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back to the past

Sto parlando (scrivendo) di un passato recente che parla di un passato lontano.
Come al solito se non complico le cose non sono contento… Spulciando i commenti di chi si è iscritto a questo blog, mi è capitato di rileggermi in un post che trattava di mio padre, mio papà (come si dice al nord) o il mio babbo (come si dice nella terra di origine della mia famiglia, la Toscana)… E il magone è spuntato come il virus di questi giorni.
Premessa: il post di cui sopra s’intitola “Aldì” , facendo il verso ad una canzone struggente che Fabio Concato aveva dedicato a suo padre “Gigì”.
Allora nasceva da un momento di riflessione e di malinconia per tutto quello che non avevo potuto condividere con mio padre Aldo, scomparso quando avevo 22 anni, giusto l’età in cui smetti di essere un bischero supponente convinto solo di te stesso e ricominci a capire che importanza hanno i tuoi genitori, per le cose che ti hanno insegnato e per quelle che ti hanno fatto capire che non era il caso di fare.
Adesso per esempio, in piena crisi sanitaria mondiale, loro che avevano passato momenti come la Seconda Guerra Mondiale: mio padre reduce dalla campagna di Russia con in regalo un congelamento della retina e molto vicino alla cecità e mia mamma infermiera negli ospedali militari con ricordi terribili ma un bagaglio di esperienze tali da riuscire a tirar su due figli ben dritti e onesti alla scomparsa del padre, ci avrebbero sicuramente indicato l’atteggiamento e la strada giusta. Cosa che spero di aver fatto con mia figlia…
Spero di aver capito, in quei purtroppo pochi anni condivisi, i messaggi di mio padre, fortunatamente rinforzati da quelli di una mamma inossidabile e che avrei voluto eterna, che comunque ci ha accompagnato fortunatamente per tanti anni. Mai abbastanza.
Ora spero che quello che ho sedimentato di questi insegnamenti, di essere riuscito a passarlo a mia figlia, continuando a raccontare l’importanza delle cose ed il modo giusto di viverlo ed affrontarlo…

settimane vuote?

by Sister

Sto cominciando a ricredere a quell’algoritmo che che in base alla data di nascita ti assegnava tre curve, i bioritmi : fisico, emotivo e intellettivo. Un giorno sei al settimo cielo, ti senti capace di fare qualsiasi cosa, vedi tutto in chiave positiva e riesci a ragionare correttamente su qualsiasi tema ti venga proposto. Hai voglia di fare, non ti accontenti di passare il tempo in qualche modo e sei sempre orientato nella direzione giusta.
Poi passa un giorno e comincia ad incrinarsi qualcosa, scattano i però, gli insomma, i dubbi cominciano ad aleggiare e la direzione dove andare non è più così certa.
Scivola via un’altra giornata e cominci a pensare che il mondo ce l’abbia con te, ovviamente il tempo meteorologico si allinea o ti sembra che lo faccia (che è la stessa cosa), la voglia di fare qualcosa si trasforma in necessità di stare il più fermi possibile, magari immobili che è meglio, che siano gli altri a muoversi, a spostare aria e cose.
Poi le curve si sfasano… Facendo un conteggio facile facile (ci sono centinaia di siti che hanno le formule e i link per calcolarli) oggi per esempio io attraverso punti critici sia emotivamente che intelletualmente, mentre sarei al top da l punto di vista fisico… Pensa quando sarò in crisi pure lì…
A parte gli scherzi ce n’è per tutti e alla fine ti viene da pensare che ci sia molta attendibilità in questo calcolo , visto che viene usato anche nello sport nella gestione di atleti durante determinati periodi.
Poi non c’è la curva della tigna, della testardaggine e della forza di volontà, e poi se proprio va male ci si può sempre affidare al saggio…

ATD

la prima pagina di ATD, anno 1986

-Questo è l’incipit (come dicono quelli bravi…) di uno dei millanta tentativi di libro scritto (ed interrotto) dal sottoscritto. Voglio riproporlo perchè così, con la scusa di trascriverlo, magari mi viene la voglia di terminarlo… mah, vedremo. Intanto queste sono le prime righe:


Chissà come mai, ma quando ci si immagina il viaggio nel futuro ed il futuro stesso, l’idea che ci facciamo è comunque diversa dal presente.
A volte lo immaginiamo peggiore, a volte migliore, ma non passa mai nella mente di nessuno che il futuro può essere decisamente uguale, con piccole sfumature tecnologiche, tipo la televisione in tre dimensioni ( non il 3D decantato nel 2000 e dintorni, che era un semplice effetto ottico di sfasamento delle immagini) al posto delle tradizionali due, fatto comunque compensato da un canone televisivo tre volte più caro di quello dei miei tempi.
Come faccio a parlarne? Semplice, io ci sono stato! Dove? Beh, la domanda esatta è quando, il dove è ininfluente. Anno 2084, grazie ad un nuovo tipo di contratto a t.d. (a tempo determinato, come i contratti che si usavano una volta prima di inventarsi le formule astruse degli anni 2010 in poi…).
Va specificato che questa volta, quando dico a “tempo determinato” lo intendo nel senso letterale del termine: sono stato prelevato nel mio tempo, anno di grazia 1987, dove alla mia non più tenerissima età di 30 anni esercitavo la precaria professione di aiuto regista, e mi è stato “proposto” di lavorare ad una produzione in 3D esattamente 97 ani dopo.
Sul perché proprio io e proprio dalla mia epoca ancora è un mistero. Ad essere sinceri è ancora un mistero su come , anche nel 1987 , venissero fatte le selezioni del personale della mia azienda (a meno che tu fossi l’amico/a di qualche pezzo da novanta o viceversa…).
(…. Continua-1)

LONG TRAIN HOME

serenità

Non sono abituato a scrivere mentre vado a trecento all’ora, però ci provo. Più o meno a metà del viaggio, tra Napoli e Milano su di un treno ad alta velocità (e oggi anche comodità, visto il posto molto confortevole), con la musica del mio Ipod nelle orecchie, tra un sonnellino e l’altro conciliato dal movimento è il momento di rimettere in movimento le meningi… Come al solito non c’è niente di meglio che allontanarsi per avere una visuale migliore di tutto quello che normalmente ti è vicino. Casa, famiglia, lavoro e e tutto quello che fa parte abitualmente della vita quotidiana..e rendersi conto che mancano è paradossalmente di conforto.
Vedere che continuano ad essere importanti, che il tempo non ha intaccato gli affetti, che la routine non è riuscita ad macinare i rapporti con il mio (molto) prossimo.
Ed è la stessa sensazione di sicurezza, tranquillità e perché no, di benessere, che si ha quando si è vicini alle persone care. Sarò anche condizionato dall’effetto Christmas, quello che ci rende momentaneamente (speriamo di no) più buoni, ma confido nel fatto che sia una cosa più duratura, perché nata molto prima delle feste…

Sono passate quasi 24 ore da queste righe, sono a casa e quel senso di tranquillità persiste, ed è un buon segno. Anche perché da buon meteoropatico dovrei essere di pessimo umore: qui il grigio più grigio del grigio è il colore dominante del cielo, con una pioviggine noiosa e fastidiosa, che ti toglie la voglia di uscire e di fare qualsiasi cosa.
Però, mi giro, vedo la mia famiglia in giro per casa, il mio cane che chiede coccole e crocchette, qualche apparecchio televisivo o radiofonico in sottofondo che non dice niente di particolare ma crea una base sulla quale parlare, ragionare e mettere i miei sempre presenti acufeni in seconda fila e tutto sommato va bene così.
La settimana si propone abbastanza neutra, con impegni sui generis al lavoro, riunioni, qualche special natalizio da registrare e nel week end l’ultima giornata del campionato di calcio da produrre prima della pausa natalizia.
Ad incastro in questi impegni, visite presso qualche amico e parente per gli auguri, gli ultimi acquisti per i regali e “varie ed eventuali”. Insomma, una discreta normalità che è indice di quello al quale bisognerebbe aspirare sempre: non la tanto aspirata felicità ma una serenità abbastanza costante, non noiosa ma neanche faticosa… Insomma : Serene Feste.<

SCI GH’ERA

La nebbia alle irte torri ….

Siamo al calembour più criptico che più criptico non si può…
Intanto per venirne a capo devi essere lombardo o conoscere il dialetto milanese, e poi, partendo da lì decodificare i vari doppi e tripli sensi.
Dicesi “scighera” da Wikipedia (scritta meravigliosamente in dialetto milanese) :
La scighera (ciamada anca gheba, nebia o burda) a l’è un fenomen meteurulogich che l’è pruvucaa de l’evapuraziun de l’aqua che la gh’è in del sör o in d’una distesa de aqua in süperfiss. A cuntat cun l’aria, el vapur de l’aqua al vegn püssee fregg e’l se cundensa in d’un areosol furmaa de gut piscininn che rifrang la lüs del suu e la fan vegnì d’un culur panaa (bianch). D’Inverna in de la pianüra padana al càpita de spess che ghe sia la scighera, suratüt dopu che’l cala o ‘l leva sü el suu.
Fantastico: trovare una voce dialettale spiegata in dialetto da Wikipedia è fantastico. Un applauso a chi ha stilato e chi ne ha approvata la pubblicazione.
Come l’ho scritta io nel titolo del post vuol dire ” c’era lo sci”, in riferimento che nelle ultime stagioni di neve se n’è vista pochina.
Adesso con le ultime perturbazioni , tutti ci auguriamo che se ne sia depositata a sufficienza. Intanto l’umidità e le piogge di questi giorni hanno provocato il fenomeno che potete vedere nell’immagine in testa a questo post: appunto la “scighera”, la nebbietta bassa provocata dall’evaporazione dell’umidità…
Insomma. abbiamo avuto un Novembre tra i più piovosi degli ultimi decenni, con conseguenze anche drammatiche in tutta l’Italia e in molte nazioni europee.
La domanda adesso è : Dicembre come sarà? Sci Gh’Era o Gh’in no?
Ai Posteur l’ardua sentenza.

Dalla “nuttata” alla settimana…

Buone parole, buoni pensieri, buone opere…

Brutta roba la pigrizia! Si parte con le migliori intenzioni, poi come un sentiero che comincia in piano e poi, poco alla volta comincia ad aumentare l’inclinazione fino a diventare una vera e propria arrampicata, le buone intenzioni rimangono sempre più tali, cioè intenzioni e non si concretizzano. Intanto dalla settimana di notturne causa degli studi di Moto GP oltreoceano, siamo passati ad esterne vere, in un paio di stadi di calcio dove la cosa più divertente ed importante è stata il ritrovare vecchi colleghi ed amici. Grandi abbracci e discorsi a base di “… ti ricordi quando…” oppure “ hai per caso rivisto…” che riempiono il cuore e ti fanno rendere conto che tutto sommato non si ha lavorato solo per la pagnotta ma anche perché anche il lavoro è vita dove ci sono “amici, nemici o semplici conoscenti…” ( Cit. Sturmtruppen di Bonvi). Il tutto condito da posti dove, se il lavoro ti lascia un paio di ore libere, puoi fare turismo dell’anima, il turismo dei ricordi: a volte dolce, spesso malinconico e altre deludente. I saggi dicono di non tornare dopo tanto tempo in posti dove sei stato bene: la delusione è dietro l’angolo. Ok, giusto. Però, anche la malinconia non è uno stato d’animo sempre negativo: spesso si mischia con ricordi e sentimenti buoni, immagini e ricordi di persone care che riemergono prepotentemente è questo è cosa buona… È Cominciato il periodo in cui noi Fercioni concentriamo il grosso delle cose importanti, in positivo e in negativo, cerchiamo di concentrarci sulle prime ed eliminare le seconde, almeno per un po’: non è semplice perché in questo periodo se ne sono andati affetti molto cari e non è facile non pensarci o farlo solo con i ricordi belli… Allora parola d’ordine in questi giorni : positività , solo parole buone, pensieri buoni e opere buone.

La notte porta…

Relax…

…dopo le fatiche di una (o più) giornate di vacanza, sollievo e riposo. Perché paradossalmente la vacanza è faticosa, il riposo stanca e rilassarsi è impegnativo. Già il passare tra le fasi decisione/organizzazione/realizzazione della vacanza può essere debilitante, quando poi arrivi ad esserci dentro ti domandi dove hai sbagliato. Filosofia della vacanza: intanto valutare se vuoi farla dichiaratamente faticosa oppure simulare relax… Quella faticosa è semplice da organizzare e da fare: basta trovare un qualsiasi posto che ti interessa, incuriosisce e intriga e il gioco è fatto. Siccome la maggioranza di noi mortali riesce a ritagliarsi poco tempo ogni anno da dedicare a qualcosa che non sia lo sbarcare il lunario, in quella settimana o poco più, ci mette tutto quello che avresti voluto fare durante l’anno. Compresso, schiacciato e vissuto al punto di fare talmente tante cose in così poco tempo da non viverle realmente e in profondità. Quella rilassante, teoricamente semplice anch’essa, alla fine non lo è. Intanto che caratteristiche ha la vacanza relax? Primo trucco: prendere una località dove siete già stati, che ovviamente vi è piaciuta, dove avete avuto già modo di visitare il visitabile e dove non sentite la necessità di dover fare qualcosa. Secondo step: il posto non si deve imporre su di te ma devi essere tu a “poter” scegliere. Attenzione: poter scegliere, non “dover” . Se cominci a sentire degli obblighi se già sulla ripida china del faticoso e stancante. E poi devi poter fare e mangiare quello che hai voglia… Anche qui attenzione: può essere qualsiasi cosa, basta che non crei discontinuità nella normalità delle cose. La pianura va bene, la salita o la discesa creano attenzione ( e quindi fatica). Faccio un esempio pratico, che sto vivendo mentre sto scrivendo queste righe. Sono in un posto dove volevo andare e sono già stato più volte ( prima regola rispettata). È un posto meraviglioso ma che conosco già e che mi consente di andare e fare quello che gradisco di più ( seconda regola!). Per la terza regola, nonostante tutto, faccio fatica a ( come dicono i supergiovani) starci dentro, perché la struttura dove normalmente andavo era tutta esaurita e sono dovuto andare in una migliore. Sembra strano ma questo ha incrinato la normalità ed ha fatto scattare la curiosità di conoscere… Quindi : fatica!

QUELLO CHE LA VITA DISPENSA

una piccola sintesi…

A volte sono spazi che rimangono vuoti, altre questi spazi si riempiono al punto che fai fatica a discriminare una cosa dall’altra e quando la qualità di quel che c’è dentro cala, diventa veramente difficile venirne fuori.
Sto parlando di fatti, di emozioni, di cose ma anche di pensieri e spesso di ricordi, che quando trovano la strada per farsi vedere, scombussolano più di qualsiasi altra cosa …
Un esempio per far capire il significato delle righe precedenti?
In questi giorni ho vissuto un dolore forte. Forte come può essere provocato solo dalla scomparsa di una persona cara, molto cara.
E questo spiega in parte perchè l’ultimo post precedente a questo risale a quasi una settimana fa: la mancanza di serenità, il groviglio di emozioni oltre alla fatica fisica provocata dal lavoro in orari non propriamente ortodossi messi insieme non mi hanno dato la “quadra” per farlo.
In più l’unico lato positivo che hanno i funerali: rivedere persone altrettanto care che per svariate cause ( leggi: vita) si sono allontanate. E anche questo provoca emozioni, quasi altrettanto forti che si mischiano alla tristezza e a quel vuoto che ti lascia la scomparsa di una persona cara.
Inoltre realizzi che questa persona è l’ultima della generazione dei parenti che ti hanno tirato su. Adesso tocca alla mia di generazione, speriamo in tempi ancora lontani. In questo caso, Zia, tu hai proprio contribuito a farlo con me e con altri cugini che hanno trovato nella tua famiglia, insieme a zio Guido un secondo importante punto di riferimento, meno ufficiale, più disponibile e altrettanto affettuoso delle proprie famiglie “ufficiali”. Anche nel rapporto fra voi due zii, c’era un’integrazione tra caratteri diversissimi ma orientati nella stessa direzione. Una sorta di “Sandra e Raimondo” della vita reale, dove i nipoti affiancavano Silvia come se fossimo fratelli e non cugini e dove, quale che fosse il motivo, venivamo sempre accolti come figli.
Mi mancherai zia, così come lo zio da quando se n’è partito, ma sono convinto che nella grande armonia cosmica, vi sarete ritrovati.
E’ inevitabile

RISENTIRE IL SILENZIO

Come ai tempi delle radio : l’oggetto misterioso…

La scusa ufficiale è la persecuzione degli acufeni… Sono già stato corretto più volte da “quelli che sanno”: è più corretto parlarne al singolare, cioè l’acufene. Ok, ma io ce l’ho bilaterale, da entrambi gli orecchi, anche se prevalente su quello destro, due quindi plurale…
La cosa che mi fa impazzire è che la medicina non è ancora riuscita a trovare una causa e quindi una cura; poi, siccome è un disturbo che il corpo umano si “cura” da solo dando più importanza agli altri suoni, non viene neanche considerato come quello che è: un disturbo che può essere fortemente invalidante. Il sonno è quello che ne risente maggiormente , perchè se durante il giorno i mille rumori nei quali interagiamo mascherano il rumore continuo (nel mio caso un fischio superiore ai 3000Hz…), quando si è nel silenzio del proprio letto, se il sonno non ti abbatte come una legnata dà veramente fastidio fino a toglierti il sonno con quello che segue… Risentire il silenzio, titolo di questo post è una delle cose che desidero maggiormente quando mi fanno la classica domanda dei tre desideri. Andare in una spiaggia deserta e sentire (solo) il rumore della risacca, oppure (solo) il rumore del vento, o anche passeggiando di notte, (solo) i rumori che la caratterizzano, vicini e lontani che siano: un abbaiare di un cane, il rumore dei grilli, o un’ambulanza che si perde via via che si allontana… Poi riguadagnare il silenzio aiuterebbe anche nel perdersi dei propri pensieri, nei ricordi, quelli più lontani che come i rumori devi riuscire ad isolarli per farli emergere. Poi quando passano gli anni, i ricordi e il saperli far riemergere diventa ulteriormente importante, diminuendo le cose che si fanno e che si possono fare e in questo caso il silenzio è molto, molto importante.

scrivere a quattro zampe

Zoe
Jolly
Mou

Un pò per il livello della mia scrittura, un pò perchè spesso argomento di bestie e bestiole e un pò perchè se non le avessi avute (e per fortuna continuo ad averle) queste quattro, otto , a volte dodici zampe tra le mie due, non so quanto sarei andato avanti io…
L’effetto pet therapy con me è evidente e da molto prima che si desse un etichetta all’affetto che le bestiole possono dare a noi umani.
E sto parlando di chi è “umano” anche nel vero senso della parola, cioè essere capace di relazionarsi in modo civile e “umano” con gli altri, a due o quattro zampe.
Ne parlo oggi perchè in questa settimana , in anni diversi , se ne sono andati precocemente i miei due gattoni : Zoe, sorianona di nome e di fatto , quasi nove chili di tigrottona ,bellissima, con un carattere che più gattesco non si può. Quando voleva era dolcissima, ma quando non voleva era meglio starle lontano. Ne hanno saputo qualcosa i giovani veterinari che nel post operatorio dovevano farle le flebo ed erano costretti a chiamarmi perchè lei non si faceva neanche avvicinare da loro, pena un’apertura per il lungo delle vene del braccio… Però quando venne il momento di andarsene, scelse lei dove e con chi e ancora adesso a pensarci mi vengono le lacrime agli occhi…
Per Jollino, mi viene ancora più rabbia: al contrario della sua zia, era il gatto sociale per eccellenza, a parte i rapporti con Mou, il cane di casa, che non poteva vedere. Due occhi ambra su un manto bianco e rosso, fifone come solo i gatti fifoni sanno essere, ma probabilmente a ragione . L’avevamo trovato che aveva meno di due mesi con le due zampe sinistre fratturate, probabile esito di una caduta o di una defenestrazione… I quaranta giorni di convalescenza passati in una gabbiona per conigli per consentirne la guarigione, lo videro passare dallo stato di palla di pelo rannicchiata in un angolo dopo quindici giorni in un piccolo Tarzan che si penzolava dalle sbarre della gabbietta, cercando di giocare con tutto quello che passava a tiro di zampa.
Se n’è andato dopo meno di dieci anni per una maledetta insufficienza renale asintomatica, scoperta troppo tardi. Dopo un mese di flebo quotidiane non ce la faceva più e abbiamo dovuto addormentarlo, e chi ha dovuto fare questo con una bestiola di casa sa cosa vuol dire.
Adesso sono a quota quattro zampe , con il mio Mou, cagnone di casa che spero di poter raddoppiare a breve, per sua e nostra compagnia. Non ci sono particolari morali a questo post, se non l’invito ad avvicinarvi, se non l’avete mai fatto, ad una di queste bestiole: scoprirete un mondo nuovo ed emozioni altrettanto nuove…