Strange Day

Ci sono giorni che, non sai il perché, ma li passi a litigare con te stesso facendo finta di prendertela con gli altri. O meglio, apparentemente, sei incavolato con il mondo, ma siccome non può statisticamente avere torto il mondo, è con te stesso che ce l’hai. Forse perché ti sfugge il modo giusto di affrontare le cose, un pò te ne dimentichi, un pò le rimuovi scientemente e/o forse perché vorresti delegare la cosa a qualcun’ altro.
Il tempo passa e lo vedi sugli altri, su chi ami e non vorresti che questo accadesse, poi realizzi che sta succedendo anche a te e, paradossalmente, ti importa di meno…
Ci sono segnali poi che non puoi ignorare, anche grazie ai social e a tutti i media che non perdono occasione per ricordarteli e segnalarteli. E’ di oggi la notizia della scomparsa di Mihailovic, a causa di una brutta forma di leucemia, ed è un altro personaggio di quelli positivi e che fanno parte di quel segmento parallelo di storia che accompagna le nostre vite che se ne va prematuramente, marcando ancora l’orologio della nostra esistenza non certo in modo positivo. Non so quanto ciò sia causa o concausa dell’umore “strange”, se sia un mattoncino in più o una delle fondamenta, fatto sta che oggi l’umore non si sblocca, nonostante il Natale che si avvicina. Anzi, forse la festività più bella dell’anno diventa l’evidenziatore del disagio, della tristezza data dall’assenza delle persone care che una volta festeggiavano insieme a te e ora non più. Ispiriamoci a Eduardo
” ha dda passà a nuttata”

PIOVE,PIOVE… E CHISSIMUOVE…

Bisogna rimettersi in moto come le automobili anni ’20: con la manovella davanti e olio di gomito. E’uno di quei giorni che, ti prende la malinconia (cit.)… Insomma causa ed effetti molteplici dati dal periodo : il mese di dicembre, feste che si avvicinano e i tuoi cari che sono sempre meno con gli anni che passano.
Poi il tempo meteo, grigiume con pioggia che avremmo benedetto tre mesi fa in piena siccità ma ora l’effetto è esattamente l’opposto: fa freddo, è umido e tutto ciò ammazza la voglia di fare qualsiasi cosa, anche e sopratutto quelle che devi fare.
Tra le quali ci sono bonifici a destra e a manca: per la ristrutturazione della casa di mia mamma, per le tasse da pagare in più, per la 110 che non si sa se rimane o no, per i regali di Natale, e per l’ordinaria amministrazione che si somma alle spese precedenti…
Poi mettiamoci pure il mio carattere che monta e si smonta con la stessa facilità di una confezione di Lego, senza controllo dei mattoncini e il gioco è fatto.
Lo so, è un discreto casino e da qualche parte ci deve essere il bandolo di questa matassa. Finora non l’ho trovato. Forse il trucco potrebbe essere di aspettare uno dei miei momenti si, per scavare e guardarmi in giro per riprendere a vivere nel vero senso della parola. Per ora galleggio: ho i miei cagnolotti che capiscono al volo il mio umore.
La prossima volta che trovo chi mi dice: “beato te che sei in pensione…” dimenticando di aggiungere: “così chissà quante cose puoi fare..” Sopratutto senza aggiungere “quali cose”, gli rispondo male.
Forse perchè nella mia attività precedente il riposo era concepito per tirare il fiato dalle tante cose fatte e da fare, il fatto di trovarmi delle cose da fare per giustificare il riposo mi sembra un controsenso. Oppure perchè ultimamente l’organizzazione del lavoro era gestito da qualcun altro e quindi avevo perso l’abitudine di programmarmelo da solo. E in ogni caso il mio lavoro sapevo cos’era e lo sapevo fare.
Adesso tornare alla mia tenera età a mettere in piedi una start up lo trovo quanto meno difficoltoso se non difficile…