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PiÙ e meno

Se si potesse fotografare l’animo…


A parte la difficoltà di scrivere su un treno ad alta velocità ( e alte vibrazioni), come tutte le cose fatte su uno di queste macchine, pipì compresa. La vera difficoltà è quella di una giornata dove l’umore è aggrovigliato, al pari di una condizione fisica simile, insomma le famose tante idee rigorosamente mischiate e confuse. Aver lavorato su di una diretta di una partita con la notizia della morte di uno dei miei miti di sempre, e che ha accompagnato una buona fetta della mia vita lavorativa e di tifoso, non mi ha messo nelle migliori condizioni possibili.
Se poi aggiungiamo una cena che ha accompagnato la notte in modo molto presente e continuo, si ottiene un giorno dopo che ne trascina le conseguenze… Come nelle migliori ricette aggiungiamo come contorno, guardando fuori dal finestrino del treno, appena usciti da Roma e in viaggio verso Milano, un nebbione degno della migliore Valpadana ( peccato che siamo ancora tra Lazio e Toscana) che completa il quadro del subbuglio viscerale e di testa. Avrei voluto scrivere di emozioni, di sensazioni e di visioni e invece mi ritrovo a sgrovigliare nodi fastidiosi del corpo e dell’anima.

LONG TRAIN HOME

serenità

Non sono abituato a scrivere mentre vado a trecento all’ora, però ci provo. Più o meno a metà del viaggio, tra Napoli e Milano su di un treno ad alta velocità (e oggi anche comodità, visto il posto molto confortevole), con la musica del mio Ipod nelle orecchie, tra un sonnellino e l’altro conciliato dal movimento è il momento di rimettere in movimento le meningi… Come al solito non c’è niente di meglio che allontanarsi per avere una visuale migliore di tutto quello che normalmente ti è vicino. Casa, famiglia, lavoro e e tutto quello che fa parte abitualmente della vita quotidiana..e rendersi conto che mancano è paradossalmente di conforto.
Vedere che continuano ad essere importanti, che il tempo non ha intaccato gli affetti, che la routine non è riuscita ad macinare i rapporti con il mio (molto) prossimo.
Ed è la stessa sensazione di sicurezza, tranquillità e perché no, di benessere, che si ha quando si è vicini alle persone care. Sarò anche condizionato dall’effetto Christmas, quello che ci rende momentaneamente (speriamo di no) più buoni, ma confido nel fatto che sia una cosa più duratura, perché nata molto prima delle feste…

Sono passate quasi 24 ore da queste righe, sono a casa e quel senso di tranquillità persiste, ed è un buon segno. Anche perché da buon meteoropatico dovrei essere di pessimo umore: qui il grigio più grigio del grigio è il colore dominante del cielo, con una pioviggine noiosa e fastidiosa, che ti toglie la voglia di uscire e di fare qualsiasi cosa.
Però, mi giro, vedo la mia famiglia in giro per casa, il mio cane che chiede coccole e crocchette, qualche apparecchio televisivo o radiofonico in sottofondo che non dice niente di particolare ma crea una base sulla quale parlare, ragionare e mettere i miei sempre presenti acufeni in seconda fila e tutto sommato va bene così.
La settimana si propone abbastanza neutra, con impegni sui generis al lavoro, riunioni, qualche special natalizio da registrare e nel week end l’ultima giornata del campionato di calcio da produrre prima della pausa natalizia.
Ad incastro in questi impegni, visite presso qualche amico e parente per gli auguri, gli ultimi acquisti per i regali e “varie ed eventuali”. Insomma, una discreta normalità che è indice di quello al quale bisognerebbe aspirare sempre: non la tanto aspirata felicità ma una serenità abbastanza costante, non noiosa ma neanche faticosa… Insomma : Serene Feste.<