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E lezioni anti ci patè

Nonsense: potrebbe essere il sottotitolo generico dei miei post e di questo in particolare. Quando sproloquiavo in radio era la matrice delle mie trasmissioni: il GianParlo era già il classico nome omen. Il passare di palo in frasca era la regola, e raramente il nesso tra un argomento e l’altro era da ricercare tra le sinapsi sparse in giro… Adesso che la pensione ha preso il sopravvento, la tentazione di rimettermi, come dicono in Toscana, “a chiacchiera” è veramente forte. Solo che le radio sono cambiate , alcune in meglio, altre molto meno: quelle nazionali sono fatte con lo stampino e quelle a scartamento più ridotto non hanno più le voci buone e scimmiottano quelle “ricche”. Oltre al fatto che un animatore Over 60 potrebbe generare sospetti e dubbi… Eppure un’autonomia di un paio d’orette dovrei essere in grado di reggerle, anche perchè le scalette offline oggi prevedono mediamente : intervento live 50″, musica 3’30”, station break 10″, cluster spot 1’30”, station break 10″,musica 3’30” … Con questa cadenza forse reggo ancora tre ore!
Se pensate che faccio parte di quella generazione che prendeva la mazzetta di quotidiani e da lì tirava fuori gli argomenti… Adesso col web , un braccio legato dietro la schiena è meno difficile. Non voglio fare il fenomeno, mi divertivo tanto allora e mi divertirei ancora adesso a intrattenere gli ascoltatori,

Voce del verbo zanzare

Inteso in milanese o lombardo, potrebbe significare “rubare”, ma nel mio caso intendo proprio quel piccolo insetto utile solo a creare prurito e certe volte a passare malattie non certo piacevoli. Perchè questo tema? Perchè ne sono vittima. perchè se assisto ad un concerto insieme ad altri 100.000 la prima puntura la prendo io! Mi presento: sono il miglior radiofaro per zanzare del lombardo-veneto. Vi lascio immaginare durante le quotidiane passeggiate con i miei cani al parco quale sia l’esito finale. Tutto il prurito minuto per minuto o l’uomo cottola…
Tema leggero oggi? Chiamatelo leggero… Intanto pensate al bene che faccio al resto del mondo attirandole su di me… Potremmo stabilire delle tariffe: per esempio se avete in programma una serata con amici in giardino e non volete attaccare quegli antipatici friggizanzare che continuano a sfrigolare per ogni vittima, mi invitate e risolvete il problema alla radice.
Ma nel frattempo tra una puntura e l’altra come va questa tarda primavera (con temperature più che estive)? Sudatamente bene, tra una rimpatriata e l’altra. Già con quelle scolastiche ho vanificato una buona parte della dieta di questi mesi. Poi cominceremo con quelle ex lavorative e faremo ulteriori danni. A proposito: di danni in quel senso né abbiamo già fatti con quella settimana all’Isola D’Elba dove abbiamo battezzato i migliori ristoranti segnalatici da mia figlia e genero. Il bello è che nonostante l’hotel in versione B&B dove speravamo di scampare i super buffet degli all inclusive, abbiamo fatto danni altrove. Anzi, abbiamo fatto molti più danni, senza dubbio. Ora , in versione casalinga e sudata, speriamo di ricuperare il malmesso… ma ve lo saprò dire tra un pò.

UN GIORNO SARA’ VERO?

… va bene sostituire il posto, ma il concetto rimane!

Potrebbe bastare la fotografia per raccontare questo post… Ma siccome sono un grafomane logorroico ci piazzo anche qualche centinaio di parole appresso. Trent’anni fa per l’ultima volta facevo vacanza. in quel dell’Isola d’Elba, mia alma mater. Prima ancora, da quando bimbo di pochissimi anni venivo portato dai nonni e poi da mamma e papà in quel di Portoferraio e dintorni. Successivamente terra di prime conquiste sentimentali e non, adolescente campeggiatore e poi da campeggiatore fidanzato. Da giovane padre, dicevo, l’ultima volta ancora in tempi di lira. Lo ricordo per il conto esorbitante dell’Hotel che fece pagare una bimba di un anno e spiccioli come un adulto. In privato sono disponibile a dirvi il nome dell’Hotel in modo da evitarlo… Qui potremmo uscire dal seminato argomentando sul turismo all’italiana dove nella maggioranza dei posti i bambini non hanno trattamenti di favore ma non vuole essere il tema del post… Ne scriveremo magari in un altro momento. Com’era prevedibile in trent’anni di cambiamenti ce ne sono stati, nel bene e nel meno bene. La bellezza dei luoghi fortunatamente è rimasta e in primavera avanzata è ulteriormente messa in risalto da una natura quasi lussureggiante: pini marittimi, lecci, sugheri, ginestre in fiore, fiordalisi, gelsomini, fichi d’india e via ombreggiando e profumando. In compenso l’uomo è riuscito a far danno anche se non in tutti i posti. Per esempio Porto Azzurro è diventata un gioiellino, migliorata molto pur mantenendo la sua immagine simile al passato. Cosa che non son riusciti a fare purtroppo a Capoliveri, che era il posto degli artisti e dove era divertentissimo far notte nelle taverne nei dintorni della piazzetta. Ora la piazza è tappezzata di dehors di baretti, il disordine e la sporcizia sui tetti e su molte strade è quasi la regola ed è diventato il punto di partenza delle tante cale e spiaggette che circondano il paese. Peccato. I panorami rimangono meravigliosi, le strade in continuo rifacimento ma divertentissime per chi ama la guida sia delle auto che delle moto. Poi ci sono i coraggiosissimi cicloturisti che alternano salite massacranti a discese dove i freni devono essere ben regolati! A questi ultimi si sono aggiunti i nordic walkers, i camminatori bacchettedotati che incuranti delle temperature, si fanno chilometri e chilometri in giro per l’isola. Poi il cibo che è in grado di soddisfare tutti i palati… insomma: i motivi per condividere la scritta sulla foto di testa direi che ci sono…

Bye

ARG…

Mondo Palla

Arg. Come argomentando, o come arguzia, oppure argento o semplicemente AAArrrghh!
Oggi è il giorno dopo gli Oscar, dopo il ceffone allungato da Will Smith allo stand up comedian di turno Chris Rock, cosa per la quale verrà ricordata questa edizione e poco altro, tipo la mancata presenza del PresidentAttore Ucraino Zelensky… E già qui stendiamo un velo impietoso su tutto ciò.
Come sul disastro che sta avvenendo nell’ex Russia Bianca dove tanta gente ci lascia quotidianamente la pelle senza alcun motivo e quelli che invece sarebbe meglio sparissero dalla faccia della terra continuano a far danno.
Oppure, molto più nel mio piccolo, dove vorrei vivere la mia pensione sentendomi realizzato e sereno e non riesco a farlo . Manca il come e il dove. Questo succede a fidarmi delle persone e delle loro parole…
Lo so, mai fidarsi, ma è la storia della mia vita. Siccome ho la tendenza a comportarmi in modo speculare col prossimo, cioè se uno è gentile io non riesco ad essere maleducato, faccio così anche quando mi blandiscono con promesse attendibili. Che poi regolarmente non vengono mantenute.
Cosa ci vuoi fare? O vai in giro con un ferro 9 (va bene anche un PW) e usi quelle persone come palline da golf, o vai a giocare a golf veramente e magari ti passa…

Cosa vuoi che succeda peggio della pandemia?

Potrebbe piovere… (Cit. Frankenstein Jr.)
Oppure potrebbe scoppiare una guerra in Europa, ma si può?
So che ci saranno diverse persone che non leggeranno più questo blog, ma avere un’opinione per adesso non è ancora vietato…
Ho un’età che non mi fa spaventare più di tanto, anche se una guerra è comunque una brutta roba, sempre e comunque. Mi preoccupo, come è logico che sia per le nuove generazioni, per mia figlia e per i figli di tutti che dovranno affrontare l’ennesimo regime aggressivo e chi lo sostiene.
Mi preoccupa avere anche tra gli amici persone che giustificano un’azione di questo genere, quasi di stampo hitleriano. Attaccare per difendersi è una vecchia e abusata formula per farsi i propri affari alla faccia degli altri, e se a farne uso è uno dei capi di governo più potenti al mondo e propriamente non uno stinco di santo visto il suo passato, Huston, abbiamo un problema… e grosso.
Anche perchè non puoi far finta di niente come ipocritamente facciamo nei confronti dei tanti scenari di guerra che accadono in tutta la terra… Qui hanno attaccato nella nostra cara, vecchia (e soprattutto vicina) Europa. Si è vero, non molto tempo fa l’avevamo dall’altra parte dell’Adriatico, ma, mi perdonino gli amici jugoslavi, gli interessi in gioco erano molto minori. Al di là della geopolitica c’era poco altro: qui parliamo di un paese con la superficie grande il doppio di quella italiana, con un Pil di 155 miliardi di dollari e con una posizione più che strategica, che fa gola a Oriente e Occidente.

PROMESSE, PROMISES

Mi sembra di essere tornato indietro di qualche decennio, quando parlavi con qualcuno che ti diceva:…”guarda, non ti preoccupare, ci penso io, ritienilo già fatto, non ci sono problemi…”. Per scoprire poi che i problemi non ci sono perchè la persona in questione si è ben guardata dal fare quello che aveva detto.
Solo che quando te lo dicono a vent’anni ti serve per imparare a non fidarti di tutto e di tutti, insomma è una lezione per il futuro…
Quando questo succede quarantacinque anni dopo, l’effetto è molto amplificato. Se poi a farti queste promesse sono perone di cui ti fidi e ti sei fidato in passato ti scoppia letteralmente il pallone in mano.
Anche perchè questo avviene in un momento della tua vita nel quale devi decidere cosa fare, un pò come quando scegli un indirizzo scolastico.
Con la piccola differenza che dopo la scuola hai il tempo e l’energia per fare, nel caso, più tentativi e più scelte.
Mentre quando vai in pensione devi decidere come impiegare le energie e il tempo (per citare il timer di Alexa) “residuo”!
L’importante è non lasciarsi prendere dallo sconforto e da tutta la fase negativa che ne potrebbe seguire, perchè se devi riprenderti da un episodio negativo è una cosa ma se devi anche combattere con te stesso, diventa una battaglia difficile da combattere e vincere.
Il nemico numero uno è il divano, luogo dove tutti i pensieri ingarbugliati si aggrovigliano ulteriormente, se questo non è frequentato dai tuoi cani in cerca di coccole. Allora i nodi si allentano e un poco di serenità si riaffaccia tra i peli morbidi e i nasi umidi. Niente roba chimica un sano naso umido e una zampa insistente che ti chiama sono più che sufficienti per spezzare il loop negativo. Poi bisogna rimettersi in moto, ma quello, se non lo fai in salita è più facile.

COME SCRIVERE UN DISCORSO DI UN PADRE AGLI SPOSI…

Marty e l’abito…

Proviamo ad immaginarci la location, cioè dove siamo e in che contesto dovrò dire tutto quello che penso degli sposi, di mia figlia, del suo futuro marito e di quello che mi butterà fuori il cuore. Dovrei essere in parte contento e in parte … sapete quando c’è nei cartoni animati il fumetto con tutti quei segni incomprensibili? Ecco quello stato d’animo ! Come da cartone animato. Poi mi rendo conto che mia figlia è felice, che lo è anche Claudio e la parte incomprensibile si attenua fino a dissolversi completamente. Mi rendo anche conto che sino ad ora ho barato: il padre tranquillo e sicuro , la nonchalance, no, non sono preoccupato né emozionato… Balle. L’emozione l’ho tenuta dentro sino a questi momenti, poi lo so che sono vicini, forse più di prima, che non vanno lontano però le emozioni non sai mai che portata hanno, finché non le provi e un mix confuso come questo non è facile da dipanare. E’ una matassa di emozioni dove trovarne i capi non è cosa facile.
Così come pensare tutti i momenti della vita di Martina da parte mia e di Nadia e quelli di Claudio da parte di Roberto e di sua mamma Nadia, contribuisce a complicare le cose se insistiamo con i ricordi: dalla prima volta che ho tenuto in braccio Martina perchè Nadia era sotto anestesia, alle volte che cercavamo di convincerla a mettere i piedini sulla sabbia dove non c’era verso di farla camminare, alle candeline di un compleanno che non volevano spegnersi, festeggiato come quasi tutti i suoi in un villaggio turistico (la fortuna di nascere in pienissima estate)…..Poi l’amore per gli animali, quasi tutti (cavallette a parte), ma i cani e i gatti in particolare: che non so se ti ho passato io o era proprio nel nostro Dna da prima… La capacità di commuoverti con poco o niente, …chissà da chi l’hai presa. E adesso il matrimonio , l’ufficializzazione di un rapporto che sin dalle prime battute a me è sembrato giusto. . Si sa che noi genitori vogliamo vedere sempre il bene per i nostri cari e anche in questo contesto non cambiamo . Quindi ragazzi, è il vostro momento, buona vita!

ruotiamo la routine

Mou e Sky
Mou e Sky

La mia fonte d’ispirazione (e di espirazione, per fortuna…) accesa e in base a cosa mi propone verranno idee… Per chi non ha letto altri post di questo blog, la suddetta fonte è un vecchissimo iPod da 100 Giga , stracarico di musica mia e di mia figlia montato su una cassa JBL . Accendo l’alimentazione, schiaccio il pulsante random e si parte: la coda di un disco della Love Unlimited Orchestra , quella di Barry White comincia per poi passare a Love’s Theme: ottimo.
Oggi caldo da Lucifero, la nuova altissima pressione africana che sta massacrando tutta l’area mediterranea, quindi le mie pale da soffitto fanno il loro, appena appena. Direte è un post o un meteo? No, sto girando attorno all’argomento che è comunque verte sul tema della fine del lavoro per Sky ( per lo meno, da dipendente, poi si vedrà..) e sul che cosa fare da pensionato. Neanche a fare apposta il cantiere di fianco a casa mia è praticamente terminato e quindi anche l’attività di umarell risulta difficoltosa. La cagnolotta 2, Sky, si è quasi perfettamente integrata sia con la famiglia che con il fratellone Mou, che dotato di una pazienza da Giobbe, le lascia fare e disfare quello che vuole, facendosi rubare cucce, divani, tappetini e quant’altro. Quindi anche da questo punto di vista l’attività è entrata in piena routine… E allora? Allora si deve accendere la lampadina, l’idea deve venir fuori. Potrei tirar fuori dalla custodia che è ancora intonsa, il drone che mi ha regalato a Natale mia figlia e che non ho ancora avuto il coraggio di provare e vedere se sono in grado almeno di farlo partire. Oppure tirar fuori la telecamera pro (frutto di trattative serrate su Ebay) e giocarci un pò. Ora l’Ipod ha tirato fuori un Grease che mi ricorda più che altro i villaggi turistici, che nei programmi di animazione mettono quasi sempre nel repertorio Olivia Newton John e John Travolta nel film icona degli anni’70, quasi ’80.
Finite le Olimpiadi, con l’arrivo in aeroporto di Jacobs, vediamo cosa tireranno fuori dal cilindro le televisioni. Un tempo, prima del balzo tecnologico in avanti dei mille canali satellitari, l’estate era il momento dei repliconi, del meglio di, delle varie “issima”. Programmi che quando facevo ancora l’assistente alla regia, smontavamo e rimontavamo con qualche fegatello per cucirli insieme e dare una certa impressione di novità. Poi capitavano (raramente), programmi nuovi legati ad eventi che costringevano gli autori a fare qualcosa di nuovo. E qui mi viene in mente Emilio’90, in coda al meraviglioso Emilio, sulla falsariga di quest’ultimo che raccontava a modo suo i mondiali di Italia’90, con quasi tutti i protagonisti della redazione più comica della tv.
Mi rendo conto di avere parlato di tutto e di niente… Prometto che la prossima sarà densissima di contenuti

Giancarlo Fercioni

IL GIORNO DELLA MARMOTTA

Ricomincio da capo - Recensione - LaScimmiaPensa.com
Groundhog Day…

Questo era il titolo originale del film , e se c’è anche un solo lettore che non ha mai visto il film, lo racconto in breve : è la storia di un giornalista che inviato in una sperduta località americana si trova a ripetere infinite volte lo stesso giorno con tutte le variabili e gags del caso…
Ecco: io, in questo periodo mi sento così. O meglio: vivo le mie giornate così. Non Ho la radiosveglia che si accende su “I Got You, Babe” di Sonny & Cher ma la sveglia di mia moglie che lei spegne per riaddormentarsi ma che in compenso desta il sottoscritto.
La colazione, sempre uguale, a causa di una dieta e di medicine da assumere durante la stessa: the con due fette due biscottate integrali con marmellata bio, una spremuta composta da due arance e un limone bevuta insieme ad una banana e per finire, una bottiglietta di yogurt liquido insieme ad un pastiglione da assumere a stomaco pieno.
Poi dieci minuti che diventano spesso venti, sdraiato sul divano a cazzeggiare su internet e dintorni prima di lavarmi, vestirmi e vestire Mou, il mio cane e portarlo fuori. Qui, si apre una parentesi d’imprevedibilità: il luogo scelto per il giretto, la durata, l’umore in base agli incontri con gli altri cani ( se amici oppure no…) elettorale eventuali commissioni che vengono quasi sempre rese impossibili dal itinerario scelto. Poi l’auto, la tangenziale, per fortuna il poco traffico dato l’orario, l’ingresso in sede con il controllo della temperatura e la distribuzione della FFP2 obbligatoria all’interno del palazzo. Il lavoro, quando c’è, vista la diminuzione dello stesso causa pandemia e, come da indicazioni, appena finito, si esce e si torna a casa. Altra vestizione, altro giretto con le stesse caratteristiche di quello mattiniero a parte la durata, normalmente inferiore e poi spazio libero per annunci. Se c’è ancora energia si fa qualcosa sennò , modello Andy Capp, il divano è li che aspetta… Poi un eventuale partita in tv (Basket o Calcio che sia) e con risveglio per andare a dormire (?). Nel senso che uno si sveglia dal divano per trasferirsi nel proprio letto. Sonno, sogni e poi … Sveglia di mia moglie che lei spegne per riaddormentarsi me che in compenso….
(-Continua)

SBLOCKDOWN

Forment-air

Ovvero, come riprendere a scrivere sul proprio blog dopo (e durante, purtroppo) una pandemia, una sindrome ansiosa e blocco dello scrittore…
Non è semplice. Perché anche le idee sembrano essere filtrate da una mascherina. Non passano i drop del virus ma neanche le idee da raccontare. Però nel frattempo di cose ne sono capitate: dal uscire poco alla volta da un ipocondria al quadrato generata dall’ansia per poi prendere il coraggio a quattro mani ( le mie e di mia moglie) ed andare in vacanza per una settimana a Formentera, Spagna….
Di questi tempi, dite, la Spagna non è il massimo? Vero, ma l’isola cantata dai King Crimson e dalla cultura Hippy, di fine settembre è già discretamente spopolata in situazioni normali, figuriamoci ora .
Tralascio l’uscita, ancora in corso, dalla sindrome ansiosa perchè chi l’ha vissuta lo sa e chi non l’ha mai fatta non si rende conto di che cosa possa essere. Anche perché ognuno la vive a modo proprio. Parliamo di vacanze, nell’unico hotel rimasto aperto nell’isola, dove a fronte di una capienza massima di 900 persone, ce n’erano 200 o poco più. A prendere il traghetto tra Ibiza e Formentera eravamo in 8 italiani e una trentina strangers… Nell’aereo invece al massimo una trentina. Diciamo che per il distanziamento non c’erano problemi.

Come d’altronde sulle spiagge, già normalmente poco affollate, se c’era una persona a meno di venti metri, la consideravi troppo vicina. Stanza con vista meravigliosa sul mare e sul tramonto, ogni giorno diverso e bellissimo. Il tempo? Sei giorni su sette sole, magari con qualche nuvola di passaggio, ma poi vinceva sempre lui. Il settimo giorno? Ecco, lì il tempo si è vendicato: raffiche di vento oltre i settanta chilometri all’ora e nuvole che cancellavano l’orizzonte sul mare, insomma il tempo ideale per fare le valigie…