Il rischio di essere ripetitivo è dietro l’angolo, visto che sono più le volte che non scrivo che quelle in cui lo faccio… quindi…
Scriviamo d’altro: tralasciamo le magagne che un ventiduenne con l’anagrafe che dice settanta sono in crescita come gli anni anche se faccio finta di niente.
Tralasciamo anche l’inizio di stagione che la mia Armani sta vivendo nel modo meno congruo rispetto alla campagna acquisti dei giocatori (forzata dall’abbandono di personaggi storici o comunque importanti nelle stagioni passate).
Parentesi: lo so che tempo qualche settimana saremo di nuovo in pista nelle alte sfere ma per ora regna una gran confusione in campo…
Potrei scrivere che le canoe gonfiabili per un diversamente giovane non sono il massimo, sopratutto per la sua schiena che non ha il sostegno giusto.
E invece i Sup sia nella versione StandUp che in quella Kayak (col seggiolino) vanno molto meglio.
Si scoprono un sacco di cose stando al mare per più delle tradizionali poche settimane che negli anni passati erano la regola. La pensione insomma ha qualche vantaggio oltre agli svantaggi provocati dal fatto di godersela quando gli anni sono quel che sono.
L’isola d’Elba è un ottimo luogo per vivere queste situazioni, anche se alcune diventano difficoltose: leggi spiagge meravigliose che sono poco accessibili per articolazioni non più in formissima.
Da li l’idea di raggiungerle via mare , canoa, kayak, Sup, canotti, barche, transatlantici…
Poi arriva il momento di tornare a riva, sulla terraferma, a casa in quel della Brianza e scoprire che l’immenso pratone che era la tua vista relax dal tuo terrazzo sta diventando un altrettanto immensa distesa di pannelli fotovoltaici in seguito a regole inventate da chi non ci vive vicino.
Ce l’ho con l’energia green? Assolutamente no. Ce l’ho quando questa va a discapito del green inteso come prati, boschi, coltivazioni ecc.
Se per l’energia green si disbosca e si cancellano prati, alberi e tutti quelli che ci vivono vicino e attorno ne subiscono le conseguenze, non va bene.
In Lombardia ( ma in tutte le regioni mi sa che è lo stesso) ci sono aree industriali, edilizie ed agricole dismesse che potrebbero essere usate per questo.
Vedremo come va a finire questa situazione…
Intanto facciamo gli ecoUmarell…
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Semel in mensis licet inserire…

Oppure, nel mio caso e nel caso di questo blog “…licet scribere…”.
Grosso modo è l’intervallo tra un post e l’altro e l’ultimo, scritto a fine dicembre ’25 era dedicato a tutte le persone care che se ne sono andate prima del tempo. Parentesi: è sempre prima del tempo quando sono persone care… Poi la speranza che l’anno seguente, cioè questo che è in corso, porti cose migliori.
E’ vero che abbiamo avuto immediatamente un assaggio la notte stessa di Capodanno con la terribile strage di Crans Montana, poi le guerre in corso, chi le foraggia e chi le ignora, la follia che sembra aleggiare più del solito ovunque. E siamo ancora a Gennaio…
In mezzo a questo casino mondiale ci sono anche il mio compleanno e il mio anniversario di matrimonio: 70 anni il primo e 41 il secondo.
Se mi chiedete che cosa si prova, acciacchi a parte, la risposta è : tranquillità. La testa per adesso è la solita di sempre, vorrei fare mille cose e l’energia non è più la stessa, quindi mi adeguo cercando di selezionare le migliori, le più interessanti.
Grazie ad un’iniziativa di mia moglie Nadia e mia figlia Martina, mi sono ritrovato in una festa a sorpresa dove una quarantina tra i miei migliori amici/colleghi o colleghi/amici, mi hanno festeggiato.
E’ stato semplicemente meraviglioso! Sorpresa riuscitissima…
Attenzione, so che molti non invitati ci sono rimasti un pò male, ma dovete sapere che i nomi li hanno ricuperati moglie e figlia dai miei contatti mixati con le mie citazioni, quindi non conoscendo tutti, altrimenti avrei dovuto occupare tutto il ristorante (e non mi sarebbe dispiaciuto…). Parenti, colleghi delle radio, delle televisioni, amici , tutti a farmi gli auguri…
Due giorni prima invece ad essere festeggiato è stato il Coach Dan Peterson, lui e i suoi fantastici novant’anni. I suoi ex giocatori, colleghi, amici, e c’ero anch’io che quando commentava le partite in giro per l’Italia, ho riaccompagnato ennemila volte a casa. Auguri ancora Coach.
Insomma qualcosa di bello in questo inizio anno è capitato nonostante la follia l’abbia fatta da padrone. Speriamo sia un virus dal quale si guarisce.
Ehi, ci sono ancora…

L’ultimo post (o pezzo, vedete voi…) risale a più di un mese fa e chi l’ha letto forse ricorda che l’umore non era dei migliori.
Il motivo era (e purtroppo è ancora) la scoperta di una macchia sospetta in un ecografia del mio amico a quattro zampe Mou.
Però da quel momento abbiamo imparato una cosa , a vivere insieme giorno per giorno, senza pensare a quello che sarà. Anche perchè se entri in questo meccanismo , lo devi fare per te stesso e per chiunque ami e non ne esci più.
A questo punto ti godi le passeggiate anche sotto la pioggia, le chiamate con abbaio notturno per esigenze improvvise, la pipì durante una partita di basket che volevi vedere, il convincerlo a magiare la pappa con trucchetti vari , il chiacchierare con lui accarezzandolo, nonostante il fatto che sta dimagrendo, lui che era in carne.
Insomma ti godi tutti i momenti in cui ha voglia di stare con te.
Per adesso c’è e questa è la cosa importante.
Poi ci sono gli altri problemi, tipo il mio simpatico trigemino che mi da delle scariche con le quali potrei illuminare un condominio.
E a proposito di case , sembra finita la ristrutturazione dell’appartamento di mia mamma e adesso l’attesa è che qualcuno faccia una congrua offerta per l’acquisto della casa. A seguire cercare un appartamentino al mare dove andare con moglie e nipotino…
Insomma tutto a seguire: una cosa a seguire l’altra, e l’altra, e l’altra….
A furia di osservare, più non fare…

Penso che sia una delle conseguenze più comuni dell’essere in pensione, per lo meno nei primi tempi. Ti trovi dopo quarant’anni in cui ti sarebbe piaciuto stare fermo, nei successivi (speriamo almeno trenta…) in cui stai fermo e non ti piace nemmeno per un pò… Poi se aggiungi che per riflesso cominci mille cose senza concluderne una o quasi e questo ti smonta ulteriormente. Allora diventa importante selezionare le cose che ti piacerebbe fare seriamente dalle minchiate, possibilmente che siano fattibili.
Perchè c’è anche il problema che mamma Inps non è che dispensi milioni proprio a tutti, anche se a qualcuno forse si e, per esempio, comprare una casa su un isola semideserta non so se rientri nel budget , così come una barca per viaggiare su tutti i mari navigabili…Inoltre, con grande sgomento ho scoperto di non rientrare nell’asse ereditario della buonanima del Presidente e quindi anche lì non si batte cassa!
Quindi passatempi sì, attività anche ma che rientrino nell’Umarellbudget perchè se no siamo da capo. Vogliamo anche aggiungere a tutto ciò che tutto il resto del mondo continua a girare, nel bene e sopratutto nel male, e che quelli che erano problemi quando si lavorava, ora ci sono lo stesso ma sembrano più grossi…
Quindi devo decidermi a scegliere: ho una sacca nuova di mazze da golf regalatami da moglie e figlia e devo iscrivermi da qualche parte per vedere se il giovane giocatore di 50 anni fa è ancora in grado di swingare, approcciare e pattare o si troverà a zappare…
Ho un pianoforte elettrico di buona qualità che mi guarda alla destra di questa scrivania e la tastiera mi tenta tanto, ma le mani che una volta coprivano quasi una decima (N.d.A: una decima sono dieci tasti, per fare un esempio, dal Do al Mi dell’ottava successiva), ora arrivano a un’ottava scarsa. Per non parlare della mobilità delle dita…! Ma le scommesse a me piacciono!
Altra idea: ricominciare a mettere voce e idee al servizio di un microfono, e di una radio. Il microfono c’è come avete visto, sto cercando di trovare chi voglia un vecchio catamarano come il GianParlo, ultimo nome con il quale ho trasmesso fino ai primi anni ’90.
Poi c’è la mia vecchia passione del basket e dello scriverne più o meno a proposito, e lo scrivere in generale e questo Blog ne è la dimostrazione, non ho mai smesso di farlo: qui (www.giancarlofercioni.it) e su www.fercioni.com.
Carne al fuoco ce n’è, l’importante è cuocerla bene…
Giancarlo Fercioni
SABATO, DOV’E’ LA DIFFERENZA?

Non pensavo di arrivare mai a farmi questa domanda… Quando lavoravo c’era sempre una precisa identità in ogni giorno e aldilà di quale fosse della settimana: c’era il giorno del basket, quello delle rubriche del calcio, dell’Nba, delle riunioni più o meno utili (o inutili…), del lavoro in studio o in esterna e, ultimamente, quello in remoto…
Poi è arrivata la pensione, momento atteso da chiunque stia lavorando e l’effetto più evidente è stato questo: una piallata ai contenuti diversificati e diversificanti della propria vita, con una sottolineatura invece di tutto quello che è abitudine .
Certo, vedo molti ex colleghi che si trovano bene a fare una vita completamente differente, anche perchè se la sono organizzata e quindi non la trovano noiosa. In realtà neanche io mi trovo male, però un pò spersonalizzato si. Quando hai vissuto più di quarant’anni in contatto con tantissime persone e facendo altrettante attività, il passare a dovertele scegliere o cercarle è straniante.
Ma non mi preoccupo: fra poco (spero) farò l’umarell in casa mia, quando cominceranno i lavori e avrò il mio da fare (o daffare?)… Intanto mi faccio i miei 6-7 km al giorno a spasso con Mou e Sky il più delle volte nel vicino Parco di Monza, un giorno si e l’altro no a trovare mia suocera in Rsa, un pò strimpello la mia tastiera cercando di imparare Bohemian Rhapsody (discretamente complicata su diversi accordi) e, ultima ora, sto facendo un corso on line di tattoo. Non voglio imitare mio cugino GianMaurizio, che è e resta il primo tatuatore italiano, ma semplicemente imparare una cosa che mi ha sempre incuriosito: applicare la mia capacità di disegnare in un nuovo contesto.
Inoltre, quando arriverà il bel tempo ho una sacca da golf che mi aspetta, insieme a delle lezioni che riportino a galla quello che sapevo fare cinquant’anni fa e che smisi in occasione del dissesto economico di quel periodo.
Dite che in realtà faccio già tante cose? Beh si, diciamo che non mi sono ancora organizzato: ancora adesso, guardando una partita di basket, oltre a tifare mi domando sempre come l’avrei fatta io e cosa avrei fatto vedere.
Insomma, sto cercando di staccarmi dal mio passato ma ancora non ci riesco del tutto: il guaio è che facevo un lavoro che mi divertiva e quindi l’averlo smesso mi fa divertire di meno.
Mi metterò d’impegno!
Piano, pianissimo… anzi immobile

Che sia un miglioramento? Un post a meno di un mese dal precedente? Che sia un’esagerazione? Saranno le condizioni meteo, dopo più di tre mesi di siccità evidentemente non solo meteorologica ma anche verbale ( o verbosa?)…
Di cose da dire, se vogliamo ce ne sono. Unica cosa , bisogna fare attenzione a toccare gli argomenti nel modo giusto, visto che il web è pieno di permalosi e l’offesa è lì dietro l’angolo…
Un argomento che sto vivendo in pieno è quello delle decisioni da prendere, che, non sembra, ma da pensionato si affollano più di quando non lo ero. Prima avevo delle cose da fare, sapevo il quando e il come, il perchè era lo stipendio, il dove cambiava di volta in volta.
Adesso posso scegliere: mettermi a suonare il pianoforte, giocare a golf, distruggere i mobili e portarli in discarica in attesa del nuovo progetto dell’architetto, scrivere questi blog, indossare l’Oculus e farmi un giro nel Metaverso oltre che fare qualche chilometro nel mondo reale a piedi insieme a Mou e Sky i miei due quattrozampe…
Di scelte ce ne sono da prendere: poi c’è dietro l’angolo, maledetta, la pigrizia che ti dice “Dai dopo. Fatti un riposino prima, tempo ce n’è. Che fretta hai… ” Così posticipi le attività e le giornate passano. Appena andato in pensione, credevo ancora alle promesse e pensavo che avrei fatto ancora qualche lavoro nell’ambiente che conosco meglio: la tv e il basket.
Dopo qualche mese, ho accantonato queste ultime, visto che in entrambe ci sono dei discreti paletti, forse anche giustificati dal fatto che come tutti i pensionati sono miliardario e non è giusto che oltre ai soldoni che mamma INPS elargisce me ne arrivino altri… E con questo mi sono giocato gli amici ancora in attività. Scherzo, in realtà aspetto ancora… e ho una sacca con legni e ferri che aspetta, un armadio con un cassettone e un tavolo da fare a pezzi, tanti tasti bianchi e neri che mi guardano e una partita su Oculus che ho interrotto per scrivere queste note.
RIMBALZO

O legge di Murphy… Nel mio caso, si tratta di quest’ultimo, anche se nella mia scarsità di giocatore di basket, per uno strano fenomeno, nonostante i miei pochi 181 centimetri, ne prendevo tanti.
In questo caso il rimbalzo non è una cosa bella (stavo per usare “positiva” ma non è il caso). Sono stato nervoso per tanti giorni: esattamente da quando il mio medico mi ha prescritto una risonanza magnetica alla testa e al collo. Da buon ipocondriaco, continuavo a immaginare il peggio del peggio: chissà quali patologie con chissà quali conseguenze. E man mano che mi avvicinavo alla fatidica data sempre più nervoso. Nel frattempo la simpatica variante Omicron , cominciava a sgomitare nella massa dei positivi da virus. Arrivo a fare la benedetta risonanza e quei quaranta minuti di musica tecno a palla che produce la macchina, nonostante le cuffie che ti fanno indossare. I quasi cinquanta anni di musica ( e parole) sparate nelle orecchie in radio, discoteca e negli intercom in tv, mi consentono il quasi appisolamento nonostante il casino. Insomma finisce il tutto e nel pomeriggio, via email, mi arriva il referto che è rassicurante: nessuna patologia gravissima e nemmeno preoccupante, solo la conferma delle mie vertebre discretamente acciaccate.
Sto per comunicare la lieta novella in casa e contemporaneamente squilla il telefono. Mia figlia che avvisa che mio genero è positivo…
Nota: lei e lui erano stati a pranzo a casa nostra due giorni fa, con quel che segue. E’ vero che in epoca di vaccini multipli, ci si può preoccupare il giusto, ciò non toglie che il Natale in famiglia non si potrà fare a meno di un falso positivo. Qualcuno dirà: ma basta fare un molecolare ecc. Certo, in epoca di record per quanto riguarda i tamponi ( si supera il milione al giorno) lascio immaginare quanto sia facile farli. Vecchia saggezza popolare: la fortuna è cieca ma la sfiga ha 10/10. Buone Feste.
PROMESSE, PROMISES

Mi sembra di essere tornato indietro di qualche decennio, quando parlavi con qualcuno che ti diceva:…”guarda, non ti preoccupare, ci penso io, ritienilo già fatto, non ci sono problemi…”. Per scoprire poi che i problemi non ci sono perchè la persona in questione si è ben guardata dal fare quello che aveva detto.
Solo che quando te lo dicono a vent’anni ti serve per imparare a non fidarti di tutto e di tutti, insomma è una lezione per il futuro…
Quando questo succede quarantacinque anni dopo, l’effetto è molto amplificato. Se poi a farti queste promesse sono perone di cui ti fidi e ti sei fidato in passato ti scoppia letteralmente il pallone in mano.
Anche perchè questo avviene in un momento della tua vita nel quale devi decidere cosa fare, un pò come quando scegli un indirizzo scolastico.
Con la piccola differenza che dopo la scuola hai il tempo e l’energia per fare, nel caso, più tentativi e più scelte.
Mentre quando vai in pensione devi decidere come impiegare le energie e il tempo (per citare il timer di Alexa) “residuo”!
L’importante è non lasciarsi prendere dallo sconforto e da tutta la fase negativa che ne potrebbe seguire, perchè se devi riprenderti da un episodio negativo è una cosa ma se devi anche combattere con te stesso, diventa una battaglia difficile da combattere e vincere.
Il nemico numero uno è il divano, luogo dove tutti i pensieri ingarbugliati si aggrovigliano ulteriormente, se questo non è frequentato dai tuoi cani in cerca di coccole. Allora i nodi si allentano e un poco di serenità si riaffaccia tra i peli morbidi e i nasi umidi. Niente roba chimica un sano naso umido e una zampa insistente che ti chiama sono più che sufficienti per spezzare il loop negativo. Poi bisogna rimettersi in moto, ma quello, se non lo fai in salita è più facile.
TRA IL DIRE E LO SCRIVERE…

“…Indeciso tra giro girotondo, e faccio un round mi faccio un round cacchio scrivi. Sto dettando queste quattro righe mentre siamo in area cani volta praticamente annusando tutto quello che può annusare discettando tutto quello che potevi chattare puntando qualcuno che sta arrivando anche lui nella area cani quindi cane con padrone… E tutte e due, non sapendo di preciso cosa fare. Nel mio caso anche cosa scrivere. Non perché sia obbligato, ma perché le idee sono pochi, mi spiace per benino, e anche tanto confusa… Sembra quasi che più passa il tempo tra un posto all’altro e meno argomenti ci sono da scrivere ma non è così…“
Questo è quello che una App per dettare i testi ha capito da quello che ho detto… Lo chiarisco prima che qualcuno cominci a pensare che sia un analfabeta o che mi sia fumato qualcosa di illegale e stonante. Esperimento fallito. O detti cose molto semplici o non puoi che aspettarti un risultato discretamente “lisergico”.
L’idea che avevo cominciato a sviluppare a voce era relativa al loop che si crea quando smetti di scrivere, in seguito all’agire sempre meno e di come questo sia consequenziale allo smettere di scrivere. Insomma un Uroboro, il serpente che mangia se stesso. E’ una sequenza che va semplicemente spezzata: ricominciare a fare qualcosa, anche minimo, ma farlo e poi reindirizzarlo su cose sempre più utili. Così quando testa e fisico si sono rimessi in moto, si rimette in moto anche la voglia di raccontarlo e così via.
Proprio quello che si capisce dalle prime righe, vero?
Ad aumentare l’effetto freno a mano ci si mette anche un Settembre quasi Novembrino per i colori , tutti sullo spento, con un sole lattiginoso e un cielo spesso opaco. E allora via con la fantasia, prima di ricominciare con la routine delle stagioni sportivo-televisive.
La prima stagione dopo qualche anno in cui, grazie ad un cambio al vertice della nostra struttura, torniamo tutti a fare il nostro lavoro senza delegarlo a collaboratori esterni. Non mancano molti anni alla fine legale del mio lavoro e all’ingresso della sempre più grande categoria degli “umarell-pensionàa” e per fortuna, Padreterno permettendo, li dovrei passare facendo quello che so fare meglio del mio lavoro: il regista televisivo… Certo, il cerchio si chiuderebbe perfettamente se la rete per cui lavoro riacquistasse i diritti del basket, lo sport con il quale mi trovo maggiormente a mio agio…
Chissà, intanto il lavoro è tornato e questa è cosa buona e giusta.
l’avevo gia’ scritto

Evidentemente per fare in modo di continuare a fare il mio lavoro devo ripetere ogni volta che è l’ultima…
Quando avevo fatto la regia dell’ultima partita di qualifica della Nazionale di Basket avevo salutato tutti ed era spuntata la lacrimuccia perché pensavo che sarebbe stata l’ultima sullo sport che ho più amato e che continuo, nonostante sia gestito non precisamente benissimo, a seguire ed amare. Ed ero convinto che così sarebbe stato, un pò perché almeno per un anno i diritti televisivi ce li hanno altri e un pò perché mi avvicino all’età della pensione e di rinnovi non ne ho sentito parlare neanche alla macchinetta del caffè ( luogo dove si sanno in anteprima le novità aziendali e non…).
Invece la settimana scorsa mi sono trovato a dirigere le riprese di un Torneo a Verona in preparazione dei Mondiali cinesi, dove, con una configurazione al minimo sindacale (quattro telecamere quattro) sono state prodotte cinque partite di basket di cui tre per Sky e due per i russi.
Parentesi: ne approfitto per ringraziare la troupe che ho spremuto oltre ogni limite e che ha seguito le richieste di questo vecchio regista… chiusa parentesi.
Adesso, per continuare a sperare di dirigere le riprese di altre partite di basket devo proseguire con la lacrimuccia e con l’atteggiamento del condannato a passare le ultime stagioni precedenti la pensione su riprese dedicate al calcio, a studi di calcio parlato, a telegiornali quasi completamente dedicati al calcio, andare a casa e trovare persone che parlano di calcio, aprire il web e i giornali e trovare calcio, calcio, calcio… Non è che non mi piaccia: come tutti gli italiani ho una squadra più o meno del cuore e penso di essere uno dei 60 milioni di allenatori sul territorio nazionale, però… Però dopo più di trent’anni di lavoro dove il calcio l’ho vissuto troppo da vicino (e per fortuna sono riuscito a scappare sul basket), almeno sugli ultimi anni “buoni” , è così impensabile passarli in modo tranquillo?