Count Down

Normalmente, cominciavo a scrivere queste note con un titolo già presente sopratutto per le idee che, a monte, generavano il testo.
Premessa: non faccio uso di IA, mi basta per quel che ne resta della mia personale di intelligenza (ammesso che me ne rimanga…).
E’ difficile scollare i pensieri da quello che è capitato in questo anno, anche perchè quelli più presenti sono rivolti agli amici e amiche che se ne sono andati prima del tempo (ed é sempre prima del tempo!).
La sensazione che sia un count down è sempre più presente ed è accentuato proprio da queste partenze che non ti aspetti, che sono sempre improvvise anche quando non lo sono.
Non è paura perchè l’inevitabile in quanto tale non presenta alternative, a parte la speranza (fede?) di reincontrarci di là e, se succede, farsi delle grandi risate per l’occasione…
Forse la preoccupazione è quella di lasciare in difficoltà le persone care, di riuscire a dar loro un minimo di sicurezza e garanzie .
Essendo questo un post di fine d’anno (non penso, visto la poca frequenza con la quale scrivo, di produrne altri prima di Gennaio), somiglia a quella serie di articoli preconfezionati, simili se non uguali, che riempiono i telegiornali e da qualche anno anche i social ed il web in genere.
I temi sono riassuntivi di quello che è capitato sinora e speranzosi di un prosieguo migliore. A leggere le rassegne stampa, da troppo tempo si parla di guerre, di femminicidi e omicidi in generale, di coccodrilli relativi alla scomparsa di persone celebri, di politica poco politica e molto caciarona, e sempre più spesso scritta da “mani non umane” e male oltre che mal informate.
La pace nel mondo in questo caso non è una frase di circostanza modello elezione di qualche Miss, ma una speranza vera, che non sia rivolta solo alle guerre “che fanno notizia” ma anche tutte quelle che non lo fanno , quelle che fanno solo vittime e che è comodo che non siano argomento di informazione.
Io spero, ma non per me che i miei anni li ho passati e vissuti, ma per le nuove generazioni: mia figlia e i figli di tutti, i nipoti e i piccolini in generale, che le cose si sistemino.
Comiciamo con l’Ecomostro vicino a casa mia?

Eravamo in quattro…

Cercavo un titolo meno “tranchant”, definitivo e triste, ma non sono riuscito a cavar fuori qualcosa di meglio, quando succede quello che è successo. Ovviamente mi riferisco alla scomparsa di mio cugino GianMaurizio, uno dei quattro Gian della nostra generazione. Il primo ad andarsene è stato suo fratello GianLuca, l’unico rimasto a vivere in quel della Versilia, dove siamo cresciuti da ragazzi. Poi mio fratello GianUgo, vittima del maledetto CoVid che in venti giorni se l’è portato via e adesso se n’è andato GianMaurizio, il più conosciuto.
Su tutti i media e i social si racconta della storia della sua attività che è andata di pari passo con la sua vita e che ancora adesso continua grazie alla sua famiglia.
Sono rimasto solo io dei quattro, ma per fortuna ci sono altre due generazioni a proseguire, due. bellissime generazioni!
Perchè noi tutti Gian? Perchè i due figli maschi di Giovanni Tranquillo, Aldo e Ruggero hanno dato come parte del primo nome quello del nonno Fercioni unito ad altri nomi delle famiglie di provenienza come si usava in un passato neanche tanto lontano…
Le vite delle tre famiglie della generazione precedente (tre perchè Renata, l’unica figlia femmina del nonno, non aveva avuto figli da Umberto Onorato, suo marito) sono proseguite molto legate fino a quando l’attività lavorativa, l’Atelier fondato dal nonno Giovanni, è proseguito.
Nel 1973 la sartoria, che ultimamente era situata nel Palazzo Bagatti Valsecchi in via Santo Spirito a Milano, chiuse e le famiglie presero direzioni differenti: chi in Toscana, chi nell’Hinterland Milanese e chi a Roma. Aldo e Ruggero scomparvero a distanza di quasi un anno uno dall’altro nel ’78 e nel ’79, mentre Renata nel 1982.
Noi nipoti, data l’età , eravamo indaffarati nel crearci una vita propria, chi famiglia, chi lavoro, chi entrambe le cose .
Più avanti, a bocce ferme o quasi cominciammo a rivederci, a passare del tempo insieme, sempre coi limiti dati da attività molto diverse le une dalle altre.
Questo post che sembra aver poco capo e altrettanta coda, arriva dalla scomparsa (continuo a usare questo verbo perchè l’altro non mi piace) di GianMaurizio, che io consideravo indistruttibile, nonostante il passare degli anni. Scenografo, costumista, padre di tutti i tatuatori italiani, uomo di teatro e di cinema, appassionato di mare ma per me parte della famiglia Fercioni, la mia famiglia, mio cugino ma quasi un fratello.
Ciao cugino.

CINQUE ANNI

Sono nato molto probabilmente grazie a te fratellone mio: i miei genitori dopo tutte le operazioni agli occhi che avevi fatto da bambino, avevano paura che fosse una cosa ereditaria e che si potesse ripresentare in maternità successive e quindi non volevano più figli. Ma tu hai insistito che volevi un fratellino e alla fine hanno ceduto e sono nato io…
Esattamente dieci anni dopo ( con uno scarto di poche ore ), infiocchettato come un regalo per il tuo decimo compleanno.
Ed è toccato a me darti l’estremo saluto cinque anni fa, il 31 ottobre 2020 , durante la seconda ondata di covid. L’ultima volta che ti ho visto eri addormentato con una mascherina per l’ossigeno nel reparto infettivi dell’Ospedale Sacco, e come succede molto spesso, sembravi essere migliorato nelle ultime ore a detta della dottoressa che ti aveva in cura…
Purtroppo no.
Quando abitavamo a Milano dormivamo nella stessa stanza (enorme come tutte quelle di casa nostra), divisa da una parete di legno e c’erano altri due metri per arrivare al soffitto. Le case del settecento avevano soffitti altissimi ed io riuscivo a giocare al paracadutista lanciandomi dall’armadio sul letto! Giocavamo a pallavolo e pallacanestro con il divisorio della stanza e di sera chiacchieravamo senza problemi di disturbare, perchè le pareti erano spessissime.
Poi nel ’73 ci siamo trasferiti fuori Milano, ad Arese, allora poco più di tremila anime, tanto verde (in primavera ed estate), e tanta nebbia (autunno ed inverno) . Nel 1984 torniamo a Milano e l’anno successivo mi sposo. Tu reincontri il tuo grande amore e da qui pur sentendoci e vedendoci , ognuno vive la propria vita. Fino a quel maledetto 31 ottobre.

RESET

Dopo queste pause eterne, tra un post e l’altr… Sempre spiritoso…
forse sarebbe il caso di resettare tutto. O meglio: di resettarmi del tutto. Tante cose, tanti fatti e misfatti, idee che invece di chiarirsi si annebbiano, voglia di fare stoppata sul nascere, focus che si sfocano prima di mettersi a fuoco, insomma quando si dice tante idee, anzi poche chiare e le altre confuse. Forse è anche per questo che tra un pezzo di questo blog e l’altro passano delle eternità.
E meno male che ero considerato un logorroico grafomane, che la sintesi non era una delle caratteristiche che mi apparteneva: se guardate le date tra un articolo e l’altro passano quasi sempre mesi.
Sembra che sia passato da un’agenda originariamente “Daily”, a “Monthly” passando brevemente da “Weekly”.
Ho anche comprato un computer nuovo a prova di Umarell; leggero, comodo, che posso usare ovunque o quasi.
Ho comprato anche un sacco di cose utili ma che tali sono se le usi: quando le compri e le stivi da qualche parte, l’utilità va a farsi benedire. Una di queste è quella in foto, una canoa (rigorosamente gonfiabile e sgonfiabile) da portare nella casina che ci aspetta all’isola d’Elba.
E anche quella è una scommessa, perchè bisogna vedere se da quasi settantenne le energie sono sufficienti. Intanto tra le tante cose c’è un nipotino che di forza ne richiede un bel pò.
Insomma … voghiamo

Eh? Come?

A parte l’orecchio peloso, che alla mia tenera età ci può anche stare, vedete qualcosa di diverso? Se la risposta è si vuole dire che avete una buona vista, se invece no significa che la ditta Amplifon, oltre a farsi pagare effettua buoni progetti e lavori.
Diciamo che i 15 anni tra radio e discoteca e gli oltre trenta di televisione, tutti passati con cuffie audio in testa hanno avuto un effetto neanche tanto secondario a questo problema e alla sua soluzione. Non è sordità ma un danno su alcune frequenze di sicuro e se si ha una vita non da eremita, quindi con rapporti interpersonali o comunque una famiglia col quale comunicare bisogna adattarsi per rimediare al danno.
Intanto si tornano a sentire determinate frequenze e se nei primi momenti sembrano essere troppo presenti, poi ci si abitua…
Successivamente è importante ricordarsi che hai addosso un apparecchio elettronico (costoso peraltro) e che in certe situazioni va tolto, leggi doccia, bagno, quando ti lavi ecc. Insomma l’acqua non è una buona amica in questa situazione.
Ho dovuto vincere (penso come tanti), l’idea di mettere qualcosa che mi “rimettesse in riga” , un apparecchio che immaginavo enorme e visibilissimo, una sorta di stampella per l’orecchio.
Non è così, ce ne sono anche di più piccoli e se la mia mamma mi avesse fatto un canale auricolare un pò più grande avrei potuto nasconderlo ulteriormente, ma già così non crea imbarazzo.
Insomma, ho voluto raccontarvi questo perchè , chiacchierando con chi mi ha sistemato il tutto, ho scoperto che l’ostacolo maggiore per una cosa che quando oltrepassi una certa età diventa quasi normale, è l’idea di far vedere l’apparecchio, di apparire “sordo”, anche se nella maggior parte dei casi si tratta di ipoacusia, una sorta di miopia dell’orecchio.
La miopia si corregge con gli occhiali? L’ipoacusia con questi minuscoli apparecchi!
Quindi, non facciamoci problemi più di quanto non siano necessari… C’è un problema? Lo si affronta…

Spezzatino d’anima

Dopo più di un mese da quando il mio Mou se n’è andato, mi sono reso conto di quanto fosse importante oltre che per l’amore reciproco di questi ultimi 13 anni anche per l’equilibrio della mia vita.
Non sembra ma oltre all’affetto e l’importanza emotiva di quei 30 (a volte più e ultimamente meno) chili pelosi, anche la routine che penso ognuno di noi bene o male ha, ne ha risentito.
Poi se aggiungiamo il fatto che la pensione ti lascia molto più libero di creartene una, rimpiango anche il mio buon vecchio lavoro di regista televisivo, che tutto aveva fuorchè la ripetitività: ogni giorno c’erano problematiche diverse da affrontare e se qualcosa diventava troppo uguale si cercava di ravvivarlo.
E dopo ciò diventava importante quel testone bianco che ti chiedeva di essere presente, dare e ricevere affetto nei momenti in cui tornavi a casa… Ma comunque continuo a parlargli, ad accarezzarlo sulla sua criniera da simil husky/labrador/retriever/maremman/boh? che non vedo ma so che c’è.
Mi aspetto di vedere ogni volta che giro in una stanza o l’altra la macchia bianca con le zampe incrociate, o stravaccato su qualcosa di morbido, o accoccolato sul divano se Sky glie lo lasciava libero…
Così come quando passo davanti alle terrazze della casa, cerco quella macchia bianca, non si sa come scodinzolante perchè aveva già sentito il mio arrivo da molto prima.
Sicuramente il tutto si assesterà anche grazie alla presenza della sua erede Sky che è diventata ancora più affettuosa. Per ora bisogna ancora lavorarci su…

La mia nuova AI, dall’alto…delle sue quattro zampe


E’ passata una settimana da quando, nuotando nel nostro fiume di lacrime, sei andato in un posto sicuramente migliore di qui e sopratutto stando decisamente meglio degli ultimi giorni…
Mou sei stato la creatura migliore che abbia mai incontrato e abbiamo passato tutto il tempo possibile insieme. Abbiamo camminato, corso, nuotato, ci siamo coccolati, ingozzati di pappa tua e mia, abbiamo litigato a modo nostro, ma ci siamo sempre chiesti scusa, hai accettato la presenza di una nuova arrivata concedendole tutto quello che voleva, cane galante…
Insomma non potevamo passare questi anni in modo migliore. Anche la malattia (quella si, veramente bastarda) , l’hai affrontata a modo tuo: sei dimagrito ma hai continuato a fare quello che hai sempre fatto. Il boss del terrazzo che abbaia ai cani di passaggio, quello che finiva la ciotola degli altri se lasciata incustodita, quello che non c’è verso di andare in una direzione se non era di tuo gradimento, le zampine incrociate con aria da nobilcane per farti notare e la pancia per aria invece per farti coccolare.
E quella cosa che era dedicata solo a me: il tuo testone cacciato tra le mie gambe per farti accarezzare quella criniera che ultimamente si era un pò sfoltita ma che era sempre morbidissima e che seguiva i miei movimenti fino al momento in cui, per tua gentile concessione, mollavi il colpo con l’espressione di chi pensa che non sa quello che fa… Ogni giorno, trovo una foto che scava ricordi, di questi tredici anni e mezzo che speravo diventassero molti di più.
Adesso mi curi dall’alto e sei comunque con noi, la tua famiglia, il tuo branco e sono sicuro che non ci mollerai un secondo, fino a quando, un giorno, ci ritroveremo.

cinquanta sfumature di grigio…

Come si potrà vedere dalla data di questo post, dovrebbe essere il primo giorno di primavera… Combinazione è la giornata più grigia dell’anno qui in Brianza. Talmente grigia che non percepisci neanche le sfumature di questo non-colore. Quando ero giovane appassionato di fotografia, un pò per scelta e un pò perchè il mio ingranditore era solo in bianco e nero e non avevo i soldi utili per fare il salto di qualità , mi ero specializzato in fotografie in bianco e nero.
Spesso, e qui parlo ai boomer come il sottoscritto con passato fotografico rigorosamente analogico, l’acido usato per il fissaggio delle stampe costava un botto e quindi lo usavo qualche volta di più del dovuto.
Risultato? Le foto dopo un pò di tempo sbiadivano e tendevano da bianco e nero ad ingrigirsi… Quindi in realtà non facevo foto in bianco e nero ma in tonalità di grigio. Se per caso dalle migliaia di foto scattate ne viene fuori qualcuna in vero bianco e nero è perchè avevo appena cambiato il liquido di fissaggio…
Qualche tempo fa ho rivisto una mia vecchia amica che era uno dei miei soggetti preferiti di fotografia e mi ha riportato delle copie di foto che le avevo fatto e stampato… Mi è tornato in mente da lì questo dettaglio della mia gioventù. Poi ho cominciato ad avere qualche lira in più e sono passato alle diapositive.
Che facevo sviluppare da chi lo sapeva fare … anche perchè una stampa venuta male la rifai ma le dia venivano fatte dal rullino che usavi nella tua macchina fotografica se sbagliavi qualcosa, te le giocavi tutte.
E’ strano, ero partito con l’idea di scrivere sul grigio fuori e dentro ed invece ho virato sulla fotografia… Mah!
Adesso è vita facile per i fotografi: un buon programma di edizione e puoi sfoggiare (almeno tecnicamente, sui contenuti non voglio entrare) buoni scatti.
Se poi magari si tornasse ad usare quei strani oggetti chiamati macchine fotografiche, garantisco soddisfazioni molto maggiori di qualsiasi smartphone. Parola di ex-regista e fotografo ora pensionato.

C’era una volta un blog…

Appunto: c’era una volta… addirittura non ricordo quando sono entrato l’ultima volta in questo blog.
Diciamo che una frattura netta è avvenuta quando ho avuto la notizia della malattia del mio cagnolone Mou che mi ha letteralmente mandato fuori. Questo avveniva circa 10 mesi fa… Ora Mou è ancora qui, con 12 chili di meno ma non vuole mollarci, e ne siamo più che felici. Mangia comunque, accattona a tavola come prima, è un pochino più lento ma al di la del tumore ha una certa età e quindi è giusto che si prenda i suoi tempi. Anch’io ho una certa età e lo faccio pure io…
Questo è il primo post che scrivo anche con il nuovo Mac e sto imparando funzioni nuove, quindi ci vorrà un poco di tempo per andare a regime.

Fra poco record olimpico di distanza tra post…

Cos’ho da raccontare? Cose belle: un nipotino che sta crescendo a vista d’occhio e che sembra essere prossimamente un simpaticone, con faccetta furba , occhi che faranno colpo sulle bambine più avanti e tutto il resto.
Cose poco belle: Mou, il mio cagnolone/amico dimagrisce sempre più ma continua a rimanere il solito, per fortuna sembra senza dolori.
Il caldazzo di questo periodo non aiuta ma l’aria condizionata e i ventilatori si, e lui sa sempre dove piazzarsi per stare fresco.
Quest’anno le (eventuali) vacanze dipendono da come starà lui prossimamente e mi sembra giusto così. Lui mi è sempre stato vicino anche in periodi non facili e mi sembra giusto fare la stessa cosa a lui.
Prossimamente vorrei far migrare il mio vecchio https://www.fercioni.com su questo blog, in modo da uniformare tutto quello che ho sparso in giro per il web… La badante Sky continua nel suo affettuoso lavoro di incasinatrice ma almeno ci tiene occupati a Mou e me e in questo periodo è fondamentale.
I tatuaggi aumentano, questa volta coinvolgendo le immagini delle Formiche di Vettori, migrate in buon numero sulle mie braccia. Così come le cinesate dei vari e-commels che aumentano , rigorosamente inutili il più delle volte o parzialmente inutilizzate per svariati motivi.
Insomma più che un post questa è una lista della spesa… Magari il prossimo sarà più sostanzioso…

Sito così è se mi pare… di Giancarlo Fercioni