. Il tutto intervallato dall’attenzione al fatto che non si ingurgiti il letame sparso a piene mani dai contadini.
Avete presente un cane affettuoso che ti si avvicina con tanto di fiatella letamata? E’il lato meno bello di una delle cose più belle del mondo, l’affetto incondizionato che i pelosoni ci donano…
Una nota che sembra un annuncio di Pubblicità Progresso ma che non mi stancherò mai di fare: Il cane non è un oggetto, non è un regalo, è un essere vivente che non può e non deve essere accantonato o abbandonato. Se decidete di condividerne del tempo, sarà un pezzo di vita in comune, e lui(lei) ne sarà un pezzo importante quanto tutti gli altri. E in seconda battuta, se avrete il coraggio (perchè ce ne vuole) di entrare in un canile, sarà un’esperienza importante, vi renderete conto di molte cose…

X… FACTO!

Il dubbio sul titolo era tra quello che vedete e “detto… Factor”… messo male, dite? Abbastanza… Però la serata è passata volentieri, ma facciamo un paio di passi indietro. Quanti anni sono che Sky si è caricata sulle spalle questa mega produzione? Tanti e da altrettanti che sulla intranet dell’azienda ci sono dei biglietti a disposizione dei dipendenti, ovviamente da vincere mediante qualche gioco. Siccome dove c’è un gioco io ci provo, e , sempre da quei tanti anni che non ho mai vinto un tubo, e siccome sono un Capricorno quindi testardo solo come noi nati a cavallo tra un anno e l’altro siamo, ci riprovo.
Lo faccio distrattamente, pronto all’ennesimo : “… riprova la prossima volta, sarai più fortunato…” . E invece esplode sullo schermo del PC “…hai Vinto..” No dai! Riguardo ed è proprio così, non è uno scherzo.
Da lì comincia la preparazione della serata: ora, prima regola di questi premi è che a usufruirne deve essere per uno dei due biglietti il dipendente in questione. Quindi mandare moglie e figlia è impossibile. Allora aspetto che se la sbrighino tra loro: ovviamente sarebbe stato bello andare con entrambe ma il regolamento non lo prevede.
Alla fine viene Martina , mia figlia. Ritiro i biglietti, andiamo a mangiare insieme e chiacchieriamo come non mi capita da tempo e inizia una serata bellissima, per la compagnia , per avere passato un pò di tempo insieme e per avere condiviso uno spettacolo nello spettacolo. La trasmissione l’abbiamo vista enne volte ma dal vivo è un’altra storia e non perchè c’è la televisione o le canzoni live, cose al quale, visto il lavoro che faccio, sono più che abituato… Ma perchè è entusiasmante la macchina di come è organizzato tutto, la bravura dei macchinisti, di chi prepara ad un metro di chi canta e presenta le scene, facendo apparire e scomparire le cose come per magia. Invece è bravura, professionalità, sincronismi provati tante e tante volte e rendono ancora più entusiasmante lo spettacolo…
Insomma Ok lo spettacolo, ok le canzoni e i cantanti, ma sopratutto ok stare con la propria famiglia e condividere cose che piacciono, insieme.

bric a brac

L’ultimo post parlava di questo nuovo torneo e (per me e per molti spettatori) nuovo sport che si andava ad affrontare. Il mio primo impatto con il Padel è stato per metà stimolato su come valorizzarlo e l’altra metà impaurito per le difficoltà oggettive nelle riprese…
Spiego: la parte positiva nasce dal fatto che è uno sport con atleti che devono avere una reattività e agilità particolare con dei tempi molto rapidi di gioco. Tutto ciò ti invita a effettuare riprese che sottolineino queste caratteristiche e le trasmettano a chi le guarda da casa.
A spaventare sono i problemi che il campo di gioco ti impone: il campo è racchiuso in una gabbia (pareti laterali e ultimo metro di quelle di fondo) e di vetro trasparente i due lati corti con i relativi angoli.
Ovviamente le telecamere non possono entrare nell’area di gioco, quindi le riprese vanno fatte attraverso le superfici di cui sopra…
E’ uno sport mediamente nuovo per la maggioranza delle nazioni a parte il Sudamerica dove pare sia nato e la Spagna ed il Portogallo in Europa, dove si sono già trovati a dover affrontare il problema riprese Tv ed a codificarle. Intanto i tornei importanti vengono fatti in impianti chiusi: palasport, padiglioni fieristici e comunque in posti dove la luce possa essere costante e limitare al massimo i riflessi.
La “gabbia” di gioco è costruita in modo da avere meno superfici solide che ne ostruiscano le riprese e la vista del gioco e gli spazi per le telecamere sono favoriti per poter rendere al meglio il tutto.
Noi dopo una prima partita dove era più quello che non si vedeva che quello che si vedeva abbiamo aggiustato il tiro e siamo riusciti a produrre immagini che raccontassero correttamente il gioco.
Non è stato facile. Nè breve (5-6 ore di riprese al giorno).
Ma alla fine, citando Eduardo in Napoli milionaria!: “adda passà a nuttata!”

Dalla Padel nella brac…?

polvere….


Battutaccia, se ce n’è una…. Tra due giorni comincerò le riprese di uno sport che in Italia non se sia mai stato prodotto e mandato in diretta: il Padel (o Paddle per gli anglofoni)… Per chi non sa cos’è lo spiego in poche righe: è un tennis tra quattro “mura”. Campo di 20 per dieci con lo stesso disegno a terra del tennis a parte i due corridoi laterali usati nel doppio. La differenza è che ci sono quattro pareti a circondare il campo e sono superfici di gioco, cioè se la palla tocca quelle a fondo campo puoi rigiocarla nel campo dell’avversario, Nei tornei, per far vedere la partita al pubblico le azioni i muri vennero sostituiti con vetri alti tre metri più una rete sui due lati corti, la racchetta è di legno con forellini e le palline sono le stesse del tennis, regole e punteggi pure. E’ tutto nuovo per tutti noi che ci lavoriamo: io ho fatto indigestione di filmati sudamericani (prevalentemente argentini) dove è molto praticato e spero di aver digerito regole e automatismi.
A parte questi dettagli, è una cosa nuova (per me e per chi non l’ha mai vista) e quindi è una sfida e come tale va affrontata. Quindi primo giorno di montaggio e prove e poi vai con le riprese, sperando di affrontarle nel modo giusto.