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settimane vuote?

by Sister

Sto cominciando a ricredere a quell’algoritmo che che in base alla data di nascita ti assegnava tre curve, i bioritmi : fisico, emotivo e intellettivo. Un giorno sei al settimo cielo, ti senti capace di fare qualsiasi cosa, vedi tutto in chiave positiva e riesci a ragionare correttamente su qualsiasi tema ti venga proposto. Hai voglia di fare, non ti accontenti di passare il tempo in qualche modo e sei sempre orientato nella direzione giusta.
Poi passa un giorno e comincia ad incrinarsi qualcosa, scattano i però, gli insomma, i dubbi cominciano ad aleggiare e la direzione dove andare non è più così certa.
Scivola via un’altra giornata e cominci a pensare che il mondo ce l’abbia con te, ovviamente il tempo meteorologico si allinea o ti sembra che lo faccia (che è la stessa cosa), la voglia di fare qualcosa si trasforma in necessità di stare il più fermi possibile, magari immobili che è meglio, che siano gli altri a muoversi, a spostare aria e cose.
Poi le curve si sfasano… Facendo un conteggio facile facile (ci sono centinaia di siti che hanno le formule e i link per calcolarli) oggi per esempio io attraverso punti critici sia emotivamente che intelletualmente, mentre sarei al top da l punto di vista fisico… Pensa quando sarò in crisi pure lì…
A parte gli scherzi ce n’è per tutti e alla fine ti viene da pensare che ci sia molta attendibilità in questo calcolo , visto che viene usato anche nello sport nella gestione di atleti durante determinati periodi.
Poi non c’è la curva della tigna, della testardaggine e della forza di volontà, e poi se proprio va male ci si può sempre affidare al saggio…

LONG TRAIN HOME

serenità

Non sono abituato a scrivere mentre vado a trecento all’ora, però ci provo. Più o meno a metà del viaggio, tra Napoli e Milano su di un treno ad alta velocità (e oggi anche comodità, visto il posto molto confortevole), con la musica del mio Ipod nelle orecchie, tra un sonnellino e l’altro conciliato dal movimento è il momento di rimettere in movimento le meningi… Come al solito non c’è niente di meglio che allontanarsi per avere una visuale migliore di tutto quello che normalmente ti è vicino. Casa, famiglia, lavoro e e tutto quello che fa parte abitualmente della vita quotidiana..e rendersi conto che mancano è paradossalmente di conforto.
Vedere che continuano ad essere importanti, che il tempo non ha intaccato gli affetti, che la routine non è riuscita ad macinare i rapporti con il mio (molto) prossimo.
Ed è la stessa sensazione di sicurezza, tranquillità e perché no, di benessere, che si ha quando si è vicini alle persone care. Sarò anche condizionato dall’effetto Christmas, quello che ci rende momentaneamente (speriamo di no) più buoni, ma confido nel fatto che sia una cosa più duratura, perché nata molto prima delle feste…

Sono passate quasi 24 ore da queste righe, sono a casa e quel senso di tranquillità persiste, ed è un buon segno. Anche perché da buon meteoropatico dovrei essere di pessimo umore: qui il grigio più grigio del grigio è il colore dominante del cielo, con una pioviggine noiosa e fastidiosa, che ti toglie la voglia di uscire e di fare qualsiasi cosa.
Però, mi giro, vedo la mia famiglia in giro per casa, il mio cane che chiede coccole e crocchette, qualche apparecchio televisivo o radiofonico in sottofondo che non dice niente di particolare ma crea una base sulla quale parlare, ragionare e mettere i miei sempre presenti acufeni in seconda fila e tutto sommato va bene così.
La settimana si propone abbastanza neutra, con impegni sui generis al lavoro, riunioni, qualche special natalizio da registrare e nel week end l’ultima giornata del campionato di calcio da produrre prima della pausa natalizia.
Ad incastro in questi impegni, visite presso qualche amico e parente per gli auguri, gli ultimi acquisti per i regali e “varie ed eventuali”. Insomma, una discreta normalità che è indice di quello al quale bisognerebbe aspirare sempre: non la tanto aspirata felicità ma una serenità abbastanza costante, non noiosa ma neanche faticosa… Insomma : Serene Feste.<

GELO, GELO, MANCA…

Foglie, foglie mie…

Per qualche minuto mi è venuta la tentazione di trasformare questo blog in un vlog (blog video) , o in un flog (blog fotografico) per evitare che diventi un nlog (un blog di niente…). Poi ascolto un brano musicale, guardo fuori dalla finestra, accarezzo il mio cane, scambio quattro chiacchiere con persone conosciute al parco , vedo cose, ci penso su e a questo punto tutto torna al suo posto.
Non è solo una giornata fredda di dicembre, e nemmeno una giornata vuota.
Perchè solo nell’oretta e mezza passata al parco con Mou, il mio cagnone, ho conosciuto una decina di persone con altrettanti cani e altrettante storie. Anche il trasferimento da casa sino all’ingresso del parco ha una storia: è il primo viaggio che Mou fa sulla nuova macchina, più spaziosa per lui, ultimamente costretto nel piccolo bagagliaio della Smart di prima. Ed è stato particolarmente apprezzato, al punto che ad un certo momento non vedo più la testa , guardo girandomi un attimo e lo vedo sdraiato e rilassato sulla sua copertina con aria soddisfatta. Poi la passeggiata al Parco di Monza, incontrando persone e cani di tutti i generi : da piccolini abbaiosi sulla difensiva a giganteschi simil-maremmani di 75 kg rilassati e rilassanti dove , il mio che normalmente sembra essere un cane di taglia grande, in confronto sembra meno della metà.
Poi, ogni tanto delle vecchie conoscenze con le quali il gioco è parte obbligatoria della passeggiata. Il tutto intervallato dall’attenzione al fatto che non si ingurgiti il letame sparso a piene mani dai contadini.
Avete presente un cane affettuoso che ti si avvicina con tanto di fiatella letamata? E’il lato meno bello di una delle cose più belle del mondo, l’affetto incondizionato che i pelosoni ci donano…
Una nota che sembra un annuncio di Pubblicità Progresso ma che non mi stancherò mai di fare: Il cane non è un oggetto, non è un regalo, è un essere vivente che non può e non deve essere accantonato o abbandonato. Se decidete di condividerne del tempo, sarà un pezzo di vita in comune, e lui(lei) ne sarà un pezzo importante quanto tutti gli altri. E in seconda battuta, se avrete il coraggio (perchè ce ne vuole) di entrare in un canile, sarà un’esperienza importante, vi renderete conto di molte cose…

X… FACTO!

Il dubbio sul titolo era tra quello che vedete e “detto… Factor”… messo male, dite? Abbastanza… Però la serata è passata volentieri, ma facciamo un paio di passi indietro. Quanti anni sono che Sky si è caricata sulle spalle questa mega produzione? Tanti e da altrettanti che sulla intranet dell’azienda ci sono dei biglietti a disposizione dei dipendenti, ovviamente da vincere mediante qualche gioco. Siccome dove c’è un gioco io ci provo, e , sempre da quei tanti anni che non ho mai vinto un tubo, e siccome sono un Capricorno quindi testardo solo come noi nati a cavallo tra un anno e l’altro siamo, ci riprovo.
Lo faccio distrattamente, pronto all’ennesimo : “… riprova la prossima volta, sarai più fortunato…” . E invece esplode sullo schermo del PC “…hai Vinto..” No dai! Riguardo ed è proprio così, non è uno scherzo.
Da lì comincia la preparazione della serata: ora, prima regola di questi premi è che a usufruirne deve essere per uno dei due biglietti il dipendente in questione. Quindi mandare moglie e figlia è impossibile. Allora aspetto che se la sbrighino tra loro: ovviamente sarebbe stato bello andare con entrambe ma il regolamento non lo prevede.
Alla fine viene Martina , mia figlia. Ritiro i biglietti, andiamo a mangiare insieme e chiacchieriamo come non mi capita da tempo e inizia una serata bellissima, per la compagnia , per avere passato un pò di tempo insieme e per avere condiviso uno spettacolo nello spettacolo. La trasmissione l’abbiamo vista enne volte ma dal vivo è un’altra storia e non perchè c’è la televisione o le canzoni live, cose al quale, visto il lavoro che faccio, sono più che abituato… Ma perchè è entusiasmante la macchina di come è organizzato tutto, la bravura dei macchinisti, di chi prepara ad un metro di chi canta e presenta le scene, facendo apparire e scomparire le cose come per magia. Invece è bravura, professionalità, sincronismi provati tante e tante volte e rendono ancora più entusiasmante lo spettacolo…
Insomma Ok lo spettacolo, ok le canzoni e i cantanti, ma sopratutto ok stare con la propria famiglia e condividere cose che piacciono, insieme.

bric a brac

L’ultimo post parlava di questo nuovo torneo e (per me e per molti spettatori) nuovo sport che si andava ad affrontare. Il mio primo impatto con il Padel è stato per metà stimolato su come valorizzarlo e l’altra metà impaurito per le difficoltà oggettive nelle riprese…
Spiego: la parte positiva nasce dal fatto che è uno sport con atleti che devono avere una reattività e agilità particolare con dei tempi molto rapidi di gioco. Tutto ciò ti invita a effettuare riprese che sottolineino queste caratteristiche e le trasmettano a chi le guarda da casa.
A spaventare sono i problemi che il campo di gioco ti impone: il campo è racchiuso in una gabbia (pareti laterali e ultimo metro di quelle di fondo) e di vetro trasparente i due lati corti con i relativi angoli.
Ovviamente le telecamere non possono entrare nell’area di gioco, quindi le riprese vanno fatte attraverso le superfici di cui sopra…
E’ uno sport mediamente nuovo per la maggioranza delle nazioni a parte il Sudamerica dove pare sia nato e la Spagna ed il Portogallo in Europa, dove si sono già trovati a dover affrontare il problema riprese Tv ed a codificarle. Intanto i tornei importanti vengono fatti in impianti chiusi: palasport, padiglioni fieristici e comunque in posti dove la luce possa essere costante e limitare al massimo i riflessi.
La “gabbia” di gioco è costruita in modo da avere meno superfici solide che ne ostruiscano le riprese e la vista del gioco e gli spazi per le telecamere sono favoriti per poter rendere al meglio il tutto.
Noi dopo una prima partita dove era più quello che non si vedeva che quello che si vedeva abbiamo aggiustato il tiro e siamo riusciti a produrre immagini che raccontassero correttamente il gioco.
Non è stato facile. Nè breve (5-6 ore di riprese al giorno).
Ma alla fine, citando Eduardo in Napoli milionaria!: “adda passà a nuttata!”

Dalla Padel nella brac…?

polvere….


Battutaccia, se ce n’è una…. Tra due giorni comincerò le riprese di uno sport che in Italia non se sia mai stato prodotto e mandato in diretta: il Padel (o Paddle per gli anglofoni)… Per chi non sa cos’è lo spiego in poche righe: è un tennis tra quattro “mura”. Campo di 20 per dieci con lo stesso disegno a terra del tennis a parte i due corridoi laterali usati nel doppio. La differenza è che ci sono quattro pareti a circondare il campo e sono superfici di gioco, cioè se la palla tocca quelle a fondo campo puoi rigiocarla nel campo dell’avversario, Nei tornei, per far vedere la partita al pubblico le azioni i muri vennero sostituiti con vetri alti tre metri più una rete sui due lati corti, la racchetta è di legno con forellini e le palline sono le stesse del tennis, regole e punteggi pure. E’ tutto nuovo per tutti noi che ci lavoriamo: io ho fatto indigestione di filmati sudamericani (prevalentemente argentini) dove è molto praticato e spero di aver digerito regole e automatismi.
A parte questi dettagli, è una cosa nuova (per me e per chi non l’ha mai vista) e quindi è una sfida e come tale va affrontata. Quindi primo giorno di montaggio e prove e poi vai con le riprese, sperando di affrontarle nel modo giusto.

ADDA’ PASSA’ A NUTTATA

lumaca sommergibile

Mi scuseranno i lettori napoletani, sulla scrittura della celebre citazione di De Filippo, probabilmente sbagliata, ma il senso è quello…
Oggi sia dal punto di vista meteo che da quello di “finalmente è finita questa settimana…” ci siamo in pieno con questa citazione. Per il meteo c’è poco da spiegare se sei del nord: in due ore i temporali sono riusciti a bloccare una città come Milano che normalmente (a parte dove passa il Seveso), nell’acqua ci vive e sguazza, visto il fatto che è letteralmente appoggiata sull’acqua e sull’argilla. E i dintorni dell’Hinterland non è che siano messi meglio: sottopassi allagati, criticità ovunque uno cerchi di passare. Due mesi di siccità possono portare anche a questo e probabilmente non è finita. Qui la “nuttata” è in senso letterale.
L’altro senso è un pò più esteso: comprende si un periodo temporale, ma anche fisico e umorale.
Ogni tanto nel mio lavoro capita di lavorare in produzioni che vivono in altre nazioni e sopratutto altri fusi orari ( per fare l’esempio specifico, il Giappone). Quindi un bel sette ore di differenza, con tutto quello che consegue e cioè, visto che gli studi vengono realizzati qui, gli orari sono quel che sono, così come il metabolismo di ciascuno di noi votati al sacrificio…

Diamo tempo al tempo…

Fai una notte e la ricuperi quasi subito, fanne quattro di seguito e la cosa cambia e molto. Sopratutto se non sei più un giovanottino, non dico vecchio ma magari diversamente giovane si… Se poi aggiungi un esplosivo raffreddore incipiente con chiusura totale di naso, orecchie e gola a completare il quadro la “nuttata” non vedi l’ora che passi.
Per ora siamo a metà strada: le orecchie cominciano a sentire un pochettino di più, il naso cola di meno ma in compenso la gola martoriata si ribella e cerca di farsi sentire. Ovviamente tutto questo nell’unico giorno di riposo della settimana, e quando sennò?
Domani si ricomincia nella settimana in cui il calcio si ripalesa, prima con le coppe e poi con il campionato e relative trasferte e lì si verificherà la propria “virtute” e “canoscenza”…

STRANGE DAYS

Light my fire

Non è perché fa figo il titolo in inglese , ma è proprio per citare sia l’album dei Doors che il film distopico del ’95.
Tutto nasce da un risveglio abbastanza a cavallo con i sogni che lo hanno preceduto e che hanno creato un rimorchio nel comportamento della mattina. Poi se, guardando fuori dalla finestra vedi la classica mattina lombarda modello anni ’70, con cielo grigio e tutti i colori che si adeguano a quest’ultimo, è facile capire il collegamento con il titolo. Inoltre quando esci per la sgambata del mattino con cagnolone appresso e questo grigio sembra ancora più incombente, ti chiedi se è tutto grigio e quindi sei di cattivo umore o perché sei di cattivo umore ti sembra tutto grigio… Poi fa capolino uno spicchio di sole, ma proprio minimo minimo e questo si insinua anche nell’animo e ti rimette in pace con quello che c’è attorno. Passeggiata che ci porta attraverso il Parco di Monza (un frammento perché attraversarlo in lungo e in largo ci vorrebbero dei giorni) che sta cominciando a cambiare i colori , virando su quelli autunnali: foglie dorate miste a quelle che tengono strenuamente il loro verde. Il Lambro che ancora all’asciutto dalle poche piogge estive mostra sabbioni e ghiaie all’interno del proprio letto dove addirittura camminano e non nuotano le papere che normalmente lo popolano. In compenso la popolazione di runners, ciclisti , skaters e sbacchettatori di bastoncini nordici non manca mai a qualsiasi ora del giorno. Per fortuna anche noi che chiacchieriamo e passeggiamo con i nostri amici a quattro zampe ci incontriamo lungo i sentieri e le stradine che incrociano nel parco. Si torna a casa e la routine ci fa fare le cose che un pò ci mettono noia e un pò ci tranquillizzano per la loro normalità. Insomma la stranezza mattiniera si appiana poco alla volta e ti fa accettare quel che accade. Ma è giusto così?

SANTA NORMALITA’

Tra una discontinuità e l’altra, per fortuna, capitano alcune cose normali, classiche , tipiche del proprio tran-tran quotidiano, che ti rimettono in pace con te steso.
Paradossalmente le settimana di vacanza appena passata ( e tra l’altro l’unica di quest’anno) ci ha rilassati, ci è ovviamente piaciuta, abbiamo staccato dal quotidiano, ma ha creato discontinuità.
Così mentre prima la normale normalità, la noiosa noia e le stesse, sempre quelle, cose che si fanno , non increspavano le onde e la risacca era sempre uguale, rilassante. Dopo una rilassante vacanza completamente diversa dalla faticosa normalità si è alterato tutto: un’extrasistole nel battito normale…
Adesso, tornando nella routine del lavoro in televisione, che sfido chiunque ne conosca i ritmi a definirlo normale e rilassante, poco alla volta penso di rimettermi a regime.
Quindi, giornate in cui il momento più entusiasmante è una riunione sui massimi sistemi, che tali sono solo per chi l’ha indetta, per passare alla successiva dove ti fiondano a produrre una trasmissione o in studio o in esterna di cui nessuno o quasi sapeva nulla sino a cinque minuti prima e di cui si sa poco o niente.
Santa anormalità…

birdland

Squirrel in the Park

Quincy Jones non se n’avrà a male se intitolo questo post così, anche perché avrei potuto chiamarlo “cat’s squirrel”, che io ho conosciuto nella versione dei Jethro Tull di Ian Anderson, ma scritta da Doctor Ross nel ’61 e rifatta dai Cream nel ’66. Che c’entra?In realtà poco o niente perchè queste note le scrivo con l’aiuto sonoro di un mio vecchio iPod stracarico di musica di ogni genere: per esempio in questo momento , finito Birdland siamo andati su Carnival degli Azymuth, che per i lettori italiani è una delle musiche che sentivate in una (non ricordo quale) rubrica sportiva Rai. Però è un rincorrersi senza andare da nessuna parte in particolare… Oggi in Italia si parla sopratutto della crisi di governo: cause, concause, colpe, sua, dell’altro, dell’altro ancora, ma ora ci penso io, io sto schiscio e mi lego alla poltrona, io no perchè sono sicuro di essere rivotato… ecc.ecc.
Se volete rimanere (se lo siete ancora ) sani di mente, allontanatevi dai social per qualche giorno, siamo a livelli di derby calcistico, quando i neuroni si posizionano a seconda del colore preferito e non secondo logica.
Ma non vi preoccupate cari politici: fra pochi giorni ricomincia il campionato e tutti quelli che avevano spostato i loro bersagli sul Parlamento/Senato torneranno ad insultare obbiettivi più consoni al livello cerebrale medio e potrete continuare a mischiare le carte confondendo quei pochi che cercano di capire cosa state facendo…
Visto? Ci stavo cadendo anch’io, oh, a proposito, adesso sono Serenade to a Cuckoo di Roland Kirk ma qui eseguita dai Jethro…
Oggi è così si saltabecca da un disco ad un argomento… Dopo 4 km a spasso nel Parco di Monza vicino all’Autodromo dove si sta preparando il tracciato per il Gran Premio dell’8 settembre, chiacchierando con il mio cane e con incontri casuali ci sta.. Sopratutto dopo sei ore di diretta col Senato dove sembrava una partita di playoff negli States dove erano più quelli che si alzavano per andare (al bar? Boh!) che quelli che ascoltavano gli interventi. Meglio la musica e il Parco