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La mia nuova AI, dall’alto…delle sue quattro zampe


E’ passata una settimana da quando, nuotando nel nostro fiume di lacrime, sei andato in un posto sicuramente migliore di qui e sopratutto stando decisamente meglio degli ultimi giorni…
Mou sei stato la creatura migliore che abbia mai incontrato e abbiamo passato tutto il tempo possibile insieme. Abbiamo camminato, corso, nuotato, ci siamo coccolati, ingozzati di pappa tua e mia, abbiamo litigato a modo nostro, ma ci siamo sempre chiesti scusa, hai accettato la presenza di una nuova arrivata concedendole tutto quello che voleva, cane galante…
Insomma non potevamo passare questi anni in modo migliore. Anche la malattia (quella si, veramente bastarda) , l’hai affrontata a modo tuo: sei dimagrito ma hai continuato a fare quello che hai sempre fatto. Il boss del terrazzo che abbaia ai cani di passaggio, quello che finiva la ciotola degli altri se lasciata incustodita, quello che non c’è verso di andare in una direzione se non era di tuo gradimento, le zampine incrociate con aria da nobilcane per farti notare e la pancia per aria invece per farti coccolare.
E quella cosa che era dedicata solo a me: il tuo testone cacciato tra le mie gambe per farti accarezzare quella criniera che ultimamente si era un pò sfoltita ma che era sempre morbidissima e che seguiva i miei movimenti fino al momento in cui, per tua gentile concessione, mollavi il colpo con l’espressione di chi pensa che non sa quello che fa… Ogni giorno, trovo una foto che scava ricordi, di questi tredici anni e mezzo che speravo diventassero molti di più.
Adesso mi curi dall’alto e sei comunque con noi, la tua famiglia, il tuo branco e sono sicuro che non ci mollerai un secondo, fino a quando, un giorno, ci ritroveremo.

poi ricomincio col libro…

Intanto parlo (scrivo…) di questo capodanno, del fatto che ultimamente sento di nuovo la capacità di commuovermi con niente, o per lo meno con cose che apparentemente sono di poco conto.
Le emozioni riemergono facilmente, la lacrima appanna gli occhi con poco e il desiderio di dare/avere affetto diventa quasi una necessità. Il desiderio di contatto con le persone e gli animali cari si integrano con altre purtroppo impossibili come il voler comunicare con chi non c’è più fisicamente ma che è presente nel cuore.
Da lì parte la ricerca nella memoria di ricordi cari, di far riemergere voci, immagini, persino profumi e odori che ci riportano indietro… Le feste, quelle legate al Natale e dintorni, sono quelle più efficaci e riescono benissimo nello sganciarti dalla routine quotidiana per riportarti in altri momenti più caldi , più tuoi.
Di tutto ciò cosa rimane? Per fortuna tanto, basta fare spazio dentro: far in modo che le emozioni non vengano compresse ma possano uscire liberamente, senza vergogna. Una lacrima non è un dramma o una vergogna, è essere veri, è dimostrare che si ha qualcosa ancora dentro e che non siamo solo un involucro con reazioni prevedibili e incasellate. Avere il coraggio di essere se stessi , senza vergognarsi male non fa, anzi.
Mi sono reso conto che volevo scrivere di tutt’altro ma poi sono scivolato sulle lacrime… e questo è il risultato. Ieri, nell’ultima passeggiata con Mou del 2019 abbiamo incontrato un signore attempato e gentile con il suo cagnolino, anche lui (parametrando le età) attempato come il suo padrone. Abbiamo cominciato a chiacchierare e siccome il suo bassottino andava d’accordo con Mou abbiamo fatto una buona parte di strada con i suoi racconti di una vita di cui so molto, e del suo cagnolino del quale era preoccupato data la “sua” veneranda età… Meravigliosi entrambi, auguro loro ancora tanto tempo insieme, perché dovrebbe essere giusto così.
Dovrebbe essere così per tutti. Dove c’è affetto.