Archivi tag: Ruggero Fercioni

Semel in mensis licet inserire…

Foto di gruppo del mio 70mo compleanno

Oppure, nel mio caso e nel caso di questo blog “…licet scribere…”.
Grosso modo è l’intervallo tra un post e l’altro e l’ultimo, scritto a fine dicembre ’25 era dedicato a tutte le persone care che se ne sono andate prima del tempo. Parentesi: è sempre prima del tempo quando sono persone care… Poi la speranza che l’anno seguente, cioè questo che è in corso, porti cose migliori.
E’ vero che abbiamo avuto immediatamente un assaggio la notte stessa di Capodanno con la terribile strage di Crans Montana, poi le guerre in corso, chi le foraggia e chi le ignora, la follia che sembra aleggiare più del solito ovunque. E siamo ancora a Gennaio…
In mezzo a questo casino mondiale ci sono anche il mio compleanno e il mio anniversario di matrimonio: 70 anni il primo e 41 il secondo.
Se mi chiedete che cosa si prova, acciacchi a parte, la risposta è : tranquillità. La testa per adesso è la solita di sempre, vorrei fare mille cose e l’energia non è più la stessa, quindi mi adeguo cercando di selezionare le migliori, le più interessanti.
Grazie ad un’iniziativa di mia moglie Nadia e mia figlia Martina, mi sono ritrovato in una festa a sorpresa dove una quarantina tra i miei migliori amici/colleghi o colleghi/amici, mi hanno festeggiato.
E’ stato semplicemente meraviglioso! Sorpresa riuscitissima…
Attenzione, so che molti non invitati ci sono rimasti un pò male, ma dovete sapere che i nomi li hanno ricuperati moglie e figlia dai miei contatti mixati con le mie citazioni, quindi non conoscendo tutti, altrimenti avrei dovuto occupare tutto il ristorante (e non mi sarebbe dispiaciuto…). Parenti, colleghi delle radio, delle televisioni, amici , tutti a farmi gli auguri…
Due giorni prima invece ad essere festeggiato è stato il Coach Dan Peterson, lui e i suoi fantastici novant’anni. I suoi ex giocatori, colleghi, amici, e c’ero anch’io che quando commentava le partite in giro per l’Italia, ho riaccompagnato ennemila volte a casa. Auguri ancora Coach.
Insomma qualcosa di bello in questo inizio anno è capitato nonostante la follia l’abbia fatta da padrone. Speriamo sia un virus dal quale si guarisce.

Eravamo in quattro…

Cercavo un titolo meno “tranchant”, definitivo e triste, ma non sono riuscito a cavar fuori qualcosa di meglio, quando succede quello che è successo. Ovviamente mi riferisco alla scomparsa di mio cugino GianMaurizio, uno dei quattro Gian della nostra generazione. Il primo ad andarsene è stato suo fratello GianLuca, l’unico rimasto a vivere in quel della Versilia, dove siamo cresciuti da ragazzi. Poi mio fratello GianUgo, vittima del maledetto CoVid che in venti giorni se l’è portato via e adesso se n’è andato GianMaurizio, il più conosciuto.
Su tutti i media e i social si racconta della storia della sua attività che è andata di pari passo con la sua vita e che ancora adesso continua grazie alla sua famiglia.
Sono rimasto solo io dei quattro, ma per fortuna ci sono altre due generazioni a proseguire, due. bellissime generazioni!
Perchè noi tutti Gian? Perchè i due figli maschi di Giovanni Tranquillo, Aldo e Ruggero hanno dato come parte del primo nome quello del nonno Fercioni unito ad altri nomi delle famiglie di provenienza come si usava in un passato neanche tanto lontano…
Le vite delle tre famiglie della generazione precedente (tre perchè Renata, l’unica figlia femmina del nonno, non aveva avuto figli da Umberto Onorato, suo marito) sono proseguite molto legate fino a quando l’attività lavorativa, l’Atelier fondato dal nonno Giovanni, è proseguito.
Nel 1973 la sartoria, che ultimamente era situata nel Palazzo Bagatti Valsecchi in via Santo Spirito a Milano, chiuse e le famiglie presero direzioni differenti: chi in Toscana, chi nell’Hinterland Milanese e chi a Roma. Aldo e Ruggero scomparvero a distanza di quasi un anno uno dall’altro nel ’78 e nel ’79, mentre Renata nel 1982.
Noi nipoti, data l’età , eravamo indaffarati nel crearci una vita propria, chi famiglia, chi lavoro, chi entrambe le cose .
Più avanti, a bocce ferme o quasi cominciammo a rivederci, a passare del tempo insieme, sempre coi limiti dati da attività molto diverse le une dalle altre.
Questo post che sembra aver poco capo e altrettanta coda, arriva dalla scomparsa (continuo a usare questo verbo perchè l’altro non mi piace) di GianMaurizio, che io consideravo indistruttibile, nonostante il passare degli anni. Scenografo, costumista, padre di tutti i tatuatori italiani, uomo di teatro e di cinema, appassionato di mare ma per me parte della famiglia Fercioni, la mia famiglia, mio cugino ma quasi un fratello.
Ciao cugino.

Altro giro, altro ricordo…

Sessant’anni prima…
Sessant’anni dopo…

Approfittando di un lavoro in zona sono andato a farmi ancora un pò di male: questa volta tornando dove i miei nonni vivevano e soprattutto dove mio nonno Giovanni Tranquillo Fercioni vestiva le signore dell’epoca, fino al 1961, la vigilia di Natale, quando se ne andò serenamente nel sonno. Poi l’Atelier Fercioni si spostò presso il Palazzo Bagatti Valsecchi in via S. Spirito fino alla sua chiusura, nel 1973… Mi ricordavo l’inquadratura di quella foto in cui mio padre Aldo, Nonno Giovanni e lo zio Ruggero chiacchieravano davanti ad uno degli ingressi del palazzo dove si trovava la sartoria e l’appartamento dei nonni e l’ho voluta riprodurre sessant’anni dopo. Al piano terra e al primo piano (come adesso) c’era la BPM mentre il secondo piano era occupato dai laboratori, uffici, sale di prova e di sfilata della sartoria.. Io sono il più giovane della generazione dei nipoti Fercioni e per me tutto il contorno, allora, non mi toccava più di tanto: il nonno era questo signore coi capelli candidi che vedevo sempre vestito in modo elegante anche quando aveva dei cardigan larghi con grandi tasche dove spesso teneva, a mo di borsetta di Mary Poppins, tutto quello che gli serviva per disegnare, tagliare, imbastire e cucire gli straordinari modelli unici che sfornava. La nonna era come sono le nonne: meravigliose e dolcissime. Te ne accorgi sempre dopo quanto…