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proviamo?

…di queste lune…

Quarantina di quarantena… Fino a poco tempo fa mi facevo vanto di aver ben assimilato la filosofia di mio papà, sempre capace anche nelle situazioni più serie, di coglierne il lato meno severo o evidenziarne uno contraddittorio e buffo. Adesso, sinceramente, sono in difficoltà. Non perchè la situazione sia sempre seria, anzi, di contraddizioni ce n’è anche dove non dovrebbero essercene, ma per la percezione che si ha di un eventuale traguardo di questo dramma. In guerra sai da dove arrivano i proiettili e le bombe e sai che una volta finita è finita (prima della prossima guerra…). In una pandemia, per ora , non si vede questo traguardo, fintanto che da qualche laboratorio salteranno fuori vaccino e cure. E io , da bravo ipocondriaco, moltiplico sintomi e tutto il resto, angosciando anche chi è costretto a condividere quarantena e casa ..
Quindi? Quindi, bisogna rimanere attenti a tutto e a tutti, e cercare di farlo rimanendo sani anche di testa, perchè anche quella se ne va in giro, producendo danni a mò di grandine. Leggo qualcosa? Come le figurine Panini, immediatamente ce l’ho, a volte anche doppia… Sento o vedo qualcosa in tv o sul web? Idem, non mi faccio scappare nulla… Mestiere duro quello di noi ipocondriaci. Il lato buono è che se ne sei cosciente qualche toppa riesci a metterla e quindi ad evitare di finirci dentro mani e piedi, quello cattivo è che è una lotta contro te stesso, e quindi è come giocare a rimpiattino con qualcuno che vede dove ti nascondi…

acciaccato

momento sole… ma poi torna la pioggia

Dopo due o tre giorni nei quali il leit-motiv è stato, pioggia, sole, umido, pioggia , sole, umido, pioggia, sole, umido… accompagnato da sciatalgia, mal di denti il tutto rigorosamente mixato in parti uguali, la definizione del titolo è veramente il minimo sindacale…
In questi giorni di acciacco ti rendi conto di quanto, anche le minime cose, possano destabilizzarti. Quando stiamo bene pensiamo di essere invulnerabili, poi basta che si sommino un paio di cose e immediatamente scatta il malessere moltiplicato da ipocondria maschile. Non è leggenda, noi uomini siamo così: ci bastano un paio di linee di febbre e chiediamo l’intervento della croce rossa. Qualche cosa di più e chiamiamo al capezzale i parenti per un ultimo saluto… Oltre all’incapacità cronica di affrontare qualsiasi tipo di disturbo, noi moltiplichiamo: siamo come quei gratta e vinci dove c’è un fattore di moltiplica se azzecchi un numero particolare, solo che qui moltiplichi i disturbi, i lamenti e i fastidi per gli altri. L’altra conseguenza (per me la più fastidiosa) è quella di far fatica a concentrarsi e fare le cose che fai normalmente. Per me lo star bene è quando riesci a mettere insieme i pensieri, a dare loro un senso e fare le cose di conseguenza e se anche un solo pezzo del puzzle manca, crolla il mondo…Siamo proprio fragili, altro che sesso forte.

PIù IN ALTO…

una laboriosa salita…

Le piccole grandi cose… Una parola gentile di qualcuno, uno sguardo complice del tuo cane, il sentire vicina una persona cara. Tutte cose che a piccole dosi ti rimettono in pista e (un pò) in pace con il mondo, e soprattutto bilanciano l’enormità di altre cose che normalmente non solo non ti mettono di buon umore ma ti ribaltano l’animo. In realtà basta poco, soprattutto deve dipendere da noi: come in tutte le cose deve partire dalla disponibilità d’animo, dalla voglia di farlo. Un pò come per gli stati di esaurimento, stress, depressione: i medicinali servono per spezzare “la catena” della negatività, ma poi il resto deve venire da dentro. Chi l’ha vissuto, lo sa: l’ipocondria, le crisi di panico e simili, si vincono da dentro. Così come siamo noi stessi ad accumulare i sintomi, dobbiamo essere noi a tirarcene fuori. Se sono problemi reali si affrontano come quelli immaginari: anzi, una volta individuati, secondo me, sono proprio questi ultimi ad essere più facilmente risolti. Perchè il nemico lo conosciamo benissimo, come lui conosce noi: siamo noi stessi, quindi lo possiamo fregare… Mi sto rendendo conto di scrivere come parlavo quando ero davanti ad un microfono in radio : di palo in frasca saltabeccando tra un argomento e l’altro. Forse è per quello che la radio è il periodo che tuttora rimpiango maggiormente. Anche adesso parlo ad un microfono… però rompo le scatole solo a chi parlo nell’intercom: cameraman, rvm, assistenti, audio e chi c’è in quel momento… Poveri loro…

regia studio 6 Sky