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Dubbio…

Oggi il vecchio iPod è solo di compagnia e non d’ispirazione, con Battisti che imperversa… In compenso il tema del giorno è ondivago: non so se continuare le storie del mio passato, decisamente abbondanti o parlare di qualcosa che mi fa arcuare la schiena come i gatti quando sono irritati… La tentazione è forte. Premessa: devo ringraziare il cielo di aver sposato una persona che sa “…far di conto”, cioè che fa quadrare i conti a fine mese, sennò questo blog proverrebbe da qualche cella o da sotto qualche ponte, vista la mia in-capacità di ottemperare a tutti i doveri finanziari che la vita civile ci impone.
Però, nonostante questa incapacità , avverto che c’è qualcosa di sbagliato in un certo tipo (purtroppo molto frequente oggi) di manager ai quali nemmeno io affiderei la spesa al supermarket, nonostante svariati Master in non si sa quale specialità economica.
La mia idea di bravo manager è quella di uno che sa far aumentare il prodotto/guadagno della azienda per il quale lavora, non che fa risultare il “+” dalla diminuzione delle spese (ovviamente sulla pelle di colleghi che poi sono costretti a lavorare in situazione di difficoltà operativa).
La saggezza popolare dice : poco e bene non vanno insieme. Ovvero se vuoi ottenere buoni risultati non puoi farlo senza spendere quello che serve per farlo. Se togli quello che occorre per ottenere un risultato e pretendi che questo venga ottenuto lo stesso, allora, Houston, abbiamo un problema… Certo che gli sprechi, in qualsiasi caso, vanno eliminati o limitati il più possibile, ma eliminare il necessario anziché il superfluo è la base sicura per creare problemi e non per risolverli. Poi se qualcuno mi fa vedere che aziende in cui il personale, a partire da chi fa le pulizie per arrivare a chi deve prendere decisioni, lavorano bene se sono sottopagati, sotto organico, sottostimati e motivati e tutto “sotto” rispetto alle necessità operative quale che sia il prodotto, allora, ricomincerò a credere a Babbo Natale, a BigFoot e ai politici onesti…

SILLY LOVE’S SONG

Da “ricomincio da capo”

Facile capire che il “gancio” è sempre il mio vecchio iPod stracarico di musiche di ogni genere. Un Paul McCartney ai tempi dei Wings sta sciorinando canzoni su canzoni, spesso facili, nel vero senso del termine “easy listening” che era uno dei miei cavalli da battaglia ai tempi della radio, insieme alla soft music. Allora tutti noi radiofonici avevamo, al di là delle fasce orarie in cui trasmettevamo, delle preferenze musicali e cercavamo, in un periodo in cui i palinsesti erano meno rigorosi, di proporle…
E’ un tipo di scelta anche non musicale: la parte affettiva è sempre stata ed è una parte importante del mio carattere: mi commuovo ancora adesso se ci sono coinvolti bambini o quattrozampe, se poi ci sono entrambi è un disastro… E anche le cose semplici, le amo particolarmente. Non perché quelle complesse non le capisca ( per lo meno non sempre), ma perché le difficoltà ci vengono imposte dall’esistenza e le dobbiamo forzatamente affrontare. Se oltre che dalla vita le dobbiamo subire anche nei momenti in cui non è necessario, beh, Houston, abbiamo un problema!
Questo è uno dei motivi per cui ho fatto tesoro dell’insegnamento di mio padre riguardo al cercare sempre anche nelle cose serie il lato meno serio, se non buffo. Che non vuole dire fregarsene dell’importanza di una cosa, ma del saperne cogliere tutti i lati, anche quelli paradossali o sovrastimati.
Non mi ricordo di chi sia il suggerimento dato da un vecchio attore ad un novellino riguardo al panico da palcoscenico ma funziona: “… appena entri in scena, guarda il pubblico, e immaginateli in biancheria intima…”
Tornando alla musica, fateci caso, non sto parlando di musica brutta, ma di quella semplice, che è comunque ben composta, arrangiata e con un racconto, anche semplice, ma ben presente.. McCartney in questo è sicuramente uno dei numeri 1.