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tu chiamale se vuoi…

pensieri e parole…

Tra uno scaldacollo da moto usato come mascherina e passeggiate col cane sempre più ridotte per mancanza di obiettivi ( i parchi sono chiusi), passano le giornate.
In attesa di non si sa cosa, mentre si sa quello che si spera: che le cose tornino con una sembianza di normalità, anche se tutti siamo sicuri che non saranno più come prima.
Non sarà come la fine della guerra, dove un documento chiude (almeno sulla carta) le violenze e gli scontri. Sarà una cosa progressiva, poco alla volta, senza quella sensazione che ti fa tirare il famoso sospiro di sollievo (senza la mascherina…) e con il rischio che finchè non ci sarà una cura, qualcuno infetto bussi alla porta.
Di sicuro, faremo scorta delle esperienze vissute: sapremo come ci si deve comportare, almeno chi ragiona lo farà. Per i fessi speriamo ci pensi il virus, magari in forma blanda, ma che gli faccia capire che nessuno è invulnerabile e che se ti dicono di startene a casa, forse è meglio farlo. Di sicuro stiamo imparando che veramente la propria libertà finisce dove comincia quella di chi ti è vicino e viceversa , e il rispetto diventa fondamentale in entrambe le direzioni. Stiamo imparando a organizzarci il tempo in casa, il cosa fare, l’apprezzare la compagnia da un lato e rispettare la solitudine dall’altro. Dopo questa solitudine imposta magari saremo più tolleranti in mezzo alla gente, sperando che questa abbia imparato a non esagerare…
Nel frattempo siamo ancora in mezzo a quest’epidemia, dove c’è gente che soffre ( e a volte muore…), dove c’è gente che si sbatte per curare chi è malato e dove chi nega l’evidenza se ne frega e continua a fare quello che vuole. Ma è storia vecchia, anche Manzoni nei suoi “Promessi Sposi” racconta di storie simili durante la peste e anche il Boccaccio nel Decameron, sempre in un’occasione simile, narra storie ambientate nel periodo. Si vede che le epidemie stimolano la creatività… Aspettiamo qualche opera omnia scritta in questo periodo, l’occasione è propizia. Covid Tales…

GELO, GELO, MANCA…

Foglie, foglie mie…

Per qualche minuto mi è venuta la tentazione di trasformare questo blog in un vlog (blog video) , o in un flog (blog fotografico) per evitare che diventi un nlog (un blog di niente…). Poi ascolto un brano musicale, guardo fuori dalla finestra, accarezzo il mio cane, scambio quattro chiacchiere con persone conosciute al parco , vedo cose, ci penso su e a questo punto tutto torna al suo posto.
Non è solo una giornata fredda di dicembre, e nemmeno una giornata vuota.
Perchè solo nell’oretta e mezza passata al parco con Mou, il mio cagnone, ho conosciuto una decina di persone con altrettanti cani e altrettante storie. Anche il trasferimento da casa sino all’ingresso del parco ha una storia: è il primo viaggio che Mou fa sulla nuova macchina, più spaziosa per lui, ultimamente costretto nel piccolo bagagliaio della Smart di prima. Ed è stato particolarmente apprezzato, al punto che ad un certo momento non vedo più la testa , guardo girandomi un attimo e lo vedo sdraiato e rilassato sulla sua copertina con aria soddisfatta. Poi la passeggiata al Parco di Monza, incontrando persone e cani di tutti i generi : da piccolini abbaiosi sulla difensiva a giganteschi simil-maremmani di 75 kg rilassati e rilassanti dove , il mio che normalmente sembra essere un cane di taglia grande, in confronto sembra meno della metà.
Poi, ogni tanto delle vecchie conoscenze con le quali il gioco è parte obbligatoria della passeggiata. Il tutto intervallato dall’attenzione al fatto che non si ingurgiti il letame sparso a piene mani dai contadini.
Avete presente un cane affettuoso che ti si avvicina con tanto di fiatella letamata? E’il lato meno bello di una delle cose più belle del mondo, l’affetto incondizionato che i pelosoni ci donano…
Una nota che sembra un annuncio di Pubblicità Progresso ma che non mi stancherò mai di fare: Il cane non è un oggetto, non è un regalo, è un essere vivente che non può e non deve essere accantonato o abbandonato. Se decidete di condividerne del tempo, sarà un pezzo di vita in comune, e lui(lei) ne sarà un pezzo importante quanto tutti gli altri. E in seconda battuta, se avrete il coraggio (perchè ce ne vuole) di entrare in un canile, sarà un’esperienza importante, vi renderete conto di molte cose…

STRANGE DAYS

Light my fire

Non è perché fa figo il titolo in inglese , ma è proprio per citare sia l’album dei Doors che il film distopico del ’95.
Tutto nasce da un risveglio abbastanza a cavallo con i sogni che lo hanno preceduto e che hanno creato un rimorchio nel comportamento della mattina. Poi se, guardando fuori dalla finestra vedi la classica mattina lombarda modello anni ’70, con cielo grigio e tutti i colori che si adeguano a quest’ultimo, è facile capire il collegamento con il titolo. Inoltre quando esci per la sgambata del mattino con cagnolone appresso e questo grigio sembra ancora più incombente, ti chiedi se è tutto grigio e quindi sei di cattivo umore o perché sei di cattivo umore ti sembra tutto grigio… Poi fa capolino uno spicchio di sole, ma proprio minimo minimo e questo si insinua anche nell’animo e ti rimette in pace con quello che c’è attorno. Passeggiata che ci porta attraverso il Parco di Monza (un frammento perché attraversarlo in lungo e in largo ci vorrebbero dei giorni) che sta cominciando a cambiare i colori , virando su quelli autunnali: foglie dorate miste a quelle che tengono strenuamente il loro verde. Il Lambro che ancora all’asciutto dalle poche piogge estive mostra sabbioni e ghiaie all’interno del proprio letto dove addirittura camminano e non nuotano le papere che normalmente lo popolano. In compenso la popolazione di runners, ciclisti , skaters e sbacchettatori di bastoncini nordici non manca mai a qualsiasi ora del giorno. Per fortuna anche noi che chiacchieriamo e passeggiamo con i nostri amici a quattro zampe ci incontriamo lungo i sentieri e le stradine che incrociano nel parco. Si torna a casa e la routine ci fa fare le cose che un pò ci mettono noia e un pò ci tranquillizzano per la loro normalità. Insomma la stranezza mattiniera si appiana poco alla volta e ti fa accettare quel che accade. Ma è giusto così?

scrivere a quattro zampe

Zoe
Jolly
Mou

Un pò per il livello della mia scrittura, un pò perchè spesso argomento di bestie e bestiole e un pò perchè se non le avessi avute (e per fortuna continuo ad averle) queste quattro, otto , a volte dodici zampe tra le mie due, non so quanto sarei andato avanti io…
L’effetto pet therapy con me è evidente e da molto prima che si desse un etichetta all’affetto che le bestiole possono dare a noi umani.
E sto parlando di chi è “umano” anche nel vero senso della parola, cioè essere capace di relazionarsi in modo civile e “umano” con gli altri, a due o quattro zampe.
Ne parlo oggi perchè in questa settimana , in anni diversi , se ne sono andati precocemente i miei due gattoni : Zoe, sorianona di nome e di fatto , quasi nove chili di tigrottona ,bellissima, con un carattere che più gattesco non si può. Quando voleva era dolcissima, ma quando non voleva era meglio starle lontano. Ne hanno saputo qualcosa i giovani veterinari che nel post operatorio dovevano farle le flebo ed erano costretti a chiamarmi perchè lei non si faceva neanche avvicinare da loro, pena un’apertura per il lungo delle vene del braccio… Però quando venne il momento di andarsene, scelse lei dove e con chi e ancora adesso a pensarci mi vengono le lacrime agli occhi…
Per Jollino, mi viene ancora più rabbia: al contrario della sua zia, era il gatto sociale per eccellenza, a parte i rapporti con Mou, il cane di casa, che non poteva vedere. Due occhi ambra su un manto bianco e rosso, fifone come solo i gatti fifoni sanno essere, ma probabilmente a ragione . L’avevamo trovato che aveva meno di due mesi con le due zampe sinistre fratturate, probabile esito di una caduta o di una defenestrazione… I quaranta giorni di convalescenza passati in una gabbiona per conigli per consentirne la guarigione, lo videro passare dallo stato di palla di pelo rannicchiata in un angolo dopo quindici giorni in un piccolo Tarzan che si penzolava dalle sbarre della gabbietta, cercando di giocare con tutto quello che passava a tiro di zampa.
Se n’è andato dopo meno di dieci anni per una maledetta insufficienza renale asintomatica, scoperta troppo tardi. Dopo un mese di flebo quotidiane non ce la faceva più e abbiamo dovuto addormentarlo, e chi ha dovuto fare questo con una bestiola di casa sa cosa vuol dire.
Adesso sono a quota quattro zampe , con il mio Mou, cagnone di casa che spero di poter raddoppiare a breve, per sua e nostra compagnia. Non ci sono particolari morali a questo post, se non l’invito ad avvicinarvi, se non l’avete mai fatto, ad una di queste bestiole: scoprirete un mondo nuovo ed emozioni altrettanto nuove…

che calor…

L’umidità è quella interna, il resto è vero….

Fin troppo facile dare la colpa al caldo massacrante , ma nonostante l’aria condizionata, i ventilatori e tutto quello che può mantenere la temperatura localmente sopportabile è il fatto di non poter fare quello che uno vorrebbe che ti manda fuori. In casa uno riesce a stare ma basta mettere il naso fuori o tentar di fare una delle mille cose che uno avrebbe programmato che ti si azzera tutto: uscita col cane alle sette di mattina, quando l’umidità sostituisce egregiamente il caldone, poi se c’è qualche commissione obbligata ti senti squagliare solo all’idea… Insomma, aspettiamo questi temporali previsti nelle prossime 48 ore come un bambino aspetta Natale o un lavoratore la pensione (di questi tempi…). Intanto mi sto facendo una mezza idea, passando questa settimana di ferie in casa, di come potrebbe essere la pensione senza alcuna attività complementare. Questo mi fa escludere quota 100. L’idea di andare avanti ancora qualche anno non mi dispiace a questo punto. Certo che passare dalla caldazza alla pensione non è precisamente la cosa più immediata, però ci si può arrivare. Intanto il lavoro, in tv , continua. Anzi non è mai finito se vogliamo: sono cominciate le amichevoli di calcio, i motori (F1) non è mai finita e la Moto GP ricomincia i primi di Agosto. Il campionato non è lontano e qualcos’altro arriverà oltre a tutti gli studi dedicati ai vari sport… La sintesi di queste giornate la esemplifica bene Mou, il mio cagnolone: si spiaggia sotto le bocchette del condizionatore, poi esce qualche minuto sul terrazzo, poi rientra e si spalma sotto le pale del ventilatore a soffitto, poi va a bere dalla sua ciotola e si rispiaggia sotto il condizionatore. Troppo freddo? una mezz’oretta sul divano sulla sua copertina e così via, fino all’ore dell’uscita (brevissima…) per la pipì/cacca pomeridiana…
Addavenì il temporale…

la buona ,vecchia burocrazia…

Zoe da piccina

Forse arrivo tardi, forse, per una serie di concomitanze non ho avuto modo di rendermene conto solo adesso. Forse perchè ho avuto la fortuna di non aver bisogno per il mio cane di nessuna medicina in questi ultimi mesi. Ho scoperto in questi giorni e oggi ho avuto la conferma diretta dalla veterinaria curante di Mou che il mostro della stupida burocrazia è ancora vivo e prolifico. Già le medicine e le prestazioni per gli animali d’affezione ( i nostri cani, gatti, ecc.) sono tassate come se fossero generi d’acquisto qualsiasi , quindi al 22% e non con tassazione ridotta come gli esseri umani, e questo è già ignobile… Pensate a quante persone sole e anziane hanno come unica compagnia un cagnolino o dei gatti ed un salasso del genere fanno spesso fatica a sopportarlo.
Una bestiola, purtroppo capita, può stare male e a meno di un veterinario di buon cuore, una visita o una piccola operazione costano e non poco e sono tassate al 22%. Poi se deve seguire una terapia, spesso scatta il dramma: molte persone non possono permettersi le medicine per le cure in questione ed è vergognoso che nessuna autorità intervenga per cambiare questa situazione. Ma ora hanno pensato bene di complicare ulteriormente le cose. Veterinari e farmacisti mi hanno detto che da aprile di quest’anno, per qualsiasi medicina di uso veterinario, anche il semplice antiparassitario o le pastiglie che si danno mensilmente per la filaria o la leishmania, occorre la ricetta elettronica… Che si ottiene andando dal veterinario con il codice fiscale (proprio) e il numero di microchip (del cane) e ogni volta, OGNI VOLTA, farsi rilasciare una una ricetta in cartaceo. Ma non era elettronica? E la presa in giro, o l’ignoranza della cosa, è che questa procedura è stata fatta per verificare e quantificare gli antibiotici che vengono dati agli animali da consumo (lo so che è brutta la definizione): mucche, ovini, suini ecc. Ma non ha senso per quelli d’affezione. O chi ha scritto la legge ha pessime abitudini alimentari o semplicemente, come purtroppo ci si rende conto sempre più spesso, lo ha fatto in modo superficiale provocando un probabile danno molto peggiore della cura.
Le persone non in grado non cureranno più i loro animali con le conseguenze facilmente immaginabili.

cose semplici

…ma belle, anzi essenziali.

Come l’amore e la gioia che ti può dare un amico a quattro zampe. Se guardate questa foto non c’è alcun bisogno di spiegazioni. Da quando c’è lui, sono ringiovanito di un bel po’. Non quantifico per motivi di scaramanzia ma i miei over sessanta sono diventati under.
Poi gli acciacchi ci sono, ma anche per quelli l’amicizia diventa un lenitivo molto efficace, oltre a imporre anche il fatto di muoversi che non fa mai male… Non scrivo altro: parla la foto!

il pippone

farmaco-umarell

Anche qui necessita una spiegazione per i non addentro alla terminologia in questione: il “pippone”, abbinato al verbo “tirare” significa che una persona ti dice, dilungandosi molto, delle cose di cui ti interessa poco. Gli anglofoni dicono “barely care”… Importa poco…
Come mai il titolo? Nasce dal fatto che queste note vengono scritte dopo la passeggiata mattiniera con Mou, il mio cagnone e durante il giro, se ti guardi intorno noti cose, persone, fatti e da lì gli spunti per scrivere.
Quindi se durante il giro incontri un “amico di cane” e questo comincia a raccontarti di tutto e di più con una unica matrice comune , il fatto che degli argomenti trattati non ce n’è uno che “barely care”, questo tecnicamente è definibile come un pippone tirato dalla persona in questione. Poi spesso ( e anche in questo caso) i tiratori di pippone sono persone normali, simpatiche, civili. Però non hanno il senso della misura ne la percezione dell’interesse altrui e da lì nasce il problemino dell’interrompere il fiume di parole che raramente interessano più di zero, zero virgola…
In questo caso devi essere bravo a effettuare manovre di sganciamento, inventando una scusa plausibile: appuntamenti col medico, un lavoro urgente, qualcosa da fare assolutamente in quel momento, l’invasione delle cavallette, l’esondazione del lavandino…
L’unico problema in questo caso è che la persona in questione è “amico di cane” e nel frattempo i quattrozampe (tutti e due spiaggiati sul marciapiede) fraternizzano e non hanno voglia di muoversi… e il pippone assume una durata biblica, perchè nel frattempo la spiegazione di nonsochecosa continua… Comunque, dopo circa 15′ sono riuscito a sganciarmi convincendo Mou che la pappa a casa era pronta e quindi era il caso di muoversi…

questione di punti di vista…

appunto…

Oggi è la classica giornata che puoi vedere in molti modi, a seconda dal tuo punto di vista. Meteorologicamente bellissima: ieri notte è passato un temporale con tutti gli annessi e connessi. Lampi, tuoni, scrosci di pioggia, vento ecc. Quindi la passeggiata mattiniera viene fatta con un cielo limpidissimo e nei tratti soleggiati ci sono dei contrasti di colori fantastici. Molte persone in giro, più runners del solito (è domenica…), i nordic walkers (quelli con le bacchette da sci, senza gli sci…), ciclisti in gara con se stessi, tanti cani a spasso con i loro umani. E quindi, direte voi, dov’è il punto di vista differente? Se passate nelle zone in ombra ve ne accorgete subito: 200% di umidità, scarpe bagnate in un microsecondo, una nebbiolina quasi londinese e i primi stormi compatti di moscerini che vorresti abbattere con una contraerea. Poi una scoperta, o meglio, una dimenticanza nei post precedenti. Vi ricordate quello sugli “umarell”? I pensionati osservatori? Ne ho dimenticato un tipo importantissimo, molto caratteristico e classico delle zone dove ci sono parchi con animali di tutti i generi: quello con il sacchetto del cibo, spesso accompagnato da nipotino al quale insegna come dare da mangiare agli animali. Purtroppo in molti casi il cibo sbagliato. Pane secco per i pesci, granaglie per papere, oche e cigni , insalata per le tartarughe d’acqua dolce, noccioline per gli scoiattoli ed ogni sorta di schifezze per i cani, che comunque gradiscono sempre… E ultimissimo tipo, il fotoumarell: normalmente dotato di vecchia reflex pesantissima, con zaino ed ottiche intercambiabili, alla ricerca di:
1) uccellini che ha scoperto leggendo su internet e che pensa di aver avvistato nel giardino sotto casa.
2)scoiattoli ormai obesi per tutto quello che gli danno da mangiare per farli scendere dagli alberi.
3)piante secondo loro rarissime, che fioriscono solo alle ore 16 e 47 e 15 secondi dopodiché si disintegrano.
Sono riconoscibili perché si aggregano naturalmente per scambi di vedute e suggerimenti su posti segreti che conoscono solo loro dove fare la foto dell’anno, anzi del secolo…
Questione di punti di vista…

Il lato B…

ok, il pezzo e’ giusto…

all’ombra e al fresco…

Oggi , grazie a l’aiuto di un nimesulide riesco ad esserci e a scrivere qualcosa, non so se sensato ma qualcosa di sicuro ve lo scrivo.
La sciatica è una brutta bestia, se poi ci aggiungi il dover lavorare nonostante tutto, se non ti aiuti con qualcosa … Comunque, col caldone ora, sia io che Mou, il mio cane, cerchiamo l’ombra e il giro nel parco diventa una ricerca delle zone ombreggiate con qualche passaggio al sole. Poi pensi che si cerchino zone silenziose, tranquille dove rilassarsi e scopri che c’è una gara in corso sull’autodromo.

appunto…

Era un pò che non mi capitava e non mi ricordavo quanto , da vicino, siano rumorose le auto da corsa (a parte la formula E-). All’inizio ero preoccupato che Mou fosse spaventato, ma ho scoperto invece che lui era incuriosito da queste macchie colorate che sfrecciavano vicino e non faceva una piega, nanca vùn plissé (Cit. Faceva il Palo)… Abbiamo costeggiato per un pò la pista nuova fino ad incrociare il vecchio anello e lì mi è caduto l’occhio sulle condizioni di quest’ultimo: passandoci sotto ho notato che la situazione della struttura non è che siano rassicurante. Va bè che non ci passa più nessuno sopra, ma sotto è un passaggio continuo…

Qualche tonnellata di cemento sopra la testa…

Speriamo che chi di dovere tenga sotto controllo la situazione…
Bollettino del Parco di Monza: tante bici, tantissimi runners, un buon numero di cani che portano a spasso gli umani e il buon vecchio Lambro che comincia ad avere quell’aria estiva, con corrente pigra, colorito fangoso, e livello delle acque molto basso, comunque sufficiente a farci uno sguazzino…

Sguazzo Lambresco

Oggi descriviamo l’esistente, niente elucubrazioni sui massimi sistemi… per ricominciare.