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Non è sempre facile…

Mou e Sky

Lo so che non sto scrivendo niente di nuovo, sulla difficoltà di affrontare periodi meno semplici del solito, anche se purtroppo inevitabili.
La differenza è che prima ne parlavo in teoria oppure relativamente a cose passate da tempo, quindi digerite e metabolizzate, purtroppo ora è realtà, con tutto quello che comporta.
Non vorrei neanche scriverlo perchè è quasi un omologazione della realtà, e questa realtà non la voglio, anche se capiterà.
Chi mi ha letto e mi legge ancora sa che io amo gli animali e i cani in particolare e sa che ho due simpatici quattrozampe che integrano con amore, giripipì e giricacca, peli sparsi in giro per casa, biscottini e crocchette, scodinzolii vari e tutto quello che ti danno senza chiedere nulla in cambio…
Il mio vecchio amico Mou (a quattro zampe, non a due) ormai tredicenne ma in forma , ha pensato bene di complicare le cose con una maledetta macchia su un ecografia di controllo, e non era un difetto dello schermo.
Così, oltre che avere la panciotta semi rasata, ha una mamma e papà umani col magone, però lui ora sta ancora bene. Certo ha perso un pò di peso, non è più agilissimo come una volta, ma sul terrazzo fa ancora il boss, abbaiando ai cani che invadono la sua zona ( fino all’orizzonte…) e pretende durante le passeggiate di conoscere qualsiasi altro cane , anche se è a un chilometro di distanza e poi se vede che risulta simpatico a qualche umano, alè, subito addosso per farsi accarezzare e coccolare.
Cerco di metterla, come mi ha insegnato mio papà, sul ridere perchè in tutto c’è sempre qualcosa che può far sorridere anche se bisogna fare uno sforzo e mischiare i sorrisi con qualcosa che è difficile da mandar giù.
Intanto me lo godo finché è possibile: simpatico cialtrone con la sua socia Sky che non lo molla se non per fregargli la cuccia, il divano, il pouf, il posto sul letto ecc. , e lui da vero signore, la lascia fare.
Io spero ancora che l’ecografia sia sbagliata e che il suo metabolismo batta tutte le macchie…
Forza Moumee

67 E NON SENTIRLI… SARANNO GLI ACUFENI?

La vigilia di un compleanno, niente di particolare, voi direte..
E in effetti è così, ed è sbagliato. Uno dovrebbe sempre trovare qualcosa di particolare in una situazione del genere.
Forse sarà perchè lo assimilo al Natale, neanche tanto lontano.
Oppure perché, come nel Natale, la cosa che noto di più sono le sedie vuote, la telefonata che manca, il fatto di non poter andare da qualcuno a fargli (o farle) gli auguri. Funziona purtroppo così anche nei compleanni. Oltre all’aumento dello scricchiolio delle articolazioni e alla diminuzione di tante altre cose…
Eppure, eppure…passerò una serata con la mia famiglia, riceverò tanti auguri grazie ai social che tanti difetti hanno ma questa è una delle cose positive rimaste, arriveranno anche telefonate da vecchi amici lontani, pagherò il conto del ristorante (poco male) e passerò comunque i miei tot chilometri e ore a spasso con i miei cani, sperando in una giornata serena anche meteorologicamente parlando.
Quindi qualcosa di buono ci sarà?!
Sicuramente, in realtà spiace sempre per ciò che manca e non per quello che c’è. Perchè siamo dei lamentosi (italianizzazione del lombardo lamentùs, mai contenti). Però il lamentùs ha il suo lato positivo: quando le cose vanno bene le gradisce di più di quello che le da per scontate anche se borbotta che “sarà stato un caso…”
Cosa mi piacerebbe riavere? Tanti ricordi che sono sfumati, all’orizzonte. Cose vissute che riappaiono al massimo come fotografie e non come un video. Risentire e vedere voci e persone care che faticano a riemergere.

E poi mi piacerebbe sentire il silenzio, sono anni che non so più cosa sia…

SABATO, DOV’E’ LA DIFFERENZA?

Ci vuole tempo

Non pensavo di arrivare mai a farmi questa domanda… Quando lavoravo c’era sempre una precisa identità in ogni giorno e aldilà di quale fosse della settimana: c’era il giorno del basket, quello delle rubriche del calcio, dell’Nba, delle riunioni più o meno utili (o inutili…), del lavoro in studio o in esterna e, ultimamente, quello in remoto…
Poi è arrivata la pensione, momento atteso da chiunque stia lavorando e l’effetto più evidente è stato questo: una piallata ai contenuti diversificati e diversificanti della propria vita, con una sottolineatura invece di tutto quello che è abitudine .
Certo, vedo molti ex colleghi che si trovano bene a fare una vita completamente differente, anche perchè se la sono organizzata e quindi non la trovano noiosa. In realtà neanche io mi trovo male, però un pò spersonalizzato si. Quando hai vissuto più di quarant’anni in contatto con tantissime persone e facendo altrettante attività, il passare a dovertele scegliere o cercarle è straniante.
Ma non mi preoccupo: fra poco (spero) farò l’umarell in casa mia, quando cominceranno i lavori e avrò il mio da fare (o daffare?)… Intanto mi faccio i miei 6-7 km al giorno a spasso con Mou e Sky il più delle volte nel vicino Parco di Monza, un giorno si e l’altro no a trovare mia suocera in Rsa, un pò strimpello la mia tastiera cercando di imparare Bohemian Rhapsody (discretamente complicata su diversi accordi) e, ultima ora, sto facendo un corso on line di tattoo. Non voglio imitare mio cugino GianMaurizio, che è e resta il primo tatuatore italiano, ma semplicemente imparare una cosa che mi ha sempre incuriosito: applicare la mia capacità di disegnare in un nuovo contesto.
Inoltre, quando arriverà il bel tempo ho una sacca da golf che mi aspetta, insieme a delle lezioni che riportino a galla quello che sapevo fare cinquant’anni fa e che smisi in occasione del dissesto economico di quel periodo.
Dite che in realtà faccio già tante cose? Beh si, diciamo che non mi sono ancora organizzato: ancora adesso, guardando una partita di basket, oltre a tifare mi domando sempre come l’avrei fatta io e cosa avrei fatto vedere.
Insomma, sto cercando di staccarmi dal mio passato ma ancora non ci riesco del tutto: il guaio è che facevo un lavoro che mi divertiva e quindi l’averlo smesso mi fa divertire di meno.
Mi metterò d’impegno!

Giornata Mondiale del Cane

Dagli ultimi undici anni, la vivo quotidianamente… Ogni singolo giorno mi rendo conto di quanto siano importanti. E ogni giorno per me è la giornata mondiale del cane. So di non scrivere niente di nuovo, ma per fortuna che è cosÌ: vuole dire che è condivisa da milioni ( spero miliardi…) di persone. Ogni singolo giorno, nonostante i nostri sbalzi d’umore, ci stanno vicino, dandoci dosi d’affetto inimmaginabili. Ne hanno scritto poeti, scrittori, musicisti e noi persone comuni… Che per loro comuni non siamo, siamo speciali, siamo i loro amici … Più scrivo e più mi rendo conto di dire cose giá scritte e questa è la conferma di quanto siano universali e da quanto tempo ci stiano vicino. La foto che avrei voluto abbinare a questo post non è quella che vedete, anche se anche lei racconta molto. Avrei voluto pubblicare quella di una tomba che si trova nel Cimitero Monumentale di Milano, sul primo viale centrale dopo aver oltrepassato il Famedio. È molto semplice: raffigura una persona sdraiata ( il defunto) con ai suoi piedi il suo cane. La prossima volta, quando andrò a trovare i miei cari che riposano lì, la fotograferò e la pubblicherò. Dice tutto sull’amore tra uomo e cane, non c’è bisogno d’altro.

Piano, pianissimo… anzi immobile

Che sia un miglioramento? Un post a meno di un mese dal precedente? Che sia un’esagerazione? Saranno le condizioni meteo, dopo più di tre mesi di siccità evidentemente non solo meteorologica ma anche verbale ( o verbosa?)…
Di cose da dire, se vogliamo ce ne sono. Unica cosa , bisogna fare attenzione a toccare gli argomenti nel modo giusto, visto che il web è pieno di permalosi e l’offesa è lì dietro l’angolo…
Un argomento che sto vivendo in pieno è quello delle decisioni da prendere, che, non sembra, ma da pensionato si affollano più di quando non lo ero. Prima avevo delle cose da fare, sapevo il quando e il come, il perchè era lo stipendio, il dove cambiava di volta in volta.
Adesso posso scegliere: mettermi a suonare il pianoforte, giocare a golf, distruggere i mobili e portarli in discarica in attesa del nuovo progetto dell’architetto, scrivere questi blog, indossare l’Oculus e farmi un giro nel Metaverso oltre che fare qualche chilometro nel mondo reale a piedi insieme a Mou e Sky i miei due quattrozampe…
Di scelte ce ne sono da prendere: poi c’è dietro l’angolo, maledetta, la pigrizia che ti dice “Dai dopo. Fatti un riposino prima, tempo ce n’è. Che fretta hai… ” Così posticipi le attività e le giornate passano. Appena andato in pensione, credevo ancora alle promesse e pensavo che avrei fatto ancora qualche lavoro nell’ambiente che conosco meglio: la tv e il basket.
Dopo qualche mese, ho accantonato queste ultime, visto che in entrambe ci sono dei discreti paletti, forse anche giustificati dal fatto che come tutti i pensionati sono miliardario e non è giusto che oltre ai soldoni che mamma INPS elargisce me ne arrivino altri… E con questo mi sono giocato gli amici ancora in attività. Scherzo, in realtà aspetto ancora… e ho una sacca con legni e ferri che aspetta, un armadio con un cassettone e un tavolo da fare a pezzi, tanti tasti bianchi e neri che mi guardano e una partita su Oculus che ho interrotto per scrivere queste note.

malinconia=nebbia

Parco di Monza

Cominciare la giornata apparentemente bene, colazione, preparare i pelosoni per l’uscita mattiniera. Poi guardi fuori e vedi … che non vedi!
Nebbia. Che abbinata al clima stagionale vuol dire freddo che ti entra nelle ossa nonostante l’essere vestito e imbottito a cipolla. Comunque entri nel parco e la nebbia dà un senso di magia che ne attenua l’effetto negativo, con le sue immagini sfumate. Riesco a scattare qualche immagine prima di avere le mani piene … di sacchettini abbondantemente farciti da Mou e Sky che mi porterò a spasso insieme a loro, vista la latitanza di cestini, almeno per un paio di chilometri. Poi, a passeggiata fatta, tornando verso l’uscita, mi appare tra la nebbia una figura che conosco bene da diversi anni con due sagomine a quattro zampe. La cosa strana è che una delle sagomine, la più piccola, è Golia, un attempato ma vispissimo cagnolino che viene a salutare. L’altra, che doveva essere una pelosona dolcissima, quasi pastore maremmano, Neve , non lo era. Poi mi avvicino un po’ e vedo che la persona che li tiene al guinzaglio ha un respiratore ad ossigeno. Voi direte : ma questa persona avrà un nome? Sicuramente, ma io non lo so, come spessissimo succede tra gli amici di cane. Conosci e sai i nomi dei cani, ma spesso chi lo porta a spasso è “il padrone di … “, anche se lo conosci da anni. E una volta a portata di voce mi racconta: lui ha avuto il Covid ed è stato tre mesi in ospedale e una volta uscito ha scoperto che Neve aveva un brutto tumore alla spina dorsale. Una cagnolona dolcissima, amica amica di Mou, che purtroppo non ce l’ha fatta, poco dopo il rientro del suo padrone. Una persona dolcissima e un cane altrettanto dolce che non ce l’ha fatta. Non riesco neanche a raccontarlo bene, mi ha intristito tanto. La domanda è sempre la stessa : perchè ad una delle persone e quattrozampe più gentili che conosco..? Non mi sembra giusto. Dovrebbe esserci un karma che aggiusta queste cose, che le rende come dovrebbero essere. Adesso ha un’altra cagnona, che somiglia tanto a lei. Non vedo per adesso una conclusione felice, come dovrebbe essere… Io credo al lieto fine: sarà perchè ho un umore nebbioso come il tempo che adesso vedo fuori dalla finestra, confido nel sole.

HELLZAPOPPIN’

una delle mille locandine del film

Forse nel decennio di vita di questo blog, anche se su siti differenti, l’ho già usato come titolo. Però è giusto spiegare a chi non ha visto questo film di che cosa tratta e perchè lo uso per l’ennesima volta. Il film è l’antesignano dei film dell’assurdo. Cercare di spiegarlo è come cercare di snodare una matassa ingarbugliata. Ci sono delle situazioni a tormentone, delle uscite dal racconto che racconta se stesso, assurdità dichiarate e mischiate apparentemente senza senso. Questo a grandissime linee: perchè la uso per questo post è presto detto, questo è decisamente un periodo incasinato in cui tutto si mescola con tutto. Probabilmente l’essere andato in pensione ha aperto spazi che devono essere riempiti in modo razionale o comunque sensato e se questo non accade diventa uno spazio libero per annunci. Come quei cartelloni nelle strade di periferia, poco trafficate e quindi invenduti… Forse perchè sto cercando di riempire il tempo con quello che facevo prima per lavoro e in questo periodo non è che la cosa mi stia riuscendo, quindi stress, quindi alternanza di stati d’animo, quindi poca concentrazione e quando faccio qualcosa non è che venga proprio bene… Per fortuna Mou e Sky, i miei otto zampe, mi occupano per bene e mi costringono almeno a muovere. Perchè il giochino dello stress è quello di toglierti i contatti con il mondo esterno, in modo da essere più ricettivo possibile nei confronti di disturbi il più delle volte inesistenti o comunque originalmente poco consistenti. Loro mi fanno incontrare altre persone, parlare, interagire e questo mi mantiene nel giusto equilibrio. Nonostante l’Hellzapoppin’ che mi porto dentro.

PROMESSE, PROMISES

Mi sembra di essere tornato indietro di qualche decennio, quando parlavi con qualcuno che ti diceva:…”guarda, non ti preoccupare, ci penso io, ritienilo già fatto, non ci sono problemi…”. Per scoprire poi che i problemi non ci sono perchè la persona in questione si è ben guardata dal fare quello che aveva detto.
Solo che quando te lo dicono a vent’anni ti serve per imparare a non fidarti di tutto e di tutti, insomma è una lezione per il futuro…
Quando questo succede quarantacinque anni dopo, l’effetto è molto amplificato. Se poi a farti queste promesse sono perone di cui ti fidi e ti sei fidato in passato ti scoppia letteralmente il pallone in mano.
Anche perchè questo avviene in un momento della tua vita nel quale devi decidere cosa fare, un pò come quando scegli un indirizzo scolastico.
Con la piccola differenza che dopo la scuola hai il tempo e l’energia per fare, nel caso, più tentativi e più scelte.
Mentre quando vai in pensione devi decidere come impiegare le energie e il tempo (per citare il timer di Alexa) “residuo”!
L’importante è non lasciarsi prendere dallo sconforto e da tutta la fase negativa che ne potrebbe seguire, perchè se devi riprenderti da un episodio negativo è una cosa ma se devi anche combattere con te stesso, diventa una battaglia difficile da combattere e vincere.
Il nemico numero uno è il divano, luogo dove tutti i pensieri ingarbugliati si aggrovigliano ulteriormente, se questo non è frequentato dai tuoi cani in cerca di coccole. Allora i nodi si allentano e un poco di serenità si riaffaccia tra i peli morbidi e i nasi umidi. Niente roba chimica un sano naso umido e una zampa insistente che ti chiama sono più che sufficienti per spezzare il loop negativo. Poi bisogna rimettersi in moto, ma quello, se non lo fai in salita è più facile.

tanto in poco tempo

Tableau de Marriage di Martina

Se il matrimonio della propria unica figlia, il passaggio ufficiale dallo stato di regista a quello di pensionato (o meglio: libero pensionista) e il prossimo di quello di mia moglie a distanza di un mese non è tanto, non so cosa possa essere definito tale…
Un matrimonio meraviglioso, in cui il testo che avete letto nel post precedente è stato rispettato molto a spanne ( emozione e memoria scarsa hanno fatto questo…) nel discorso che ha introdotto la cerimonia. Tutto fatto con il filo conduttore dei quattro zampe : veri, perchè Olivia e Spike hanno accompagnato lo sposo e Mou ha portato le fedi.
E virtuali perché tutti gli addobbi e ogni tavolo era dedicato ad un trovatello, tutti ospitati dai ragazzi della Green House a Usmate
( greenhouseanimalienatura@outlook.it ). Speriamo che qualcuno si sia innamorato di uno dei tanti cagnolotti con tanto di QR Code per i dati di ognuno di loro…
Inoltre tutto illustrato magnificamente da @studiolime_wedding che ha creato Tableau de marriage e bomboniere. Scusate. Non volevo fare uno spot pubblicitario ma per rendere indimenticabile il matrimonio di Martina hanno collaborato in tanti. Torniamo al Topic del Blog..
Andiamo a parlare del Fercioni umarell, che ufficialmente ha ricevuto la comunicazione dall’Umarell Institute che mi manterrà spero per un bel pò di tempo ancora… Adesso bisogna darsi da fare per dare un senso a tutto ciò: organizzare il tempo, le cose da fare ( e non fare), vedere se come mi dicono gli ex colleghi che sono umarellati prima di me è veramente una vita nuova.
La stessa cosa , un mese dopo, a mia moglie Nadia, ora alle prese con la fase di “smontaggio” di tutti quegli accessori che accompagnano ogni lavoratore che diventa ex…

IN MEDIA STAT METEO

POCO PARCO

Basta poco, vedi… Che so, un giorno senza zanzare, senza caldo asfissiante, con un po’ di brezza, con del verde attorno , poca gente tranquilla, cani, scoiattoli e poco polline per l’allergia. 

Come? Mi accontento di poco? Certo! Mancano 13 giorni al mio ingresso ufficiale nell’umarellworld, un mese al matrimonio della mia bambina, una quarantina di giorni all’unica settimana di ferie prima di riorganizzarmi come libero pensionista e poi si vedrà. Un passaggio epocale per chiunque, sicuramente da vivere nel modo giusto, da affrontare nel migliore dei modi, che al momento, non so ancora quale sia. Certo che le giornate come oggi ti aiutano a metterti nell’ordine di idee giuste. Così come se invece fosse stata di quelle caldissime o piovose o grigie, anche l’umore sarebbe stato più facilmente orientato su quest’ultimo colore… 

Vuoi dire che sono meteoropatico? Appena appena si, anche se cerco di farmi forza e di evitare di cascarci dentro mani e piedi, un po’ come per l’affare dell’ipocondria che mi tiene compagnia da una ventina d’anni. Anche lì vale il discorso dei saggi che dicono : bisogna aver paura, poi vincerla. Applicandolo a tutti i problemi che ci portiamo dietro si riesce a far qualcosa di buono…