confusione….

Questo titolo si sta sempre di di riproponendo, e ci sono fior di motivi… Qualche tempo fa era un’indicazione generica, adesso spesso si ripropone come incapacità di connettere, metttere insieme pensieri e parole con senso compiuto. Se tenete conto che ho sempre avuto presenza e comprensione di quello che mi passa per la testa. Non è una bella cosa… Probabilmente sono queste schifezze chimiche che non aiutano a far girere i pensieri nelle direzioni logiche. Perchè le prendo? Purtroppo ho cominciato per un inizio di sindrome ansiosa trattata inizialmente con un medicinale di origine vegetale che ha tenuto finchè ha tenuto, poi slittato sul chimico, ad un dosaggio che sembrava tenere ma poi aumentato e lì, insieme a visite specialistiche di svariate genere con medici che ognuno ha detto la sua in merito. E da qui, ogni tanto, oggi compreso, esplosioni di panico così per gradire… Ora speriamo che quest’ultimo stia attenuandosi perchè non è stata una bella cosa… Io amo la mia famiglia e non voglio crear loro problemi. Sono qui per aiutarli, non per complicar loro la vita.

confusion

E’ l’unica cosa certa di questo periodo: mentre fuori, nell’universo reale, la gente cerca di non ammalarsi o di guarire, io nel mio stato di esaurimento sto mischiando tutti i disturbi del mondo facendo a sportellate con me stesso. E siccome mi conosco bene mi faccio degli efficientissimi agguati: mentre paro un colpo, dalle spalle ne arriva un altro. Come nelle comiche di Laurel e Hardy, solo che lì ti facevano sorridere, qui da ridere c’è veramente poco. Se schivi un colpo, non fai a tempo di compiacerti che te ne arriva un altro. In più, se prima pensavi di avere qualcosa e ti imbucavi nel Pronto Soccorso dove ti ribaltavano per poi dirti che ti eri immaginato tutto, adesso con il lavoro che i PS hanno c’è da pensarci più volte prima di andarci.
Quindi , come affrontare la cosa (ansiolitici a parte…) ? E’ un bel quiz… Bisogna riuscire a tornare a riderci su ma per il momento non ci riesco…

commento?

repertorio vacanziero di … almeno dieci anni fa

Di questi tempi la fatica maggiore è rimettersi sulla tastiera, poi le cose vengono fuori, magari non molto coordinate ma vengono.
Sopratutto quando , in tempi di virus , uno vive tutt’altro in piena crisi ipocondriaca, con tutti i sintomi del mondo, anche quelli che non c’entrano nulla.
Ammiro tantissimo quelli che sono riusciti a preoccuparsi della realtà anzichè delle pippe autogenerate dal proprio organismo che ti vuole punire chissà perchè… Io sguazzo quotidianamente in svariati sintomi, alcuni reali e altri meno, tutti mixati come non mi riusciva quando lavoravo in radio… Comunque, saltando di palo in frasca, in questi mesi le email più frequenti sono di nuovi iscritti WordPress al mio blog, cosa che mi riempirebbe di orgoglio se riuscissi a capire il perchè. Non ce n’è uno italiano e questo è già strano. Ancor di più il fatto che siano utenti che si limitano a iscriversi e a modificare la password. Nei primi mesi di vita di questo blog, arrivavano commenti, in inglese ma arrivavano. Da un certo periodo in poi, tantissimi iscritti e zero commenti, cose strane dal mondo del web. Intanto chiedo conferma a quelcuno dei miei (ipotetici) lettori: il sito viene tradotto in inglese o siete voi che lo fate? Perchè, chi mi legge lo sa, non scrivo un italiano sempre lineare, anzi, quasi mai. Sono abbastanza involuto nella mia fraseologia e questo non semplifica le traduzioni, anzi…
Comunque nel caso sappiate darmi una risposta, usate il tastino commento , e vediamo se qualcuno sa darmi una risposta plausibile.
Grazie

proviamo?

…di queste lune…

Quarantina di quarantena… Fino a poco tempo fa mi facevo vanto di aver ben assimilato la filosofia di mio papà, sempre capace anche nelle situazioni più serie, di coglierne il lato meno severo o evidenziarne uno contraddittorio e buffo. Adesso, sinceramente, sono in difficoltà. Non perchè la situazione sia sempre seria, anzi, di contraddizioni ce n’è anche dove non dovrebbero essercene, ma per la percezione che si ha di un eventuale traguardo di questo dramma. In guerra sai da dove arrivano i proiettili e le bombe e sai che una volta finita è finita (prima della prossima guerra…). In una pandemia, per ora , non si vede questo traguardo, fintanto che da qualche laboratorio salteranno fuori vaccino e cure. E io , da bravo ipocondriaco, moltiplico sintomi e tutto il resto, angosciando anche chi è costretto a condividere quarantena e casa ..
Quindi? Quindi, bisogna rimanere attenti a tutto e a tutti, e cercare di farlo rimanendo sani anche di testa, perchè anche quella se ne va in giro, producendo danni a mò di grandine. Leggo qualcosa? Come le figurine Panini, immediatamente ce l’ho, a volte anche doppia… Sento o vedo qualcosa in tv o sul web? Idem, non mi faccio scappare nulla… Mestiere duro quello di noi ipocondriaci. Il lato buono è che se ne sei cosciente qualche toppa riesci a metterla e quindi ad evitare di finirci dentro mani e piedi, quello cattivo è che è una lotta contro te stesso, e quindi è come giocare a rimpiattino con qualcuno che vede dove ti nascondi…

DR.FERCHILL O MR.GIANC?

purtroppo repertorio…

Domandona… di questi tempi di quarantena, se mi vedessi dall’esterno forse mi prenderei a sberle. Perché da ipocondriaco recidivo amplifico qualsiasi cosa e la trasformo in un sintomo… L’unica cosa differente dalla vecchia versione “ipo” è l’uso di un ansiolitico blando a base di melatonina invece che i bastardi chimici usati in passato, più difficili da scrollarseli di dosso che da assumerli. Intendiamoci: sono quasi sempre cosciente che è la mia testa che s’inventa le cose, ma bombardati come siamo da informazioni e immagini, il qualcosa che spezza la catena, come diceva il mio medico, ci vuole, poi bisogna fare, inventarsi qualcosa da fare per non rimanere vittime oltre che della malattia anche della propria testa… Si passa dalla disattenzione di una volta al bardarsi anche per scendere in cantina a fare scorta di acqua o altro. Ci si barcamena tra l’essere prudente sino all’esagerazione, scaricando anche la tensione sulle persone con le quali condividi questa reclusione forzata. Anche l’inattività ( o forse sopratutto l’inattività) contribuisce ad amplificare questo stato.
Se i primi giorni , come molte altre persone, schiacciavo pisolini random, ogni tanto, in qualsiasi ora del giorno pagandolo poi la notte con l’occhio sbarrato sul soffitto contando tutti i secondi, adesso l’occupazione si diversifica: l’importante è ridurre l’impatto delle news, che non vuol dire far finta di niente, ma non rimanerne vittime, limitando la cosa in alcuni orari per gli aggiornamenti e poco altro e occupare il tempo nel modo più proficuo, produttivo o anche semplicemente coinvolgente. Dobbiamo stare attenti e seguire le regole, questa è la base, ma non dobbiamo lasciarci soffocare. Prudenti ma attivi.

consapevolezza

Sembra quasi un titolo serio, e forse per una volta lo è… Nasce da una cassiera intelligente dove stavo pagando la spesa appena fatta.
Ovviamente, dati gli attuali quarti di luna, distanza di sicurezza, plexiglass a separare il punto più vicino tra noi ed entrambi mascherine, o meglio, lei mascherina e io scaldacollo da moto tirato fin sopra il naso. Finisco di caricare il carrello, pago e un istante prima di salutare, lei mi fa :”… forza, torneremo a vederci in faccia senza mascherina…”. Attimo di perplessità e riconosco la persona: una delle “amicizie di cane”, quelle nate in giro per il paese o per il parco. Poi continua: “.. sa cosa ho notato in questi giorni , guardando sopratutto gli occhi della gente? Un cambio totale di atteggiamento: adesso vedo la consapevolezza. Non c’è più quello sguardo sfuggente e seccato per gli obblighi imposti, ma un misto di attenzione, tristezza, a volte preoccupazione, ma mediata dal fatto di essere attenti a tutto quello che si fa…”
Ci siamo salutati con la promessa di rivederci a volto libero, e possibilmente libera anche la serenità che in questo momento è forse l’unica cosa che non c’è.
Teniamo duro tutti amici e amiche, teniamo duro…

DIFFICILE…

non è l’Egitto, è un tramonto sulla statale per Vimercate…

… Mantenere il sense of humor in questa situazione. E’ vero che c’è sempre un modo di vedere le cose che può far sorridere, magari con un retrogusto amarognolo, ma sempre sorriso è, però qui e ora è difficile. Più che altro perché non se ne vede la fine, o semplicemente l’inizio della discesa che non comincia, lo scollinamento. Come quando fai un sentiero in salita e questo non sembra terminare mai, come la volta della celebre (per chi c’è stato) salita in Egitto al Monte Sinai, a vedere l’alba… Ovviamente è un percorso che fai di notte con l’aiuto di torce di ogni genere, anche perché di giorno le temperature non lo consentono. Non che la notte la situazione sia migliore, nell’altro senso: il freddo qui è freddo vero e siccome tu, turista, vieni dalle spiagge del Mar Rosso, dove , se non ci fosse l’aiuto del vento saresti arrosto in pochi minuti, diciamo che lo senti , eccome.
Tornando al tema principale, lo scollinamento di questa epidemia non c’è ancora stato e sicuramente le diatribe politiche e non sul chi, sul come e su come venirne a capo, non aiutano il personale medico che sta cercando di aiutare chi si è ammalato. Voglio rimanerne fuori da questo tipo di polemiche, non aiutano e non portano da nessuna parte. Ci sarà tempo per andare a prendere per le orecchie chi l’ha fatta fuori dal vaso e chi si è messo di traverso: ora la cosa principale è venirne fuori e al più presto. Intanto, per chi sta dando retta alle indicazioni di starsene a casa ( per fortuna , la maggioranza), cerchiamo di dare un senso alla cosa. C’è chi riordina la casa, c’è chi riscopre il piacere di leggere, riordinare i miliardi di foto che grazie al digitale infestano ogni tipo di memoria, dai computers alle macchine fotografiche, agli smartphone, agli hard disk. Oppure aggiustare quella particolare cosa che avevamo lasciato da parte perché rotta, scrivere, disegnare, imbiancare casa, insomma, fare quello che si è rimandato con la scusa di “quando avrò un attimo di tempo…”. Beh, adesso quel tempo ce l’abbiamo, ne possiamo fare di cose… Alla peggio, dormire. Schiacciare un pisolino quando ci viene voglia di farlo, non abbiamo nessuno che ce lo impedisce, non è male e non fa male a nessuno. Poi chissà che al risveglio ci sia qualche buona notizia..

tu chiamale se vuoi…

pensieri e parole…

Tra uno scaldacollo da moto usato come mascherina e passeggiate col cane sempre più ridotte per mancanza di obiettivi ( i parchi sono chiusi), passano le giornate.
In attesa di non si sa cosa, mentre si sa quello che si spera: che le cose tornino con una sembianza di normalità, anche se tutti siamo sicuri che non saranno più come prima.
Non sarà come la fine della guerra, dove un documento chiude (almeno sulla carta) le violenze e gli scontri. Sarà una cosa progressiva, poco alla volta, senza quella sensazione che ti fa tirare il famoso sospiro di sollievo (senza la mascherina…) e con il rischio che finchè non ci sarà una cura, qualcuno infetto bussi alla porta.
Di sicuro, faremo scorta delle esperienze vissute: sapremo come ci si deve comportare, almeno chi ragiona lo farà. Per i fessi speriamo ci pensi il virus, magari in forma blanda, ma che gli faccia capire che nessuno è invulnerabile e che se ti dicono di startene a casa, forse è meglio farlo. Di sicuro stiamo imparando che veramente la propria libertà finisce dove comincia quella di chi ti è vicino e viceversa , e il rispetto diventa fondamentale in entrambe le direzioni. Stiamo imparando a organizzarci il tempo in casa, il cosa fare, l’apprezzare la compagnia da un lato e rispettare la solitudine dall’altro. Dopo questa solitudine imposta magari saremo più tolleranti in mezzo alla gente, sperando che questa abbia imparato a non esagerare…
Nel frattempo siamo ancora in mezzo a quest’epidemia, dove c’è gente che soffre ( e a volte muore…), dove c’è gente che si sbatte per curare chi è malato e dove chi nega l’evidenza se ne frega e continua a fare quello che vuole. Ma è storia vecchia, anche Manzoni nei suoi “Promessi Sposi” racconta di storie simili durante la peste e anche il Boccaccio nel Decameron, sempre in un’occasione simile, narra storie ambientate nel periodo. Si vede che le epidemie stimolano la creatività… Aspettiamo qualche opera omnia scritta in questo periodo, l’occasione è propizia. Covid Tales…

back to the past

Sto parlando (scrivendo) di un passato recente che parla di un passato lontano.
Come al solito se non complico le cose non sono contento… Spulciando i commenti di chi si è iscritto a questo blog, mi è capitato di rileggermi in un post che trattava di mio padre, mio papà (come si dice al nord) o il mio babbo (come si dice nella terra di origine della mia famiglia, la Toscana)… E il magone è spuntato come il virus di questi giorni.
Premessa: il post di cui sopra s’intitola “Aldì” , facendo il verso ad una canzone struggente che Fabio Concato aveva dedicato a suo padre “Gigì”.
Allora nasceva da un momento di riflessione e di malinconia per tutto quello che non avevo potuto condividere con mio padre Aldo, scomparso quando avevo 22 anni, giusto l’età in cui smetti di essere un bischero supponente convinto solo di te stesso e ricominci a capire che importanza hanno i tuoi genitori, per le cose che ti hanno insegnato e per quelle che ti hanno fatto capire che non era il caso di fare.
Adesso per esempio, in piena crisi sanitaria mondiale, loro che avevano passato momenti come la Seconda Guerra Mondiale: mio padre reduce dalla campagna di Russia con in regalo un congelamento della retina e molto vicino alla cecità e mia mamma infermiera negli ospedali militari con ricordi terribili ma un bagaglio di esperienze tali da riuscire a tirar su due figli ben dritti e onesti alla scomparsa del padre, ci avrebbero sicuramente indicato l’atteggiamento e la strada giusta. Cosa che spero di aver fatto con mia figlia…
Spero di aver capito, in quei purtroppo pochi anni condivisi, i messaggi di mio padre, fortunatamente rinforzati da quelli di una mamma inossidabile e che avrei voluto eterna, che comunque ci ha accompagnato fortunatamente per tanti anni. Mai abbastanza.
Ora spero che quello che ho sedimentato di questi insegnamenti, di essere riuscito a passarlo a mia figlia, continuando a raccontare l’importanza delle cose ed il modo giusto di viverlo ed affrontarlo…

in media stat virus

nei media stat virus

Non cercate un senso nel titolo perchè non ce l’ha. O meglio l’unico riferimento è relativo allo starsene (quasi) chiusi in casa per giorni e giorni.
Scrivo quasi perchè non essendo per ora viralizzato, l’uscire poco nasce dalle indicazioni ricevute e da una prudenza abbastanza ovvia e prevedibile. L’unica cosa è che in questo caso si subisce l’effetto “Grande Fratello”: stare in casa , se non sei costretto, è piacevole… Ma se quasi sei costretto diventa pesante.
Ti inventi cose, per passare il tempo, poi esaurite queste ti attacchi alla tastiera o al touch screen e smanetti, smanetti fino a quando finisce l’entusiasmo anche per quello e ti stiri sul divano davanti alla televisione.
E lì il crollo: o sei fortunato e ti piglia l’abbiocco e ti addormenti, o vai in crisi d’astinenza da sport o film… Eh sì, perchè una cosa è accendere la televisione ad una certa ora perchè sai che c’è quel programma o quella partita o film che ti interessa, o hai Sky o qualche rete on demand dove andare a ricuperare quello che ti interessa o ti metti a guardare cose che non t’immaginavi neanche che avessero il coraggio di mandare in onda. Rimbalzi poi sui tg che continuano a dare numeri di malati, più o meno numerosi e più o meno gravi e quasi rimpiangi le diatribe tra politici.
Poi vedi le loro facce e torni a preferire il virus, valutando che non ci sono poi tante differenze, anzi, potrebbe darsi che questo momento di “mal comune” non ci porti al celebrato “mezzo gaudio” ma per lo meno ci faccia capire che ci sono valori e storie più importante degli anti e degli antianti, i Matteo vs Matteo, i politici letteralmente “attak”kati alle poltrone che neanche il virus li stacca. Speriamo che questa reclusione casalinga ci faccia riordinare l’importanza delle cose e dei loro valori, nella realtà. In Media stat Virus.

Sito così è se mi pare… di Giancarlo Fercioni